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Recensioni

Massimo Bonifazio

EROI RAREFATTI DI PETER BICHSEL

L'ultimo romanzo di Peter Bichsel (La doppia vita di Cherubin Hammer, traduzione di Ilaria Molineri, Marcos y Marcos, pp. 120, £ 23.000, € 11,88) è un libro di cui vale la pena di parlare, non fosse per quell'aria svagata del narratore, quel tono da birreria, non da ubriaconi, piuttosto da uno che ha voglia di raccontare senza clamori, uno che conosce le regole della grammatica e dell'ortografia - diversamente da chi gli siede accanto - ma non per questo si sente Uomo Di Cultura: uno come Peter Bichsel, che è facile immaginare dietro ad un bicchiere di vino rosso mentre racconta storie o riflette ad alta voce sulle contraddizioni della sua tronfia Svizzera, su New York, oppure sui bambini a cui ha insegnato come maestro, con la stessa pacatezza ed esitazione che traluce dalla sua scrittura e la rende così leggibile e così emozionante.
E il libro merita che si parli di lui per certe idee: i due personaggi con lo stesso nome, le storie che corrono parallele, una sulla pagina, l'altra nelle note; quasi degli appunti, due romanzi a pezzetti dove i sentieri sono continuamente interrotti, o finiscono in uno stesso luogo. Come la storia delle pietre portate su per la montagna, tanto per fare qualcosa degno di essere ricordato. Perché uno dei Cherubin Hammer vuole crearsi una biografia, diventare scrittore senza passare dalla scrittura - inizia ripetutamente a scrivere diari, ad esempio, che comunque non finisce mai - incarnando uno dei paradossi della nostra società, che non ha tanto bisogno di letteratura quanto di scrittori, come ha notato lo stesso Bichsel ("Il lettore. Il narrare", Marcos y Marcos, 1982).
Anche della traduzione del "Cherubin Hammer" proposta da Marcos y Marcos vale la pena di parlare, straniante com'è già a partire dal titolo: "La doppia vita di Cherubin Hammer", che, se solo si leggono le prime quattro righe del libro - No, questa non è la storia di Cherubin Hammer. Cherubin Hammer era un altro, ma è degno abbastanza di mettere il suo nome a disposizione del silenzioso eroe di questa storia - ci si accorge che è sbagliato, perché gli Hammer sono due, e infatti il titolo originale è: "Cherubin Hammer und Cherubin Hammer". E via di questo passo, con ammanchi vistosi (frasi intere, a ben guardare. Un esempio solo: la nota 53!), punteggiatura e sintassi a tratti stravolte, e persino qualche errore di concetto; alla fine sono andato a vedere se per caso non ci fosse un'altra edizione a me sconosciuta: invece no, l'unica è la Suhrkamp del '99. Forse, come afferma da qualche parte lo stesso Bichsel, le cose più semplici sono le più difficili, e il suo stile è troppo - senza ironie! - piano e sobrio per essere reso davvero efficacemente in italiano; ma qui a tratti si esagera. Resta comunque una lettura piacevole, anche se meno intensa delle sue straordinarie prose brevi, (come Storie per bambini, 1986, In fondo alla signora Blum piacerebbe conoscere il lattaio, 1992, Sulla città di Parigi, 1994, sempre da Marcos y Marcos) squarci sulla quotidianità, dove la rarefazione dello stile getta lampi di luce su ciò che solo apparentemente è banale.

Alias, 26 gennaio 2002


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