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Ein weites Feld: l'amore grassiano per la lingua

Chiara Doglio
chiaradoglio@libero.it



"Ich würde mich ganz gern ber ein literarisches Produkt namens Ein weites Feld unterhalten."

Proviamo ad accogliere l'appello di Günter Grass avvicinandoci al suo romanzo come evento estetico - anzi precisamente linguistico -, e non solo come esemplare di pamphlet politico da mettere sotto lente d'ingrandimento e sezionare con affilatissime lame per poi stigmatizzarlo.

Certo, il romanzo penetra innegabilmente nel laboratorio sociale della Germania riunificata, nella Germania storica e politica del 1989, ma di fronte non abbiamo solo un saggio politico o una cronaca storica degli eventi: l'autore opera infatti in tale contesto con strumenti squisitamente letterari, cesellando e intarsiando nelle auguste vesti di letterato la materia a lui più cara. Si parla, infatti, della sua Germania.

Il tempo diegetico del romanzo copre un arco di tempo relativamente breve, contestuale alla Wiedervereinigung tedesca: l'azione ha inizio il 17 dicembre 1989, in una grigia giornata invernale, e termina nell'ottobre 1991. Tale intervallo temporale costituisce la cornice del romanzo che si apre al suo interno ad un tempo esegetico molto più ampio - XIX e XX secolo insieme - il quale vive di un curioso gioco di specchi concavi che rinviano l'uno all'altro, di sovrapposizioni e fusioni che creano una struttura labirintica dai confini evanescenti, selva oscura in cui il lettore impreparato pu˜ smarrirsi.

Questo particolare dinamismo interno al romanzo non scaturisce dalla cronologia dei fatti storici come motore delle azioni e reazioni dei protagonisti, bensì dal principio guida della Unsterblichkeit, il meccanismo che agisce da denominatore comune tra le diverse epoche storiche, ne è porta di passaggio e cardine stesso.

Quintessenza del principio dell'Unsterblichkeit è il letterato Theodor Fontane, matrice del romanzo che scavalca i secoli rinnovandosi in Theo Wuttke, proiezione di primo grado dello stimato predecessore e insieme umile uomo tedesco del XX secolo, testimone del secondo conflitto mondiale, del quarantennio di esistenza della DDR e, infine, della Wiedervereinigung.

La decisione grassiana di muoversi in questi due secoli non è nè casuale nè frutto di puro arbitrio letterario: l'autore interpreta con sguardo critico gli eventi del 1989-90 in Germania in parallelo con quelli del 1871 tedesco, e la vita e l'opera di Fontane si fanno una anticipazione dell'attualità.

Così, accanto al modello storico Fontane, Grass pone la sua variante contemporanea Theo Wuttke, fondendo didattica storico-letteraria e animazione poetica in una inscindibile unità che trascende i vincoli della morte "naturale" diventando effige paradigmatica dell'Unsterblichkeitt.

Dunque: Theodor Fontane e Theo Wuttke, detto Fonty in una affettuosa forma diminutiva che attualizza e annulla la distanza temporale. Garante della finzione grassiana è già la precisa coincidenza di dati puramente formali: luogo e data di nascita. Sia Fonty che Fontane sono nati a Neuruppin, esattamente a cento anni di distanza, il 30 dicembre 1819 e il 30 dicembre 1919, e l'anelito di Fonty all'identificazione con l'Unsterblich ha anche cause biologico-genetiche, in quanto sulla base di documenti ritrovati, risulta come Theo Wuttke sia il pro-pro-nipote di Fontane, discendente di una figlia illegittima, Mathilde Strehlenow. Nulla, dunque, il demiurgo Grass abbandona al caso.

Nel romanzo Fonty si rivela essere una "figura di carta", costruita letteralmente da citazioni fontaniane accumulate, accatastate e incastrate in variazioni infinite: le analogie tra originale e decalcomania sono talmente dettagliate da agire in modo straniante nei confronti del lettore che, attirato nella ragnatela dei rapporti, ne rimane invischiato, pur avvertendo consapevole l'artificiosità degli schemi e delle regole che guidano la lettura e il necessario rapporto di interazione col libro.

Fonty reinterpreta anche le stesse persone che lo circondano come figure fontaniane, attingendo copiosamente sia alla sua biografia reale che alle figure letterarie della sua opera. Da un lato si assiste alla Literarisierung di persone estrapolate dalla sua vita: così la moglie di Fontane Emilie Rouanet-Kummer è il conio di Emmi Hering, la consorte di Fonty; e analogamente Fonty ha una figlia Martha chiamata Mete come il Fontane storico. I paralleli includono, oltre la struttura familiare, anche le amicizie: il professor Freundlich, ad esempio, è la controfigura di Friedlaender, amico e corrispondente di Fontane. Accanto alla Literarisierung, procedimento parallelo è la Realisierung di figure letterarie: Fonty riconosce, o vuol riconoscere, singole persone che incontra nella sua realtà di vita come figure dei romanzi fontaniani.

Accanto alla coppia - o all'unità - Theodor Fontane e Theo Wuttke , Grass colloca una seconda presenza, anch'essa quintessenza del principio dell'Unsterblichkeit : parliamo di Hoftaller, calco di primo grado rispetto all'archetipo Tallhover, dall'omonimo romanzo di Hans Joachin Schädlich, che instaura così un secondo dialogo intertestuale.

Il Tallhover originario protocolla i 136 anni di vita di una spia e agente del servizio segreto tedesco, che ha vissuto dal 1819 al 1955, e in questo lungo arco di tempo ha prestato servizio sotto tutti i regimi autoritari tedeschi da Metternich a Ulbricht. Il romanzo dunque racconta la storia della Observierung del suddito dall'era della Restaurazione metternichiana alla DDR della metà degli anni cinquanta. La continuità della sorveglianza viene dimostrata da Schädlich tramite una figura che sopravvive a tutte le epoche, Tallhover appunto: egli non è un individuo, bensì l'incarnazione assoluta della ragion di stato, una non-persona emblema del principio della sorveglianza. E Grass fa sopravvivere tale personaggio anche nel suo romanzo.

Questi due anelli di congiunzione tra i secoli trovano il loro punto di contatto nell'istanza narrativa del romanzo, che Günter Grass affida coraggiosamente a un'entità dalla natura anomala, sintomatica di un'epoca e comunque ormai già stigmatizzata: si tratta dell'Archiv di Fontane, un narratore collettivo che si comporta da Klammer testuale legittimando e autorizzando il transito fluido e agile tra i secoli, permettendo una sintesi del XIX e XX secolo nei due anni in cui si svolge l'azione del romanzo.

Questa, la costellazione dei personaggi. La loro peculiarità che vogliamo analizzare in questa sede: essi non solo si contrappongono dal punto di vista ideologico, ma anche da quello linguistico.

Ogni registro espositivo e ogni dialetto è infatti specchio concavo di un diverso sostrato ideologico, che corrisponde anche a un differente contesto comunicativo, precostituito rispetto alla comunicazione specifica: Grass pone a confronto il Plauderton di Theodor Fontane e il Berliner Sprechianismus; il linguaggio della DDR, plasmato dal quarantennio socialista, e quello del mondo occidentale capitalistico. E in un serio gioco di energie opposte e poli antipodici, come ideologie più forti assorbono o schiacciano ideologie più deboli, così anche fra diversi registri linguistici si creano tensioni che porteranno a legittimare, o scartare e rendere virtuali, i vari modi espressivi.

Infatti contestualmente alla Wende le forze sociali e linguistiche, cristallizzate staticamente, vengono a scontrarsi dinamicamente, e in questa collisione la Germania dell'Est viene bollata dall'Ovest come astorica, come Schrott della storia.

In questo frangente Grass avverte come l'anima della sua epoca sia caratterizzata da una coscienza linguistica polilogica: le diverse lingue sono sentite come contradditorie ed egli le confronta dialogicamente in Ein weites Feld. Le due matrici linguistiche precipue a confronto sono quella della DDR, alternativa scartata, e quella della BRD, che si afferma come soluzione sì apparentemente vincente, ma in realtà messa criticamente in discussione dall'autore.

Nel romanzo parlano, da un lato, gli epigoni dell'Arbeiter- und Bauerstaat, eredi del quarantennio di esistenza sotto lo stemma socialista: essi sono Emmi, Martha Wuttke, Fonty e, spesso, anche Hoftaller. Su questo sostrato comune essi svilupperanno varianti personali e originali.

Nel 1989 il loro mondo viene spazzato via: contestualmente alla caduta del muro le sfere semantiche peculiari della DDR non solo perdono d'importanza, ma addirittura scompaiono in quanto viene meno il loro oggetto di riferimento.

Il muro di Berlino si trasforma in luogo di pellegrinaggio e turismo, e i lessemi inerenti al mondo di cui esso era simbolo - Schlußfeld, Wachtürme, Hundelaufanlage - pochi mesi dopo sono già implicitamente gravidi di disagio e delle accuse rivolte al sistema del muro.

Il mondo socialista, con le sue strutture rigidamente gerarchiche, è espresso in lessemi improvvisamente già desueti e rivestiti di una patina negativa, quali per esempio Genosse, Kulturbund o Mitglied. Si tratta di lessemi ricorrenti nei dialoghi che, tarli inarrestabili, ripercorrono e interrogano i decenni trascorsi. Anche il mondo inquietante della Stasi, introdotto dalla figura di Hoftaller, emerge nella sua quotidianità linguistica con parole tuttavia relativamente poco frequenti nel corso del romanzo. La loro scarsa presenza è spiegabile con l'ipotesi che l'autore non persegue lo scopo di screditare la DDR, calcando premeditatamente la mano su questo aspetto, e inoltre la clandestinità propria ai servizi segreti determina un operare che, qua anche sul piano linguistico, è sotterraneo e non esibito, sebbene diuturno.

Non a caso, permane compatta ed autorevole una categoria di lessemi consistente in calchi e internazionalismi mutuati dalla lingua russa e nel solenne lessico dell'ideologia marxista-leninista.

Lo stesso linguaggio della quotidianità interagisce curiosamente con il linguaggio politico, permeandosi così di uno stantio e a volte nostalgico sapore di vecchia DDR, e anche gli acronimi indicanti organi politici e burocratici perdono la loro costituzionale austerità costellando consueti la comunicazione di ogni giorno .

Ma tutto questo patrimonio lessicale immanente allo Stato stesso viene scartato e bollato in toto dal mondo occidentale. Theo Wuttke e la sua famiglia, Hoftaller, il professor Freundlich, Inge Scherwinski sono uniti dunque da un linguaggio mutuato da una prospettiva politica ora tramontata: questo vocabolario è, come loro, ormai fuori corso.

Vediamo, ora, come su questo comune parquet linguistico l'autore Grass innesti in ogni personaggio nuances che conferiscono un'identità unica e dignità reale.

L'espressione di Emilie, la moglie di Theo Wuttke, e quella della figlia Martha, è per esempio fortemente impregnata del bagaglio culturale e del riflesso lessicale tipico non solo della DDR ma soprattutto della città di Berlino, che esse hanno profondamente interiorizzato in un binomio indissolubile: il loro linguaggio, sul piano fonologico, semantico e sintattico rivela insieme sia la forma mentis socialista che la spontaneità della lingua parlata, non avulsa da forti influenze dialettali che fanno delle due donne esponenti di primo piano del Berliner Sprechianismus.

Il loro retaggio culturale e linguistico non scompare neppure quando esse si tramuteranno in donne in carriera, e qui, larvata, sentiamo la critica dell'autore all'incapacità dei suoi contemporanei di uscire dalla crisalide e usare la lingua nella sua ricchezza.

Una presenza "binaria" è la voce narrante, l'Archiv , che da un lato si definisce tramite l'assimilazione del Plauderton fontaniano attraverso citazioni e una conoscenza molto approfondita dell'Unsterblich, e dall'altro non dissimula il retaggio della DDR - come in Emmi e Martha -, fatto di una certa pesantezza e monotonia, di poche invenzioni linguistiche e dinamismi interni.

Il modo espressivo di Hoftaller rivela invece la sua attitudine immanente a uniformarsi al contesto in cui si fa servitore e spia dei vertici di potere: se la sua lingua è a volte camaleonticamente imparentata con il Plauderton fontaniano, altrove essa è intrisa del vocabolario peculiare al sistema socialista, oppure è quella fredda e minacciosa propria ai servizi segreti, anche se edulcorata dal gergo popolare berlinese. Le sue frasi parlate sono spesso spezzate, brevi, caratterizzate dall'omissione del soggetto.

Emblemi dello Sprechianismus, nella costellazione degli attori grassiani spiccano anche alcune comparse. Sono semplici comparse, certo, e per di più fugaci. Ma nelle mani del demiurgo Grass sono anche strumenti per veicolare idee di notevole rilievo. E' questo il caso del bambino lentigginoso che nel Tiergarten si rivolge a Fonty, chiedendogli nell'inconfondibile gergo popolare di allacciargli una scarpa, e con ci˜ diventa l'inconsapevole portatore di una saggia prospettiva di vita, suggerendo - direttamente a Fonty e per osmosi al lettore - di distogliere l'attenzione dai grandi eventi storici per focalizzarla su quelli più modesti.

Paradigmi dello Sprechianismus sono anche le figure laterali Helma FrÜhauf, donna delle pulizie nell'edificio della Treuhand, e la cameriera dell'"Hotel am Meer" - dove si recano Fonty e il suo amico Freundlich durante la villeggiatura sull'isola.

La seconda matrice linguistica di Ein weites Feld è quella del mondo tedesco occidentale e capitalista, di cui il rappresentante per eccellenza è Heinz-Martin Grundmann, il marito di Martha Wuttke, accanto a cui emergono figure di supporto quali la figlia Martina e Friedel Wuttke - emigrato anni addietro nella Repubblica Federale Tedesca. Tramite loro, Grass evidenzia in modo irrefutabile come il segno verbale sia sempre ideologico, ovvero come un determinato contesto agisca alle spalle dell'individuo dando luogo a pregiudizi e stereotipi sia a livello di contenuto che a livello di forma e di intonazione. In quest'ottica, l'Ossi è stigmatizzato come l'incarnazione dell'irresolutezza e il Wessi dell'arroganza.

Analizzando il linguaggio di Grundmann, si nota come egli faccia ruotare egocentricamente il discorso sulla propria persona, conferendo alle sue parole l'autorevolezza conscia di sÈ e iterando quasi maniacalmente i pronomi personali ich e wir, non lesinando neppure di sottolineare fieramente la propria professione di imprenditore.

Il suo stesso cognome rinvia ad almeno tre implicite sfere di significato, correlate alla prima parte del nome, composto, che funge da ponte con significati metaforici. Innanzitutto richiama alla mente per fonia simile, in uno dei parallelismi cari a GÜünter Grass in questo romanzo, la GrÜnderzeit della fine del 1800, che l'autore vede duplicarsi nell'epoca del dopo Wende. Il lemma Grund rinvia inoltre al suolo, al terreno e, quindi, al suo mestiere di imprenditore edile: nomen est omen. In una seconda accezione il nome allude ancora alla querela fondiaria sulla privatizzazione del suolo nella DDR. E ancora, nell'accezione figurata si apre alla sfera semantica "di colui che ha ragione".

Indirettamente, la lingua di Grundmann denuncia la sicurezza dell'imprenditore capitalista, dell'uomo certo di essere dalla parte giusta della barricata; e Grass non si lascia sfuggire l'occasione per mormorare sottovoce il pericolo insito nella costruzione della Storia da parte dei vincitori, di chi ha il potere e pu˜, eventualmente, falsare arbitrariamente i dati.

Magistralmente, nel romanzo Grass non si limita a esporre asetticamente le due varianti linguistiche, ma con la Wende organizza anche il loro rendez-vous.

Mancando infatti un'ideologia sociale valida per tutti, i nuovi lessemi della Wende godono di grande elasticità, di passibilità di dilatazione o addensamento, e si distinguono fondamentalmente in due aree: in neologismi coniati ex-novo per definire la nuova realtà, e in parole preesistenti il cui spettro semantico viene per˜ modificato in varianti non ancora comprese nei dizionari.

Quasi come in un dizionario epocale, risaltano emblematici di questo periodo i termini "Wendehals", "Tapetenwechsel" e "Standort", che assumono una nuova accezione di significato accanto a quella originaria. Una nuova espressione paradigmatica usata comunemente per indicare il processo che ha portato alla caduta della Germania dell'Est, e qui rievocata da Grass, è "sanfte Revolution", dove il lemma Revolution non corrisponde più alla spiegazione offerta dai vocabolari, poichÈ in questo caso si è trattato di una palingenesi pacifica senza alcun spargimento di sangue.

La riunificazione introduce termini quali "abwickeln" ed"evaluieren"- anche nella loro variante più forte "wegevaluirt"-,usati per indicare il processo che, guidato dai tedeschi dell'Ovest, mira a riordinare, selezionandola, la struttura socio-economica dell'Est. Nuovo lessema è il nome dell'organo che si occupa della gestione della ex-DDR, e che ricorre nel romanzo in modo ossessivo: è la "Treuhand", a cui GÜnter Grass non lesina critiche animose. E la vera nazione sembra ormai essere il molto citato "Wirtschaftsstandort Deutschland", mentre non è altro che il suo surrogato.

Non solo in questo romanzo ma anche, in un continuum pervicace, in numerosi altri scritti grassiani manifestamente politici - e di altri intellettuali tedeschi che interpretano la riunificazione tedesca del 1989 come un atto di colonialismo dei tedeschi dell'Ovest nei confronti di quelli orientali -, si assite al ricorrere di determinati lessemi che tenacemente affermano questa visione della realtà contemporanea.

Nella sfera semantica della Wende campeggiano infatti qui significativamente i termini economici, prevalentemente tra i Wessis, a testimonianza del loro mirare al profitto: si parla di "Währungsunion" e di introduzione dello"Hartgeld", che svaluta l'"Ostgeld", si assiste all'"Ausverkauf" di tutti i prodotti della DDR per far posto alla nuova merce di produzione e importazione occidentale, tra cui spicca, simbolicamente, la "westliche Banane".

Ma Grass non è solo orecchio e bocca del mondo contemporaneo, cronista e giornalista dell'attualità: egli, nelle vesti di irrinuciabile letterato, rielabora e proietta nel romanzo il Plauderton tipico di Fontane, che palesemente denuncia e insieme sublima il carattere propriamente letterario del romanzo. Lo stesso autore dichiara puntuale e quasi polemico in un'intervista:" Der Roman hat sein politisches Umfeld, das ist unbestritten. Aber es ist in erster Linie ein erzŠhlender Roman[...]. Es ist der Versuch des Autors den Fontane-Ton im Plauderton aufzugreifen, aber nicht zu imitieren, sondern aus der eigenen Diktion und dem Fontane-Ton eine neue Ausdrucksform zu entwickeln".

Lo spettro delle analogie tra Fontane e Fonty è molto ampio e coinvolge mentalità, stato fisico e psichico e ovviamente anche il modo espressivo, il tipico Plauderton fontaniano che si adegua agilmente e senza attriti anche alla Germania del 1989. Fonty gli sarà fedele sia nelle citazioni, sia in ogni manifestazione espressiva, permeata non solo dall'umore discreto e dallo scetticismo disincantato di Fontane, ma anche dal suo acre sapore prussiano e dalla quotidianità ricercatamente semplice.

Lo voce di Fontane risuona dunque in tutto il romanzo, proiettandosi anche nella mole, nelle quasi ottocento pagine dell'epos grassiano, incidendo fortemente a due livelli: sullo stile e sulla struttura.

L'ossatura di Ein weites Feld è fatta di scene compiutamente dialogiche, caratteristiche dell'ultimo Fontane e nate dal medesimo spirito animatore della sua scrittura. Grass riesuma questo tratto a lui caro e lo rende attuale affiancandogli la variante del dialogo a una voce sola, il monologo come stream of consciousness, e anche la forma epistolare, surrogato del dialogo mutilato della seconda voce immediata - e strumento espressivo molto amato, com'È noto, anche dallo scrittore prussiano. Guardando a questo aspetto, i recensori hanno spesso stroncato l'opera di Grass bollandola come priva di spina dorsale e di azione, ma l'autore di Ein weites Feld ha in realtà anticipato e confutato a priori l'accusa, affermando nell'opera stessa tramite Fonty:"Was ist Handlung? Oft ist es nur das leichte VerrÜcken von StÜhlen, mehr nicht.". Questo è il dogma di Theodor Fontane, di cui Fonty e Grass si fanno paladini.

Ma, pur riprendendo l'arte dialogica fontaniana come struttura, Grass la modella, alacre e vigoroso, in altra direzione: mentre nel primo il dialogo è figlio del Settecento, della causerie da salotto, nel secondo il dialogo è impregnato di forza dialettica. Se ci˜ che Fontane si prefiggeva era comunicare la maniera in cui si conversa, Grass vuole invece far sapere ciò di cui si conversa. I personaggi di Fontane, spesso perplessi di fronte alla realtà, sono individui privati e politici ad un tempo, dentro e fuori la loro epoca: essi guardano la società, ne parlano diuturnamente, ma ne sono poi avulsi, rinchiusi nel guscio dell'esistenza privata. In Grass, invece, la storia si fa letteratura per poi tramutarsi nuovamente, arricchita dalla conversazione, in storia da farsi, almeno come ipotesi e speranza.

Di più. In Grass la dialogicità è spinta all'estremo poichè il romanzo, oltre a vivere delle conversazioni che avvengono tra i personaggi, vive anche dell'insieme delle relazioni intertestuali che ne costituiscono l'intelaiatura e il cui effetto è un dialogo sotterraeo che, ininterrotto, associa più testi. Qui i conversatori sono Grass, Fontane e Schädlich, e il dialogo intertestuale è manovrato da Grass, che di fronte guarda negli occhi Fontane. Tale interazione è manifesta su tre piani: a livello di citazione di un testo estraneo, a livello del sistema linguistico e, in ultimo, a livello di diverso codice pur in un'opera di contenuto simile.

Lo strumento della citazione è largamente sfruttato da Grass nella forma dell'autocitazione da parte di Fonty, ovvero il caso dove citatore e autore della citazione coincidono: essa è resa possibile dall'identificazione completa di Fonty in Fontane, che quindi cita in prima persona come legittimo e autentico autore delle ballate e dei romanzi. La citazione è utilizzata però anche da altri personaggi, come Hoftaller , Madeleine e l'Archiv.

La relazione intertestuale di secondo grado è quella che concerne de visu il Plauderton fontaniano poichè i due testi - Ein weites Feld e l'opera di Fontane - condividono un comune stile espressivo, riconoscibile come mutuazione dal primo testo e riciclato armonicamente nel secondo testo senza incongruenze o scarti di maniera. Cifra del modello dell'Unsterblich è, per esempio, l'iterazione dei lessemi "ridikül" e "kolossal", che pur suonando anacronistici nel contesto della Wende, perchÈ tipici di Fontane, in bocca a Fonty sono leciti e coerenti.

Il terzo livello di intertestualità è più latente e si instaura tra testi di simile contenuto ma convertiti in codici comunicativi differenti: si veda per esempio il ritratto di Fontane di Max Liebermann, dove una litografia sostituisce una descrizione letteraria, o ancora il caso dei Neuruppiner Bilderbogen e della pantomima del gruppo teatrale polacco.

Ricapitolando, la lingua di Fonty sgorga dal tornio di Fontane, quella di Martha ed Emmi ha assorbito quarant'anni di tradizione socialista e il colore dialettale dello Sprechianismus berlinese, quella di Hoftaller è camaleontica, mentre la vocedi Grundmann è arrogante, quella dell'Archiv pesante dell'eredità socialista.

Accanto ad esse, Grass pone con delicatezza una lingua "altra", portatrice di una riflessione metapoetica di grande gittata: è la lngua di Madeleine, la giovane nipote francese di Fonty.

La sua è una lingua neutra rispetto a momenti politici e sociali, cristallina e antiquata perchÈ appresa a tavolino su una grammatica forse un pò vecchiotta, ma modello impeccabile di Hochdeutsch. Il significato della sua espressione affonda le radici nel carattere di purezza della stessa, e il messaggio indiretto che veicola è l'appello a una lingua tedesca sì scolastica ma limpida, libera soprattutto da ideologie, diversa dunque dalle espressioni linguistiche degli altri personaggi, impastoiate dalle concezioni ideologiche che ne sono alla base.

Gli stessi affettuosi nomignoli che Fonty usa per Madeleine - "La Petite" o, in modo ancor più calzante, la definisce"wie zartbittre Schokolade" - sono applicabili anche al suo registro espressivo: ella non è solo di indole dolce e rigorosa ad un tempo, bensì anche linguisticamente ammortizza la durezza e la serietà prussiane, eredità del nonno, con il carattere delicato e arioso della Francia, retaggio materno. Theo Wuttke sarà chiamato affettuosamente "Großpapa" e "grand-père" in un'alternanza fluida e spontanea. La sua espressione è figlia coerente e matura della sua identità autonoma che si libra al di sopra di condizionamenti e positure di comodo; è una lingua irradiante vitalità e ottimismo, sicura e forte, quasi un'intesa franco-tedesca a promessa di un futuro più mite, in un'ottica europea e non solo "prussiana".

Allontanandoci dal microcosmo linguistico dei singoli personaggi e volgendo lo sguardo al macrocosmo di Ein weites Feld nella sua interezza, si constata come la parola nel romanzo venga gradualmente meno, come quasi si inaridisca di fronte a una società che le nega un valore autonomo, soffrendo in un'aporia a cui non sembra esservi alcuna panacea.

Infatti nel corso della narrazione Fonty, l'eroe primo, diventa progressivamente muto e silenzioso; chiave esplicativa ne sarà una scena posta verso la fine del romanzo, in cui una nuova crisi lo costringe a letto in preda a un delirio febbrile. La febbre permette di accedere a ciò che generalmente è taciuto o rimosso, ed egli vaneggia di voler cambiare i criteri della sua scrittura - ovvero la scrittura di Fontane-, e di voler scrivere un romanzo in stile telegrafico. Nelle intenzioni di Grass questa affermazione segnala come il linguaggio venga meno, i personaggi ammutoliscano e si affermi definitivamente il frammento come modulo non solo di scrittura, ma anche di conoscenza e interpretazione della realtà.

Collocata alla fine del romanzo è anche la pantomima del gruppo teatrale polacco: paradigmaticamente, questi Trommler non usano più un tamburo che spacca i timpani - come il giovane Grass amava mettere in mano a Oskar - bensì comunicano il loro messaggio con un silenzio ancora più inquietante della parola.

La crisi della lingua è innegabile. A quasi ottocento pagine di Plauderton, di dialoghi e monologhi, segue la constatazione dell'incapacità, nell'epoca contemporanea, di sopravvivenza della parola stessa.

Le cause di questa aporia che colpisce la parola serpeggiano in nuce, già dall'inizio del romanzo, per poi acuirsi in queste vicende finali: l'alienazione diventa forma strutturale.

S'intravvede inoltre un nesso con le forme del potere nel tema della censura, un continuum nel romanzo che collega Fontane a Fonty, XIX e XX secolo, il mondo socialista a quello capitalista. L'inconciliabilità tra letteratura e potere - che pretende l'asservimento dell'intellettuale per decantare o ratificare la sua prospettiva - grava plumbea sul bilancio grassiano. E l'estrema conseguenza è, appunto, l'inaridirsi progressivo della parola letteraria, di cui Fonty sembra essere l'epigono.

Vi è ancora una sfaccettatura della complessa del romanzo che chiede di essere esaminata in questa sede, ed è quella concernente la sociologia estetica del linguaggio di GÜnter Grass. Essa è infatti sintetizzata in una scena che assurge ad esemplificazione metaforica - a livello tedesco - della negazione dell'unità, ed è insieme - a livello europeo - utopia di una comunanza linguistica che trascende i singoli stati.

Fonty e Madeleine, allorchÈ si trovano insieme all'Archiv, iniziano una discussione sul tema della riunificazione tedesca, a cui partecipano anche gli archivisti. Posizioni dialetticamente inconciliabili sfociano in un battibecco molto animato, e improvvisamente Madeleine, nella foga della lite, torna alla madrelingua abbandonando il tedesco. Sorprendentemente anche Fonty si conforma al repentino cambiamento di idioma, controribattendo alla nipote con un buon francese. Questa brusca ma spontanea commutazione della lingua intende da un lato rinviare all'incapacità dei tedeschi di risolvere da soli, autonomamente, il problema della Germania, e dall'altro, in una dimensione positiva, è l'utopia di una comunanza che trascende le barriere fra stato e stato, in un'ottica non più gelosamente chiusa in ogni singolo paese. Tale utopia non è però assolutizzata: essa è ancora da perfezionare, e non è scevra da una problematicità interna.

Infatti in questa discussione gli archivisti, improvvisamente tagliati fuori dalla conversazione e dalla comprensione, replicano con la lingua erede dell'istruzione impartita nel loro mondo socialista, il russo. Sovrappongono poi in un guazzabuglio caotico i più disparati idiomi - polacco, cinese, latino - scagliandosi addosso citazioni di Puschkin, Tschechow, Rozewicz e Orazio: si delinea così una competizione paradossalmente assurda, in quanto priva di senso comunicativo.

Vista da questa angolatura, tale babele linguistica sembra farsi beffe della parola ragionata e portatrice di significato, perchÈ il tema della discussione viene abbandonato a favore di una dimostrazione di capacità linguistico-letterarie fine a se stessa.

Ma l'atmosfera che si crea in questa batracomiomachia è allegra, è una sorta di conversione in letteratura dell'amore di GÜnter Grass per la lingua - non solo per quella tedesca, ma per tutti gli idiomi. La risata finale, collettiva e liberatoria, e "nun wieder auf deutsch" infrange l'utopia di questa comunanza linguistica, problematica perchÈ comunque, in fondo, non permette la comprensione reciproca: metaforicamente, i diversi idiomi simboleggiano la differente forma mentis dei vari popoli, virtualmente compatibili ma non passibili di fusione totale. L'utopia è bella, ma GÜnter Grass sa bene come, per ora, essa non possa essere meta concreta e perseguibile.

Con la risata si torna nella realtà contemporanea, l'unica dimensione in cui si può, e si deve, cercare una soluzione ragionevole.

Forse, davvero, auf deutsch.

CORRISPONDENZE TRA I PERSONAGGI

Theodor Fontane (1819-1898) « Theo Wuttke (Fonty)

Tedesco dell'Est (1919)

Emilie Rouanet

Moglie di Fontane

« Emilie Hering

Moglie di Fonty

Martha, (Mete)

Figlia di Fontane

« Martha Wuttke

Figlia di Fonty e Emilie

Friedel

Figlio di Fontane, editore a Berlino

« Friedel

Figlio di Fonty e Emilie, editore a Wuppertal

George

Figlio di Fontane, ufficiale morto per un'infiammazione all'appendicite

« George

Figlio di Fonty e Emilie, morto come pilota nell'esercito della BRD

Theodor

Figlio di Fontane, funzionario nella amministrazione militare

« Theo

Figlio di Fonty e Emilie, non compare direttamente nel romanzo. Funzionario a Bonn

Karl Emil Otto Fritsch

Architetto, marito di Mete

« Heinz-Martin Grundmann

Costruttore edile, marito di Martha, tedesco dell'Ovest

Georg Friedlaender

Corrispondente e amico di Fontane, ebreo

« Prof. Eckhard Freundlich

Corrispondente e amico di Fonty, ebreo, vittima dell'Evaluierung

George Hesekiel

Scrittore e giornalista collega di Fontane

« Hesekiel

Cagnolino della famiglia Wuttke

Magdalena Strehlenow

Amante di Fontane a Dresda. Il nome è finzione di Grass

« Madeleine Blondin

Amante di Fonty a Lione. Nel romanzo comparirà la nipote Nathalie Aubron, chiamata Madeleine

Tallhover

Personaggio principale dell'omonimo romanzo di SchŠdlich

« Ludwig Hoftaller

La spia dei servizi segreti

CORRISPONDENZE DELLA STORIA

Unificazione tedesca del 1871 sotto Bismarck « Unificazione tedesca del 1989 sotto Kohl
Espansionismo della GrÜnderzeit « Prassi e politica della Treuhand
Censura prussiana « Censura sotto il regime socialista, e anche sotto quello capitalista

 


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