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Anna Chiarloni

Ein weites Feld,
ovvero della ‘modesta hilaritas’ di Günter Grass

Ils se completent moralement l’un par l’autre
Flaubert, Bouvard et Pécuchet



Disegno a penna con due figure

Ein weites Feld è il romanzo che Günter Grass dedica alla riunificazione tedesca. Ambientato a Berlino Est fra il 1989 e il 1991, il testo dichiara il suo impianto ludico fin dall’incipit: i due personaggi principali sono presentati come Fonty e il suo "Tagundnachtschatten", alias Hoftaller [1]. Chi sono costoro? Stando ai documenti, ammicca lo stesso autore, il primo è Theo Wuttke, un fattorino settantenne della Germania orientale specializzato in conferenze su Theodor Fontane per il "Kulturbund" [2], attività che gli ha consentito di compensare un’esistenza minore, ai margini dell’apparato culturale, grazie a un’identificazione quasi totale con il grande scrittore del realismo tedesco, a sua volta celato da Grass nella definizione di "der Unsterbliche" [3].

Di qui l’infinita massa di citazioni che a partire dal titolo creano all’interno del testo un effetto di risonanza tra la Germania nei giorni della riunificazione e gli anni bismarckiani dell’unità tedesca. Non mi soffermo su questo continuo, a volte faticoso controcanto letterario [4], organizzato con un incessante andirivieni di Fonty attraverso romanzi ed epistolari di Fontane, se non per segnalarne lo scopo: quello di istituire un sarcastico parallelo tra la truculenta era guglielmina e la Germania del cancelliere Kohl [5].

Ritorniamo al gioco letterario. Di natura ancor più citazionale, o se si vuole postmoderna, è il secondo personaggio, la spia di nome Hoftaller, la cui vita anteriore - è ancora Grass che parla - "era arrivata sul mercato librario occidentale nel 1986 sotto il titolo Tallhover", un romanzo di Joachim Schädlich, scrittore orientale dissidente - centrato sulla figura di uno sbirro prussiano [6]. Hoftaller rappresenta quindi un’edizione aggiornata di Tallhover, è infatti un emissario della Stasi, i famigerati servizi di sicurezza della Ddr che Grass, a differenza di altri autori [7], e anzi con un’operazione del tutto controcorrente, spoglia di qualsiasi ferocia [8].

Siamo nel dicembre del 1989, il muro è caduto, il marco dell’Est viene cambiato dieci a uno con quello dell’Ovest - dettagli della liquidazione in corso della Ddr che Grass registra con polemica precisione linguistica [9]. Il vecchio apparato orientale sta cadendo a pezzi ma Hoftaller - prodotto doc di quel sistema - non è affatto un pezzo d’antiquariato socialista, al contrario si rivela essere un abile subacqueo della politica tedesca: da sempre ammanigliato con i servizi segreti occidentali, assiduamente frequentati sotto il nome di Revolat - il palindromo allude a una germanica, mimetica simmetria poliziesca [10] - procede ora impavido attraverso la riunificazione, certo d’inserire il suo nome nella locandina dello spionaggio europeo.

Un giallo dalle fosche tinte politiche? Niente affatto. Al contrario il testo - grazie all’andamento colloquiale e a una sua implicita, se pur pacata comicità - ha tutti i tratti della commedia, anche se echi sinistri filtrano dalle quinte della memoria tedesca annidandosi nel presente. Diciamo subito che Hoftaller è il vero oggetto dell’aggressione ludica di Grass, mentre Fonty, se pur di spina dorsale non proprio robusta, ha la simpatia dell’autore e talvolta ne è addirittura il portavoce. Lo si coglie bene nella sua recalcitrante insofferenza per la riunificazione, condensata nella battuta: In Deutschland hat die Einheit immer die Demokratie versaut! [11] che rispecchia la posizione ripetutamente enunciata da Grass nei saggi pubblicati a ridosso della svolta [12]. Fonty: la stessa forma diminutiva del nome rivela il segno tenue e affettuoso con cui Grass ritrae un uomo sottomesso agli eventi, sì, ma anche capace di colti guizzi ribelli, diffidente di successo e denaro, uno dei tanti insomma che in quel sogno di una società diversa ci avevano creduto e che ora si ritrova sbalestrato in una nuova era, privo di qualsiasi trucco pirandelliano [13], con addosso, anzi, quella vestaglia infeltrita cavata da vecchie coperte militari russe, pronta a denunciare al mondo il suo status di Ossi [14].

Mi soffermerò dapprima sul sistema dei personaggi, in particolare sul tiro a due Fonty-Hoftaller - disegnato con grande cura dalla penna di Grass - per rilevare la funzione del tratto umoristico e il suo repentino ribaltarsi nel richiamo alla storia tedesca. Vedremo poi due snodi narrativi: le nozze della figlia Marta e i trascorsi francesi di Fonty.

I due protagonisti entrano in scena in una Berlino in cui i "picchi muraioli" - Bei den Mauerspechten, questo l’accattivante titolo del primo capitolo - ossia gli extracomunitari reclutati per smantellare il muro, destinano i frammenti con tanto di certificato Original Berliner Mauer alla lesta industria del souvenir pantedesco. I due avanzano "anche loro" sul proscenio del romanzo di domenica, alla maniera di Bouvard e Pécuchet [15], enunciando un’immediata comicità nei movimenti:

An einem frostklirrenden Wintertag [...] kamen auch sie zielstrebig Ecke Otto-Grotewohl-, Leipziger Straße ins Bild: lang und schmal neben breit und kurz. Der Umriß der Hüte und Mäntel aus dunklem Filz und grauem Wollgemisch verschmolz zu einer immer größer werdenden Einheit. Was sich gepaart näherte, schien unaufhaltsam zu sein. Schon waren sie am Haus der Ministerien, genauer, an dessen nördlicher Flanke vorbei. Mal gestikulierte die hochwüchsige, mal die kleinwüchsige Hälfte. Dann wieder waren beide mit Händen aus weiten Aermeln beredt, der eine bei ausholendem Schritt, der andere im Tippelschritt. [...] So blieben sie einander vorweg und hinterdrein, waren aber dennoch miteinander verwachsen und von einer Gestalt. [16]

Sembra l’ immagine di un film muto di ascendenza chapliniana, segnata da quella meccanica disarmonia che sappiamo caratteristica della tradizione comica [17].

Figure di un teatrino d’ombre, scrive più avanti lo stesso autore. Osserviamole da vicino. Marcato è l’aspetto inerme della coppia: due vecchi, Fonty smilzo e canuto, le "pile ormai esaurite ", il bastone da passeggio e lo scialle scozzese avvolto attorno alle spalle; Hoftaller tarchiato e calvo "come un puntaspilli", con la borsa rigonfia di thermos, ombrello e gavetta. Occhieggia insomma un altro degli ingredienti classici della comicità, la Leiblichkeit - quell’aspetto creaturale che Grass sostiene nel testo attingendo a una comunella di cene, sbronze e scorregge - tanto più che Hoftaller è capace di estrarre all’occorrenza dalla sua bisaccia una bottiglia di (pessimo) vino rosso. Una fisicità allusiva di un livello basso, popolare, che sentiamo caro all’autore. Anche quando di fronte alle macerie del muro, Hoftaller ripercorre le cesure storiche della Ddr [18] la nota prevalente è quella legata al corpo, dal riso sconnesso al passo incerto nell’urgenza senile della minzione, fino all’approdo dei due nel McDonald’s con menu Chiken McNuggets e Coca-Cola, un classico delle modeste scampagnate domenicali per gli Ossis in cerca di aroma occidentale [19].

Il passo citato annuncia tuttavia una sorta di verdetto che lavora come un basso continuo in tutto il romanzo [20]: " miteinander verwachsen und von einer Gestalt " [21], scrive Grass - ossia cultura e repressione, letteratura e censura formano un corpo unico. Nella Ddr? In Germania? Lasciamo la domanda in sospeso. Certo è che lo scrittore lavora lungo due binari: da un lato attraverso la coppia Fonty -Hoftaller affronta con una sorta di ironica bonomia il complesso rapporto tra intellettuali e potere in quella Ddr che, compromessa dalle rivelazioni emerse con l’apertura degli archivi della Stasi, gran parte della stampa occidentale liquidava nei primi anni Novanta come Unrechtsstaat [22] . In questo senso l’umorismo ha una valenza ribelle, di disordine se non di rottura rispetto all’opinione politica dominante. Dall’altra Grass, attraverso l’amplificazione letteraria che sdoppia Fonty e Hoftaller proiettandoli sullo sfondo della Germania ottocentesca, s’interroga sulla storia degli intellettuali tedeschi tout court.

Leggiamo un passo in questo senso sintomatico. Grass, che è anche pittore, analizza con competenza un ritratto del vecchio Fontane, una litografia del 1896 di Max Liebermann, sottolineando la somiglianza tra lo scrittore prussiano e Fonty fino a sovrapporne i tratti e, fedele al dettato della fisiognomica, le caratteristiche morali:

Das Kinn eher ängstlich, weich und zurückgenommen. Und diese in der Unterpartie des Gesichtsmangelhaft ausgebildete Willenskraft, die dem zeichnenden Liebermann nicht verborgen geblieben ist, könnte auf Fontys häufig bewiesene Schwäche deuten: Ob Tallhover oder Hoftaller gegenüber, unter Druck gab er nach. Verjährte Verstrickungen mit dem Zensurwesen während seiner Tatigkeit in der "Centralstelle für Pressenangelegenheiten" sind dafür Beleg, ob in Berlin oder später in London; desgleichen Fontys Dienstwilligkeit im Haus der Ministerien. [23]

Londra? Berlino? Capisco il disorientamento del lettore. Già, perché con un procedimento che potremmo definire di patchwork, Grass assembla qui alcune esperienze di Fontane - la sua attività di corrispondente governativo presso l’ Agenzia di Stampa Londinese nel secondo Ottocento - con le mansioni di conferenziere di Fonty al servizio del regime di Ulbricht. Lo scrittore traccia una figura di intellettuale tedesco che non smette di cercare la deroga e il compromesso, che trotta attraverso cento anni di storia mantenendo le stesse caratteristiche: debolezza, compiacente spirito di servizio, rassegnato opportunismo. Di qui le istantanee che lungo il testo catturano i due vecchi - Fonty e Hoftaller - in perfetta simbiosi, "adattati l’uno all’altro come tessere di un puzzle", prodotti di una "prassi ultracentenaria", in coppia anche quando si tratta di sbarazzarsi di documenti compromettenti del passato regime. E in un’altra clip metaforica Grass ce li presenta in precario equilibrio sulla stessa barca, sottinteso: pantedesca.

Ma nei cento anni di storia - lo sappiamo - è compreso anche il nazismo con il suo tragico addentellato, l’antisemitismo. Ora, è interessante osservare come Grass si serva del duetto Fonty-Hoftaller per mettere in moto un meccanismo, in parte umoristico, che è insieme di restituzione e di denuncia.

2. Cavatina tragicomica

Siamo ancora di fronte al ritratto di Liebermann, l’artista di cui Fonty decanta le virtù pittoriche. E Hoftaller - rinculando improvvisamente "nei panni di Tallhover"-prende a strepitare:

Liebermann, immerzu Liebermann! Was heißt das schon: bedeutender Impressionist? Reden wir deutsch: der Jude Liebermann! Na schön, hat Sie gezeichnet und lithographiert, besser als andere, zugegeben. Bleibt aber trotzdem Jude, auch wenn er noch so hübsche Illustrationen zu "Effie Briest" gestrichelt hat. Ueberhaupt, die vielen Juden an Ihrer Seite, um Sie herum. Ihr Stoff spendender Brieffreund, der Jude Friedlaender! Jahrzehntelang war Ihr wichtigster Verleger ein Jude: der Jude Wilhelm Hertz! [24]

Procede per due pagine e ventiquattro cognomi la cavatina di registro antisemita dello sbirro prussiano che, stizzito, inanella uno dopo l’altro editori e critici, lettori e mecenati - insomma quel milieu ebraico assimilato cui Fontane fu debitore del suo successo - e a cui Grass restituisce l’onore della cronaca letteraria [25]. Osserviamo la scrittura. La ripetizione, si sa, è uno degli elementi costitutivi del comico e qui l’anafora richiama una sorta di automatismo a molla. Il fitto intercalare poi - "natürlich, schon wieder ein Jude - na bitte, kommen Sie herein" [26]- che costeggia il rapporto poliziesco sull’amicizia tra Fontane e "gli ebrei della più bell’acqua come superprussiani" ha un indubbio esito umoristico. Ma mi chiedo: per qualsiasi lettore? In qualsiasi tempo? O più semplicemente: cosa ci induce oggi al sorriso?

Tento di chiarire. La comicità non è storicamente ancorata - non è historisch resistent, per dirla con Hegel, né può esserlo la retorica che la regola. E’ una traccia mobile, che muta nel tempo. Mi spiego.Una situazione narrativa come questa certo non avrebbe mosso al riso il lettore del primo dopoguerra. Oggi invece, a più di mezzo secolo di distanza, il nostro sguardo tende a recuperare la storia pregressa, riguadagnando alla nostra memoria quei felici frammenti ottocenteschi di assimilazione culturale tra ebrei e tedeschi che lampeggiano sotto la tirata di Tallhover. Sicché più lo sbirro strombazza il suo bilioso elenco, più il lettore assapora la (lessinghiana) ricostruzione di Grass. Ma questo dato storico - la sintonia tra Fontane e l’intellighentia ebraica - non è di per sé comico. Cos’è dunque che ci muove al riso? Qui ci soccorre l’acume di Jean Paul che per primo indagò la relazione tra soggetto che ride e oggetto d’ilarità. Egli nota come una delle condizioni necessarie al riso sia la consapevolezza (Einsicht) di una situazione non minacciosa [27].Ora, Tallhover ci muove al riso perché sappiamo che quello sbirro antisemita è ormai un innocuo Hoftaller. E’ di qui che muove l’ilarità, se pur modesta. Il nostro è insomma un rire d’exclusion, direbbe Bergson, che opera su due fronti: delegittima il personaggio Tallhover ridicolizzandolo e sospende la nostra cognizione della sua successiva, novecentesca ferocia. Ma Grass non ci lascia indugiare in questa sorta di strabismo storico. Perché al primo repentino scarto cronologico di Tallhover già cadono sulla pagina i termini della tragedia:

Nicht zu vergessen Ihre dicksten Freunde: Hieß Ihr großer Förderer, der Jude Brahm, nicht eigentlich Abrahamsohn? Oder der Jude Theodor Wolff, dem später, viel später nur noch das KZ offenstand; was prompt auch der witwe Liebermann passiert wäre, hätte sie nicht selbst Schluß gemacht. [28]

Come nella trilogia di Danzica Grass, oscillando tra comicità e tragedia si ripropone quale censore della storia tedesca. E non è disposto - come vorrebbe il Hoftaller riunificato e ormai mimetico rispetto alla dilagante ecclesia della CDU - a metterci una croce sopra all’antisemitismo di casa. Che, anzi, il problema solca come un raschio l’intera cronologia del romanzo. Grass incalza infatti i suoi compatrioti aggiornando il tema al 1991, quando risultano evidenti gli esiti nefasti di una certa politica di Bonn, che come inutili arredi scalza in quegli anni dalle università orientali gli accademici in odore di simpatia per lo Stato Operaio e Contadino. Come, appunto, l’ebreo Eckhard Freundlich, amico e corrispondente di Fonty.

Rispetto alla medietas un po’ da operetta degli altri personaggi, umili commedianti disposti se occorre al compromesso con la "comoda dittatura" socialista, Freundlich ha il rango e le qualità morali che Aristotele assegna all’eroe tragico. Nel padre, un tempo ministro della Ddr, si riconoscono i tratti di tanti intellettuali che dopo il 1945 rientrarono dall’esilio scegliendo la zona d’occupazione sovietica. Il figlio Eckhard, espulso a suo tempo dal partito per deviazionismo, ora un sessantenne docente di filosofia del diritto a Jena, viene sospeso dall’insegnamento attraverso quel drammatico procedimento messo in opera da commissioni di docenti occidentali e passato alla storia come Evaluierung. Sono le pagine più amare del romanzo. Freundlich si vede espulso dalla stessa società tedesca:

Wegevaluiert! Jede Spur soll gelöscht, alles vergeblich, nur noch Schrott sein, wie nie gelehrt und nicht gelebt. Radierkrümel nur noch! [29]

Con quel neologismo - Wegevaluiert! - Grass denuncia qui quella vera e propria epurazione - lo sguardo distratto della comunità scientifica europea non sembra averlo colto [30]- che non ha precedenti nella storia tedesca. Abgewickelt [31]- ossia amputato della sua identità intellettuale, Freundlich si toglie la vita, lui solitario erede di un’utopia perduta, mentre la Germania unita - "il cancelliere in testa", circondato dalle frange residue della nobiltà prussiana - rulla i tamburi davanti ai catafalchi reali degli Hohenzollern di ritorno a Potsdam.

3. Una famiglia tedesca

Ritorniamo così al tema di fondo di Ein weites Feld, la riunificazione tedesca. I saggi, le interviste, ma anche la produzione poetica di questi anni chiariscono la visione di Grass, favorevole fin dagli anni Settanta a una confederazione, la sola forma istituzionale che l’autore, fedele ai principi della herderiana Kulturnation, considera capace di rispettare la diversità politico-culturale dei due stati tedeschi.

Nel romanzo, con il capitolo intitolato "Marthas Hochzeit" [32], Grass mette a confronto le due Germanie utilizzando il modulo classico della mésalliance all’interno di un umoristico affresco polifonico, che rivela un pronunciato gusto per l’oralità.

Il cast familiare che siede al banchetto nuziale ha alle spalle la storia di un paese diviso. E se il riso, come osservava Jeames Beattie, sgorga di fronte all’incongruenza di due parti malassortite, questa delle nozze è indubbiamente una situazione esemplare [33]. Da una parte ci sono gli "aborigeni", ossia gli impolverati cittadini della ormai annessa Ddr: oltre a Fonty in tenuta da ex-conferenziere e la moglie Emmi, ritagliata nella grammatica berlinese, c’è la loro attempata figliola Martha, quella Ostmaus [34] cresciuta nella fede comunista, e ora sposa in crisi mistica e cura di acqua santa. Dall’altra c’è lo sposo di Amburgo, il vedovo cattolico Grundmann che - nomen omen [35]- è un avamposto di quella vorace speculazione edilizia che si è spinta fino al Mar Nero per ritagliarsi con "metodi non convenzionali" i più "succulenti pezzi di filetto" dalla polpa dei territori orientali. Sullo sfondo s’intravede una prole eterogenea, tra gli altri i figli maschi di Fonty, passati in occidente ancora ragazzi per poi incardinarsi nell’apparato difensivo di Bonn. Di questi solo Friedel, l’ editore di pubblicazioni devozionali, è presente - gli altri sono impediti dal segreto militare [36]. L’intero capitolo si costituisce come una commedia degli equivoci semantici [37]. Grass usa a piene mani l’effetto di trasposizione: emblematico è il passaggio dal tono apostolico a quello venale nel parlato di Friedel, il cui zelo colonizzatore si riassume nel titolo binario della nuova collana editoriale destinata al mercato orientale: "Mission heute" [38]. Anche l’anafora "Verstehe!" - capisco - che marca l’eloquio di Grundmann segnala un doppio spostamento: lo sposo capisce esattamente dove sta il suo interesse pecuniario e al tempo stesso con l’ossessiva reiterazione del pronome "wir" - noi - prodiga una benevola condiscendenza nei confronti degli Ossis, del tutto ignari delle leggi del mercato.

La comicità risulta dall’incrocio e dallo scontro delle ideologie e dei rispettivi linguaggi, utilizzati alla stregua di tessere di colore disseminate nel testo. Segnalo il passo più saliente. Come nel poema eroicomico [39] l’ invocazione alle muse si scontrava con gli accenti della realtà plebea, così il fervido appello di Grundmann per i "sacrosanti diritti della proprietà", musa aggiornata della privatizzazione liberista, cozza contro i lieder di un’antica solidarietà operaia ormai fuori corso che nell’ebrezza dello Chablis sgorgano improvvisi e trascinanti dalla memoria femminile dei "colcosiani" convenuti al banchetto. Discorso prosaico contro canto melodico: sono anche gli ingredienti caratteristici di un’ opéra comique pronta a svoltare nell’operetta, non a caso il pranzo ha luogo nelle Offenbach-Stuben. Le due fazioni si contrappongono vivacemente. Commozione versus dileggio. Inevitabile l’alterco finale. La festa del connubio si ribalta in una separazione:

Kein Gesang mehr. Um den Tisch saßen wir fremd. [...] Zwischen Braut und Bräutigam war ein Loch. Nur Pfarrer Matull hatte ein passendes Wort übrig: "Wir kennen uns nicht. Wir erkennen einander nicht". [40]

Posto a conclusione del secondo libro, l’episodio con quell’amaro " Non ci riconosciamo l’un l’altro", sembra negare un’intesa. Non è così. Il carattere polifonico della scrittura grassiana non mira alla sintesi, ammette anzi il dubbio, l’ambiguità e la varietà della lettura. Indicativa in questo senso è la battuta che Fonty rivolge in chiusura al narratore: "Schreibt, was ihr wollt, aber stutzt mir den Grundmann nicht zur Karikatur. Immerhin ist er bis zum Schwarzen Meer gelaufen, um sich meine Mete zu angeln...". [41] Il romanzo si configura allora come immenso archivio, incontro e incrocio di un sistema di segni che risponde a una realtà tedesca sempre più stratificata. Anche gli incastri narrativi ubbidiscono a questo principio. Se Grundmann perirà alla guida di una Bmw nello scontro con una Trabant - l’auto-simbolo dell’arrugginita industria socialista - farà tuttavia in tempo ad addomesticare alla legge del profitto la moglie Martha, che alla fine scorazza, risoluta vedova in carriera, nella finanza nazionale. S’intravede insomma un possibile incontro tra opposte posizioni all’insegna dell’unità tedesca. Ma sarà proprio per sfuggire a questa evenienza che Grass vira bruscamente in un’altra direzione.

4. Coup de théatre (en famille).

Sulla complessità narrativa di Ein weites Feld non si contano i saggi critici. Perché oltre al gioioso ammiccamento dei protagonisti ai rispettivi antecedenti letterari che caratterizza questa sorta di testo-arlecchino, non c’è capitolo in cui Grass non si diverta a mettere in azione una delle mille manovelle della sua macchina narrativa, scoprendo al lettore doppifondi, remote genealogie adulterine, schedari segreti, epistolari di vario genere. Si diceva di una famiglia tedesca, quella di Fonty. Ma tra le sue pratiche riservate, Hoftaller conserva un fascio di lettere d’amore del capofamiglia, siglate Lyon. La femme va dunque cercata fuori dagli angusti confini tedeschi. Nel lontano 1944 Fonty ha infatti avuto un affaire nelle retrovie delle Cevenne con una partigiana francese. Ecco allora che salta fuori Madeleine, candida studentessa di germanistica che, appena caduto il muro, vuole conoscere le grand père, Fonty appunto. Non ha torto Hoftaller quando parla sarcastico di "Familienzusammenführung", e si noti come Grass verbalizzi, parodiandolo, il linguaggio burocratico dello ius sanguinis [42]. L’espediente narrativo, che interagisce con le festose fanfare della riunificazione, ci dice anche dove batte il cuore di Grass. Perché è lei - la petite - con la sua seducente integrità morale, l’unica figura che ha la piena fiducia dell’autore. Ed è lei, irresistibile col suo arrotato tedesco letterario, risoluta nel suo immediato disprezzo per monsieur Offtalèr, a prendere per mano Fonty sulla strada di una possibile riconciliazione con l’unità tedesca. La rappresentazione acustica della parola, il divertimento strumentale dell’ibridazione fonica e linguistica determinano nel lettore un moto di sorridente partecipazione - Freud direbbe di libero gioco infantile - ma non solo. Entrano qui in gioco emozioni profonde, connesse con l’appartenenza nazionale.

Il francese di Madeleine ha infatti un altro effetto decisivo: filtra un lessico tedesco - Nation, Vaterland, Deutschland - che il nazismo ha inciso con la sua violenza, restituendolo intatto al lettore. Non teme infatti, la petite, il patriottismo - si dichiara anzi fiera di appartenere alla Grande Nation. Nei suoi liberi occhi adolescenti la nazione è memoria culturale e per lei la Germania è Kleist, e Beethoven, e Fontane naturalmente. Perciò partecipa con slancio istintivo al tripudio popolare per la riunificazione - nell’ottobre del 1990 - cantando a squarciagola la Hymne an die Freude. Fino a impartire a Fonty una lezione di europeismo, sostenendo che non si deve star lì a ragionare sul minuscolo, bensì levar lo sguardo a cose grandi. E che la Germania deve finalmente imparare a diventare una nazione, perché "Ohne ein starkes Deutschland schläft Frankreich ein!" [43]

Qual è allora la funzione di Madeleine? Quella di riproporre, da un punto di vista esterno - e quindi innocente [44] - un primum originario: il bisogno d’identità nazionale. Utilizzando la spontanea esultanza di Madeleine, Grass mette in scena un tratto, vorrei dire un’urgenza della coscienza tedesca dopo Auschwitz: il bisogno di riconciliarsi con se stessa. Ma questo non può avvenire motu proprio. Per accettare la nazione e la propria storia è necessario un dispositivo extranazionale. Ecco allora che, rievocando la festa della riunificazione, Grass concede a Theo Wuttke, alias le grand père Thèodore [45], di percepire "etwas wie ein Wir-Gefühl". L’afflato di un "noi", l’impulso verso una comunità tedesca, vengono per così dire messi agli atti, in attesa di un certificato di buona condotta.

Intanto però, prima di tirare il sipario, Grass ammicca al lettore con un’ulteriore capriola narrativa. Il vecchio Fonty esce infatti di scena con suole di vento, disertando la Germania per eclissarsi con Madeleine in un agreste paesaggio francese. Grass chiude quindi il romanzo ex negativo, con un’ultima mossa da saltimbanco che lo disloca, anno 1995, fuori dai confini nazionali [46].

Tiriamo le somme. Riprendendo il gioco d’intersezione tra i punti nodali del testo - la riunificazione e il confronto con la cultura della Germania orientale - risulta chiara la funzione dell’ umorismo in Ein weites Feld. L’ironia non nega l’esistenza della nazione ma le sottrae un pathos ingombrante e monologico, ne sancisce un’oggettività mobile e dubbiosa. Al tempo stesso la divertita bonomia con cui Grass introduce virtù e miserie della scomparsa Ddr, afferma il testo come opera di riconciliazione [47], lasciando intravedere il "weites Feld" [48] di un’autentica vita collettiva.

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[1] G.Grass, Ein weites Feld, Steidl, Göttingen 1995. Ombra Perenne. Cito dalla traduzione di C.Groff, E’ una lunga storia, Einaudi, Torino 1998. Il titolo originale riprende l’intercalare del padre di Effie Briest, dall’omonimo romanzo di Theodor Fontane (1895).

[2] Lega della Cultura.

[3] L’immortale.

[4] Lo stesso Fonty identifica le persone che lo circondano come figure fontaniane, una sorta di tic letterario talora mal sopportato dai familiari. Così Emmi è percepita da Fonty come Emilie Rouanet-Kummer, moglie di Fontane; e analogamente la figlia Martha è appaiata con la Mete dello scrittore prussiano. I paralleli includono, oltre la struttura familiare, anche le amicizie: il professor Freundlich, ad esempio, è la controfigura di Friedlaender, amico e corrispondente di Fontane. Cfr. M.Sisto, Grass, Fontane e la riunificazione tedesca, in www.germanistica.it

[5] Il giudizio di Grass è drastico: ambedue vengono definiti "bari colossali" . Ibidem, p.271.

[6] J.Schädlich, Tallhover, Rowohlt, Hamburg 1986.

[7] Cito due testi emblematici: Was bleibt di Christa Wolf e "Ich" di Wolfgang Hilbig. Rimando per questo tema, entrato a pieno titolo nella letteratura degli anni Novanta, al mio saggio Germania 1989. Cronache letterarie della riunificazione tedesca, Franco Angeli, Milano 1998, pp.80-91.

[8] E’ necessario a questo proposito richiamare i termini della discussione intertedesca di quegli anni. Le rivelazioni successive all’apertura degli archivi della Stasi, prontamente utilizzate dal governo di Bonn, contribuirono in fatti al discredito etico, oltre che politico della Ddr. L’ironia divertita con cui Grass affronta il tema ha un’evidente funzione sdrammatizzante.

[9] Grass vede nella riunificazione un atto di colonialismo del governo di Bonn nei confronti dei tedeschi orientali. Di qui la ricorrenza dei termini economici nel parlato dei personaggi occidentali, con i relativi spostamenti semantici derivati dalla liquidazione in corso dell’economia socialista. Ostgeld ad esempio è simmetrico non a Westgeld bensì a Hartgeld (marco pesante). Cfr. C.Doglio, L’amore grassiano per la lingua, in < www.germanistica.it>.

[10] Revolat è palindromo fonico di Tallhover, il personaggio di Schädlich, allude quindi a un percorso a ritroso nel tempo che coinvolge anche la Germania precedente alla divisione. Da un palindromo all’altro, lo sbirro di Grass scaprioleggia dunque da un secolo all’altro nella storia tedesca.

[11] In Germania l’unità ha sempre mandato a puttane la democrazia! P.55.

[12] Germania 1989, cit., p.92-95.

[13] Mi riferisco all’esempio di Pirandello - la vecchia signora truccata - a proposito della distinzione tra comico e umoristico. L’umorismo, p.127.

[14] Il lessema è forma tronca, con i ipocoristica, di der Ostdeutsche, tedesco orientale, abitante della ex-DDR. Complementare ad esso è Wessi (der Westdeutsche), entrambi in uso nel registro colloquiale e informale.

[15] Nell’incipit alcune coincidenze fanno pensare a un omaggio implicito di Grass a Flaubert: oltre alla giornata domenicale e al rumore di fondo, il profilo dei due personaggi rimanda inequivocabilmente a Bouvard et Pécuchet. Di qui il richiamo nel mio esergo, agli appunti di lavoro di Flaubert. Cfr. G.Flaubert, Bouvard et Pécuchet, édition critique par A.Cento, précédée des scénarios inédits, Librairie Nizet, Paris 1964, p.4.

[16] Un giorno d’inverno di un freddo pungente [...] scesero anch’essi in campo, risoluti, all’angolo della Otto-Grotewohl con la Leipzigerstraße: alto e magro accanto a basso e largo. Il profilo dei cappelli di feltro scuro e dei cappotti di misto lana grigio si fondeva in un insieme (Einheit) dalle dimensioni via via crescenti. L’entità che si avvicinava accoppiata sembrava inarrestabile. Già avevano superato il Palazzo dei Ministeri, più esattamente il suo lato nord. Ora gesticolava la metà alta, ora la metà bassa. Poi l’eloquio di entrambi scaturiva da mani fuoruscenti larghe maniche, l’uno nello slancio delle falcate, l’altro nell’affanno dei passettini. [...] Restavano così, avanti e indietro l’uno rispetto all’altro, eppure erano concresciuti l’uno nell’altro, una sola figura. P. 12. Il numero di pagina si riferisce all’edizione originale.

[17] G.Ferroni, Il comico nelle teorie contemporanee, Bulzoni, Roma 1974, p.32.

[18] Qui Grass ripoduce con intento beffardo il linguaggio politco di Ulbricht, rievocando l’erezione del "baluardo della pace" nel 1961.

[19] Più precisamente scozzese. La notazione è sarcastica, Grass infatti intitola il 2. capitolo Annähernd schottisch (Grosso modo scozzese) alludendo alla scelta del locale - McDonald - fatta da Fonty in omaggio all’interesse di Fontane per la Scozia.

[20] Il procedimento della ripetzione è esplicito e si articola secondo uno schema combinatorio che appaia fisicamente Fonty e Hoftaller lungo tutto il romanzo. Solo con la fuga in Francia Fonty riuscirà ad emanciparsi dalla tutela di Hoftaller.

[21] Concresciuti l’uno nell’altro, una sola figura.P.12.

[22] In contrapposizione allo "stato di diritto".

[23] Il mento piuttosto timoroso, morbido e rientrato. E questa forza di volontà manchevolmente sviluppata nella parte inferiore del volto, che non è rimasta celata nel disegno di Liebermann, potrebbe alludere alla debolezza di Fonty più volte dimostrata: di fronte ai Tallhover o Hoftaller, sotto pressione cedeva. Implicazioni con la censura, cadute in prescrizione, durante la sua attività nella "Agenzia centrale per le questioni di stampa" ne sono la prova, sia a Berlino che più tardi a Londra; e così pure la compiacenza di Fonty nel Palazzo dei Ministeri. P.47.

[24] Liebermann, sempre ‘sto Liebermann! Cosa vuol dire poi: notevole impressionista? Parliamoci chiaro: l’ebreo Liebermann! Sì, certo, l’ha disegnata e litografata, meglio degli altri, d’accordo. Ma resta comunque un ebreo, anche se per Effi Briest ha tratteggiato delle illustrazioni davvero carine. E insomma, tutti quegli ebrei al Suo fianco, attorno a Lei. L’amico di penna che Le forniva gli argomenti, l’ebreo Friedlaender! Per decenni il Suo principale editore è stato un ebreo: l’ebreo Wilhelm Hertz! P. 56.

[25] Il tema viene ripreso nel capitolo 16, a proposito di alcuni diari originali di Fontane, " rinvenuti in una cassaforte - naturalmente in una cassaforte ebraica". P.299.

[26] "Naturalmente ecco di nuovo un ebreo - ma La prego, si accomodi".

[27] J. P. Richter, Vorschule der Aesthetik (1804), §28.

[28] Da non dimenticare i Suoi [di Fontane] più grandi amici: non si chiamava in realtà Abrahamson, il Suo massimo fautore, l’ebreo Brahm? O l’ebreo Theodor Wolff, al quale più tardi, molto più tardi, restarono aperte ormai solo le porte del lager; cosa che sarebbe senz’altro successa anche alla vedova Liebermann, se non l’avesse fatta finita da sola. P.57.

[29] Valutato e spazzato via! Ogni traccia dev’essere eliminata, tutto inutile, rottami e basta, come non aver mai insegnato e mai vissuto. Non sono che briciole di gomma da cancellare! P.356.

[30] Rimando per questo aspetto al mio intervento La précarisation du travail intellectuel dans l’Allemagne réunifiée: le cas de l’Académie des Sciences, in "Liber" 1996,29.

[31] Intraducibile neologismo affiorato con la liquidazione della Ddr, indica il declassamento del singolo rispetto alle sue mansioni precedenti alla valutazione occidentale.

[32] Le nozze di Martha.

[33] J.Beattie, On Laughter and Ludicrous Composition, Edinburgo 1776, p.590: "Laughter arises from the view of two or more inconsistent, unsuitable, or incongrous parts or circumstances".

[34] Topina orientale.

[35] Grundmann richiama sia la Gründerzeit ottocentesca, sia Grund (terreno), ossia la speculazione edilizia.

[36] Il dettaglio si configura come una beffarda simmetria istituita da Grass del divieto di espatrio in vigore nella Ddr, anche in occasione di cerimonie familiari.

[37] Il capitolo approfondisce quella ricerca di Grass in area linguistica che caratterizza il romanzo, mettendo in evidenza la collisione delle sfere semantiche cui fanno rispettivamente riferimento occidentali e orientali. Nel linguaggio degli Ossi, nella moglie soprattutto, si nota la frequenza del dialetto berlinese impastato con acronimi e lessemi che rimandano a strutture politico-culturali della Ddr ormai scomparse. L’esempio più signifcativo è il termine Kulturbund (Lega per la Cultura), tipica istituzione della Repubblica degli Operai e Contadini cui Fonty deve la sua identità, assunto viceversa dai Wessi come eco di una cultura socialista e quindi stantia.

[38] "Missione oggi". L’effetto comico deriva in questo caso dalla manipolazione dello spettro semantico: Friedel cavalca il linguaggio religioso per affermare una mera espansione editoriale.

[39] Mi riferisco rispettivamente a La secchia rapita (1622) di Tassoni, a Le lutrin (1674) di Boileau e a The rape of the Lock (1712) di Pope.

[40] Fine del canto. Restammo seduti attorno al tavolo come estranei. [...] Tra sposo e sposa c’era un vuoto. Solo il parroco Matull trovò ancora le parole adatte: "Non ci conosciamo. Non ci riconosciamo l’un l’altro". P.312

[41] Scrivete quello che vi pare, ma non riducetemi il Grundmann a una caricatura. Tutto sommato si è spinto fino al Mar Nero, per accalappiarsi la mia Mete...P.313.

[42]Ricomposizione familiare. Il termine designa il dipositivo burocratico che consentiva il ricongiungimento di cittadini tedeschi residenti in altri stati. Si noti l’ambivalenza del procedimento grassiano: Hoftaller è come al solito l’artefice di questa svolta decisiva, cosa che da una parte ribadisce in Fonty il suo essere eterodiretto, dall’altra conferisce dignità narrativa al personaggio Hoftaller. Nella digressione successiva, inoltre, Grass istituisce un collegamento della Stasi con la vecchia guardia dei partigiani europei, implicitamente assegnando ai servizi segreti della Ddr una funzione per così dire di salvadanaio del patrimonio resistenziale.

[43] Senza una Germania forte la Francia si addormenta. P.465.

[44] Risultano a questo proposito utili le considerazioni di F.Orlando che, a proposito delle Lettres Persanes di Montesquieu, sottolinea come l’estraneo possa capire la realtà meglio del nativo. F.Orlando, L’altro che è in noi. Arte e nazionalità, Bollati Boringhieri, Torino, 1996, pp. 17-20.

[45] Attraverso Madeleine Grass utilizza un processo di ridenominazione che reinserisce Theo Wuttke nella nobile genealogia dei partigiani della Résistence.

[46] Il desiderio di fuga corre lungo tutto il romanzo grazie alla traccia metaforica dello svasso, l’uccello acquatico del Tiergarten caro a Fonty, che pare segnalare la pulsione verso un’immobilità prenatale e - in definitiva - verso la morte.

[47] Per questo, con qualche buona ragione, il romanzo è stato definito l’ultimo Westpaket, con allusione ai pacchi-dono che ai tempi del muro gli occidentali mandavano ai "parenti poveri" della Ddr.

[48] Vasto campo.


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