:: quaderni di poesia tedesca
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Università degli studi di Torino
Facoltà di Lettere e Filosofia
Corso di Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Tesi di Laurea in Letteratura Tedesca
Anno Accademico 1996-1997

La poetica di Alfred Kolleritsch

a cura di Massimo Bonifazio
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Introduzione e Poetica
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pg 40-292
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pg 293 - 360
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TRADUZIONI DAL VOLUME "GEDICHTE"

MEINEN EINFÄLLEN vertraue ich nicht.
Früher einmal saß man
mit eingebrochenem Brustkorb da,
es fing zu bellen an: ein heißer Zorn,
eine Wehleidigkeit
mit großen, abstehenden Ohren.


Jetzt
suche ich Spuren,
zertretenes Laub,
einen Menschen, der Fehler hat,
der mich quält,
der, wenn ich komme,
den zerbrochenen Deckel einer Dose klebt
und nicht aufsieht.


Freilich,
ich gewöhne mich nicht daran,
ich merke, daß ich keine Gewohnheit habe.
Das Innere von früher war geborgt,
draußen sind die Dinge verteilt,
irgendwer schüttet Poesie aus,
eine verschenkte Gelegenheit.


Ich sage zu mir:
die schweren Augendeckel waren dir lieber,
das Finden reizvoller
als das Suchen,
das gefundene Fressen
angenehmer als der Hunger.


DI QUEL CHE MI VIENE IN MENTE non mi fido.
Un tempo si stava lì seduti,
con la cassa toracica sfondata,
cominciava ad abbaiare: un'ira cocente,
una sensibilità
con grandi orecchie, distanti.


Ora
cerco delle tracce,
del fogliame calpestato,
qualcuno che commetta degli errori,
che mi tormenti,
che, quando arrivo,
incolli il coperchio infranto di un barattolo
e non alzi gli occhi.


A dire il vero
non mi ci abituo,
mi accorgo di non avere abitudini.
L'interiorità di prima era prestata,
fuori le cose sono divise,
un qualcuno spartisce poesia,
un'occasione regalata via.


Mi dico:
preferivi le palpebre pesanti,
il trovare ti sembrava più interessante
del cercare,
la manna trovata
più gradevole della fame.ES MACHT MIR IMMER WENIGER Mühe, aufzustehen.
Das ist kein Zeichen von Glück.
Ich gehe vor das Haus und sehe das verbrannte Gras,
auf den Gartenbänken und Stühlen liegt kein Tau,
der grüne Gartenschlauch
ist nicht der gartenschlauch,
von dem ich geträumt habe.


Da fällt mir ein,
daß ich vergessen habe, an dich nicht zu denken.
Deine Gegenwart siedet in mir
mit dem alten Gebrumm.
Das Schildenkrötennot Zenons bleibt mir
auf den Fersen.
Du gehst weg, ich stehe still,
die Entfernung ändert nichts an der Nähe.


Über mich selbst fallen mir nur Dinge ein,
die ich sehe,
jede kante, jede Linie ist ein Rand,
ein Ufer, an dem es aufhört.


Tische, Flaschen, Stachelbeersträucher,
eine vertrocknete Maus,
ich halte mich hin,
aber nicht wie ein Saugnapf.
Das Äußerste ist die Gleichgültigkeit
und ihre Enzyklopädie,
ein Sommermorgen mit wenig Freude
am Weiterlesen in Flauberts "Bouvard et Pécuchet".



FACCIO SEMPRE MENO FATICA ad alzarmi.
Non è affatto un buon segno.
Vado davanti alla casa e vedo l'erba bruciata,
sulle panche e sulle sedie del giardino non c'è rugiada,
il tubo verde per innaffiare
non è il tubo per innaffiare
che ho sognato.


Allora mi viene in mente
che ho dimenticato di non pensarti.
La tua presenza ribolle in me
col vecchio mormorio.
Il disagio di Zenone per la tartaruga mi resta
sui talloni.
Ti dilegui, io resto fermo,
la distanza non cambia nulla in ciò che è vicino.


Di me mi vengono in mente solo cose
che vedo,
ogni spigolo, ogni linea è un margine,
una riva sulla quale smuore.


Tavoli, bottiglie, cespugli di uva spina,
un topo disseccato,
io mi attacco,
ma non come una ventosa.
L'estremo è l'indifferenza
e la sua enciclopedia,
un mattino d'estate con poca gioia
nel continuare a leggere "Bouvard et Pécuchet" di Flaubert.
Von dir kommt kein Brief, keine Karte.
Ich vergleiche das mit dem,
was du gesagt hast.
Ich bleibe übrig, so kurz,
daß ich unnachweisbar bin,
blutstürzlerisch schnell
auf der Schwelle verschwunden.
Da te non arriva nessuna lettera, nessuna cartolina.
Questo lo confronto
con quel che hai detto.
Io rimango, così residuale
da essere indimostrabile,
veloce come un'emorragia
svanito sulla soglia.




ICH WAR UNTERWEGS,
auf Wegen zwischen Rauhreifriesen,
den Eichenfetzen am Himmel,
die Furchen liefen mir zu,
ich übersah eine ausgekratzte Stelle
in den Wolken,
die graublaue Wunde ohne Blut.


Ich schaute die kleinen Fotos an,
die Hand sprang in der Winterluft,
der Freund,
dem ich mein Leben als Atemschaum zeigte,
sah dich zum ersten mal,
und wie er dich sah,
das erhielt mich am Leben.


Der braune, gefrorene Schlamm des Teiches
vergrub dich,
das Wasser, das kommen wird,
verdeckt dich für immer.


Für das Forschen nach dir
waren die Teichdämme zu schmal,
die Fußsohlen hingen über,
mein Leid war ein Tölpel,
ich atmete tiefer,
nichts fiel mir ein,
als die Routine des Stöhnens.


Später sah ich die Schlittschuhläufer,
das aufspritzende Eis unter den Kufen


ERO IN CAMMINO
sulle strade fra i giganti di brina,
i brandelli di quercia nel cielo,
i solchi mi correvano incontro,
dominavo con lo sguardo un punto
abraso fra le nuvole,
la ferita grigioazzurra senza sangue.


Guardavo le piccole foto,
la mano si screpolava nell'aria invernale,
l'amico
al quale avevo mostrato la mia vita come bava del respiro
ti vide per la prima volta,
e il modo in cui ti guardò
mi mantenne in vita.


Il gelido fango scuro dello stagno
ti seppellì,
l'acqua incombente
ti nasconderà per sempre.


Per cercarti
gli argini dello stagno erano troppo sottili,
piante di piedi sporgevano,
il mio dolore era un balordo,
respirai più profondamente,
non mi sovvenne nulla
se non la routine del gemere.


Più tardi vidi quelli che pattinavano,
il ghiaccio che sprizzava da sotto la lamaerfrischte mich,
ich wollte
die singenden Eisstöcke sehen.


Als sie später feindlich im Kreis
standen,
wußte ich,
das Spiel ist aus.


Ich ging weg.
Was ich sah,
war umgekippt,
hineingerutscht in mich, ohne Widerstand.
Aber er stand draußen
und hielt die Welt auf Distanz.


Main Lippen waren rauh,
der Bauch brannte,
die Gelenke schabten mich auf,
du sprangst hinaus,
bis zu den roten Beeren am haus.
Ich war zu feig,
dich zu finden.
mi rinfrescò,
volevo
vedere cantare le piastre da curling.


Quando più tardi, ostili,
stavano in cerchio,
seppi
che il gioco è finito.


Me ne andai.
Quel che vedevo
era rovesciato,
scivolato dentro di me, senza resistenza.
Ma lui stava fuori,
e teneva il mondo a distanza.


Le mie labbra erano ruvide,
il ventre ardeva,
le giunture cigolavano,
tu balzasti fuori
fino alle bacche rosse presso la casa
Fui troppo vigliacco
per trovarti.


JA,
den Hang hinauf,
wir, geleitet von Oleandersträuchen.


Vom Scheitel bis zu den fersen
die alte Abkehr.


Du gehst voraus (natürlich),
als ginge ich die Gegenrichtung,
vielleicht so:
daß du schon vergessen hattest,
was gesagt worden war,
kurz vorher,
du siehst es auf einer Zeichnung.


Später, zwischen den Mauern,
kommst du zu mir,
nicht betroffen, "die Hitze",.
meinst du,
"Ruinen", antworte ich.


Ein Klakül, daß es die Villa Hadrians ist,
mit dem Himmel darüber,
mit Wolkenspinnen,
da inmitten ist kein Satz von uns
im Olivenbaum,
der Mörtel der rekonstruktion
ist weicher als deine Hand,
"dein Archäologenhochmut", meinst du,
"das greise Gefuhl".


Ich schmecke den geschändeten Sommer
im Wein,SÌ,
su per il pendio,
noi, guidati dai cespugli di oleandro.


Da capo a piedi
il vecchio distacco.


Tu cammini avanti (ovviamente),
come se io andassi nella direzione opposta,
forse così:
che tu avevi già dimenticato
quello che si era detto,
poco prima,
lo vedi da un disegno.


Più tardi, fra le mura,
vieni da me,
non confusa, "la calura",
dici tu,
"rovine", rispondo io.


Un calcolo, che sia la villa di Adriano
con sopra il cielo
con una filatura di nuvole,
là in mezzo non c'è nessuna nostra frase
nell'olivo,
la malta della ricostruzione
è più debole della tua mano,
"la tua arroganza da archeologo", dici tu,
"il sentimento decrepito".


Sento il sapore dell'estate oltraggiata
nel vino,Fleisch, Käse, Brot,
Gewesenes.


Dann, im Autobus,
starrst du wieder die Grenzen an,
die uns trennen.
carne, formaggio, pane,
ciò che è stato.


Poi, sull'autobus,
fissi di nuovo i confini
che ci dividono.



SIE FRAGTE IHN,
ob er ihre ungleichen Augen kenne,
sie waren ihm nicht aufgefallen,
weil sie nie die Wahreit sagte
und er annahm,
das sei die andere Art der Wahrheit.


Für sie warf er goldene Messer,
erfreute sich am Glanz,
so blind davon war er,
daß er sich erdrückte,
mit Leichtigkeit,
mit Rändern,
mit zurechterzählten Träumen,
mit sorglosen Frühstückswünschen
und einem Ziel.


Was hinter seinem Rücken aufzog
(er drehte sich absichtlich nicht um)
mit starken Flügeln,
zu beiden Seiten des Keils,
dem sichtbaren Zeichen des Todes,
übersah er,
er war selber der Keil.


So ein Wunsch nach Hilfe
war da,
nicht einmal das Wasser schoß aus den Dämmen.
Sie nahm ihn als abgetrocknete Haut von den Lippen
und soll gesagt haben,
"das ist die Erinnerung",


LEI GLI CHIESE
se conosceva i suoi occhi disuguali,
non ci aveva mai fatto caso,
perché lei non diceva mai la verità
e lui suppose
che questa fosse l'altra natura della verità.


Per lei lui lanciava coltelli d'oro,
si rallegrava della lucentezza,
ne era così accecato
che si oscurò
con leggerezza,
con margini,
con sogni raccontati ad arte,
con desideri da colazione privi di preoccupazioni,
e una meta.


Ciò che accadeva alle sue spalle
(di proposito non si girava)
con forti ali,
da entrambe le parti del cuneo,
il segno visibile della morte,
lui fingeva di non vederlo,
lui stesso era il cuneo.


Un tale desiderio di aiuto
era là,
nemmeno l'acqua batteva sulle dighe.
Lei lo prese come pelle secca delle labbra
e avrebbe detto
"questo è il ricordo",ihn beobachtete das verstehbare,
ein rest Allerlei,
wie man so sagt.
Niemand löschte das Zeichen von ihr.
Auch das Zeichen hatte sie mitgenommen.
lo osservava quanto vi è di comprensibile,
un residuo di accozzaglia,
come si dice.
Nessuno spense il segno di lei.
Con sé lei aveva preso anche il segno.



DER SONNENUNTERGANG, ein Kadaver.
Wer das sieht, weiß,
es muß keine Sonne sein,
keine Beihilfe, kein Lämpchen für Farben.


Ich lasse dich sein,
ohne Licht, dein Gesicht aus Schlamm,
dir hineingedrückt von den Spinnen.


Das zu erfahren, welches Nichtwunder,
nur der name 'Freude' klingt vertraut.
Auf deiner Handfläche sah ich ein Wort,
aber schoin in der Erinnerung.
In Roms Strassen muß es gewesen sein,
als du ein Geschenk nahmst und lachtest.
Das Abendrot war grün. Was hatte das Auge.


Es fehlt die Begründung.
Jetst, da es Nacht ist,
bleibt diese zu dick aufgetragene Hoffnung.


'Weil du mich verlassen hast',
wo du überall da bist, innen,
nichts dich herausreißt, kein Schrei,
kein anderer.


Er sagte,
käme die Sonne,
ich würde nicht umschauen,
ich ginge dir nach.



IL TRAMONTO, un cadavere.
Chi lo vede sa
che non deve esserci nessun sole,
nessun soccorso, nessun lumino per colori.


Ti lascio essere,
senza luce il tuo volto di fango,
che i ragni ti hanno impresso dentro.


Fare esperienza di questo, che non-meraviglia,
solo il termine 'gioia' suona familiare.
Sulle palme delle tue mani vidi una parola,
ma già era ricordo.
Dev'essere stato nelle strade di Roma,
quella volta che hai preso un regalo e hai riso.
Il rosso serotino era verde. Cosa aveva l'occhio?


Manca la motivazione.
Adesso che è notte
rimane questa speranza, sparata un po' troppo grossa.


"Perché mi hai lasciato''
se tu sei ovunque, dentro,
niente ti strappa fuori, nessun grido,
nessun altro.


Lui disse:
venisse il sole
non mi guarderei intorno,
verrei dietro di te.




WAS SIND ERFAHRUNGEN
(Die Augen sind Bettler),
zwei offene Hände?


Hunderücken kommen entgegen,
der Geruch von Nässe,
ein fetter Fleck
erschreckt die staubige Straße.


Wir schauen,
und wir haben geschaut.
Die Rinde fällt nicht mehr ab.


Ein getrockneter Frosch uberdauert,
Mücken liegen umher,
man stiefelt durchs Licht,
ein lächerlicher Stirnlatz
schützt die Erinnerung.


"Ich kann dich nicht sehen."
"Da bin ich!"
"Alles ist leer."
Warum geht man hinter die Dinge?


"Auch Mao Tse Tung sah das Wesen"
erscheinen, die Verwandlung,
den Begriff, ein Allgemeines,
das gemeinsame Nahrohr,
die Zusammenfassung,
die Vernichtung des "ersten Blicks".



COSA SONO ESPERIENZE
(Gli occhi sono mendicanti)
due mani aperte?


Schiene di cani vengono incontro,
l'odore di bagnato,
una macchia di unto
intimorisce la strada polverosa.


Noi guardiamo
e abbiamo guardato.
La corteccia non cade più.


Una rana disseccata sopravvive,
moscerini per terra tutt'intorno,
si cammina pesanti nella luce,
una ridicola pezza per la fronte
protegge il ricordo.


"Non ti posso vedere."
"Sono qui!"
"Tutto è vuoto.''
Perché si va dietro alle cose?


"Anche Mao Tse Tung vide l'essenza"
apparire, la trasformazione,
l'idea, un concetto generale,
il tubo comune per la vicinanza,
il compendio,
la distruzione della "prima occhiata".
Und dann: was sich begriffen hat,
wendet sich an,
das Wesen zieht die Vorhänge weg
und faselt das Notwendige,
die Bewegliche Tragödie.


Das unbewegliche Widerspruchgesindel
braucht eine Andere Bühne, andere Rollen sind da.
Es geht voran mit den Augen,
bis die Erde sich schämt.
E poi: quel che si è capito
si usa,
l'essenza tira via le tende
e blatera ciò che è necessario,
la tragedia mobile.


L'immobile marmaglia della contraddizione
ha bisogno di un altro palcoscenico, altri ruoli sono qui.
Essa procede con gli occhi,
fino a che la terra si vergogna.



WENN MAN SCHREIBT,
gehen die Türen nicht zu,
eine Frage klebt an den anderen,
eine Befürchtung
stülpt aus der nächsten.


So dringt die Harmonie ein,
wie Eis, das durch Stahl wächst,
und man spürt das warme Rieseln
ringsum.


Dann schmerzen die Augen,
dann zerbricht man das Liebste,
dann ist die Güte ein Würgegriff,
dann schreibt man ins Leere
oder sagt:
"Nur bis an den Rand eines Herzens".


Man sagt es dir,
vor dem man nur eine Hand hat,
sich zu verbergen.



QUANDO SI SCRIVE
le porte non si chiudono,
una domanda si appiccica alle altre,
un timore
si ripiega su quello dopo.


Così si insinua l'armonia,
come ghiaccio che cresce attraverso l'acciaio,
e si sente il gocciolare caldo
tutt'intorno.


Allora fanno male gli occhi,
allora si distrugge quel che si ama di più,
allora la bontà è una morsa alla gola,
allora si scrive nel vuoto
o si dice:
"solo fino al margine di un cuore".


Lo si dice a te,
contro cui non si ha che una mano
per potersi nascondere.


NAHE WEINGLÄSERN UND SONNENTAGEN,
benommen vom geschälten Apfel Mond,
auf dem Heimweg von Begräbnissen,
im Wettkamp die Träume austauschend,
geben wir die Nacht preis,
"Die Hälfte des Lebens".


Von der Flucht in Flugzeugen
kehren wir früher zurück,
die Tatorte beiben,
gepfählt von Kirschenzweigen,
von der Dankbarkeit des Wiedererwachens,
von der Kraft des Rattenzahns
und der Widerstandskraft des Insekten.


Der Atem klebt im schwindenden Bannkreis.
Freund und Feind treiben
auf dem Mittelpunkt,
auf dem Scherbenberg,
in dem die Straßen enden,
wo die Sänger mit der alten Leier
das Lied wiederholen,
der Tiefenwitz der Gleichheit.


Trotzdem gehen wir von Haus zu Haus,
von Arbeitsplatz zu Arbeitsplatz,
von einer Nachricht zur anderen,
vom Mörder zu Mördern,
ein Zählwerk der Umtriebe,
dankbar, wenn der steigenbde Nebel
Farbe und nachvollziehbare Gesten
an die Gewölbe preßt.
ACCANTO AI CALICI DA VINO E AI GIORNI DI SOLE,
storditi da quella mela sbucciata che è la luna,
sulla strada di casa dopo le sepolture,
scambiando i sogni nel duello,
abbandoniamo la notte,
"la metà della vita".


Dalla fuga in aereo
torniamo prima indietro,
i luoghi del delitto restano,
puntellati da rami di ciliegio,
dalla gratitudine del risveglio,
dalla forza del dente di ratto
e la forza di resistenza degli insetti.


Il respiro si incolla in una malia evanescente.
Amico e nemico sospingono
nel mezzo,
sul mucchio di cocci
sul quale le strade finiscono,
dove i cantori con le vecchie lire
ripetono il canto,
la profonda storiella dell'uguaglianza.


Eppure andiamo di casa in casa,
da lavoro a lavoro,
da una notizia all'altra,
da assassino ad assassino,
un contatore di intrighi,
grati quando la nebbia che sale
schiaccia sulla volta colori
e condivisibili gesti.



UNBESCHREIBBARER ALS DER MITTELPUNKT DER ERDE
ist, daß du nichts sagst.
Wenn du an mir vorbeischaust,
teilt sich der Raum,
zwei schnittflächen
klammern dich zu.


Das Eis auf dem Tisch vor und
ist rauh,
die Gläser und Teller
zerspringen darin.


Was ich an den Tag brachte,
das Licht unter den Augenlidern,
nagst du aus mir,
aber deine Hand fängt es nicht auf.


Morgen, sage ich dann, morgen
wird es vielleicht anders sein,
das Eis eine Wolke,
die Gläser und Teller ein Lied.
Der Raum wird dich aufschürfen,
und ein Schwarm von Sätzen
wird krächzen vor Glück.


Das sagte ich dir,
als könnte ich es dir
niemals sagen.



È PIÙ DIFFICILE DESCRIVERE IL TUO SILENZIO
che il centro della terra.
Quando il tuo sguardo mi sfiora
lo spazio si divide,
due superfici affilate
ti serrano fra parentesi.


Il ghiaccio sul tavolo davanti a noi
è ruvido,
i piatti e i bicchieri
ci si infrangono dentro.


Ciò che io portavo al giorno,
la luce sotto le palpebre,
la rosicchi da me,
ma la tua mano non la raccoglie.


Domani, dico io allora, domani
sarà forse diverso,
il ghiaccio una nuvola,
i piatti e i bicchieri un canto.
Lo spazio ti sfoglierà,
e uno sciame di frasi
graciderà di gioia.


Questo te l'ho detto
come se non potessi
mai dirtelo.



DAS BILD VON DER SCHLACHT BEI MORGARTEN,
ein Pferd aus Eisen
stürzt in die Lanzen.


Das Pferd ist die einzig glaubwürdige Darstellung
der unsterblichen Seele,
der Mann auf der Pferd ist sterblich,
trotzig vor dem vorletzen Herzschlag.


Der überlebte Ritter
ist hoffnungsloser
als das Bezeichnen,
Namensuchen, Namenverschweigen,
weil man rechtschaffen sein will.
Aber ich frage: vor wem?
Vor dem Wirklichen,
dem Wirklicheren,
dem am Wirklichsten?


Ich habe jemanden,
den frage ich:
"Willst du im Sommer dasselbe wie ich?"
"Sommer?
Was sein wird", meinst du,
"ist nicht zitierbar wie die punischen Kriege."


Mir fällt die Geschichte der Dinosaurier ein,
das Stoffwechsel/Fleisch/Wärme/Kälte/Problem,
kann ich mich damit besser verstehen?
Nach diesen Erdzeiten, Schichtbrüchen,
Schlachten,


IL QUADRO DELLA BATTAGLIA DI MORGARTEN,
un cavallo di ferro
si abbatte sulle lance.


Il cavallo è l'unica rappresentazione credibile
dell'anima immortale,
l'uomo sul cavallo è mortale,
testardo prima del penultimo battito del cuore.


Il cavaliere sopravvissuto
ha meno speranze
che il chiamare,
cercare nomi, tacere nomi,
perché si vuole essere onesti.
Ma io chiedo: di fronte a chi?
Di fronte a ciò che è reale,
a ciò che è più reale,
a ciò che è assolutamente reale?


Ho qualcuno
a cui chiedo:
"In estate vuoi quel che voglio io?"
"Estate?
Quel che sarà", a tuo parere,
"non si può citare come le guerre puniche."


Mi viene in mente la storia dei dinosauri,
il problema metabolismo/carne/caldo/freddo,
potrei capire qualcosa di più?
Dopo queste ere geologiche, faglie,
battaglie,Kraterlandschaft und Rissen?


Wozu der Pferdesprung
ins Andere, Bessere,
in die Erdbeerefelder, von denen
ich träumte als Kind?


Was tröstet mich das Maß der Geschwindigkeit,
weil du dich nur langsam wegbewegst,
weg von mir,
was mich nicht tröstet.


"Welch ein Bild", rufst du, "welch altes Geschichtbuch,
noch dazu gezeichnete Geschichte!"
Du spottest, weil ich irre, weil ich hoffe,
du handelst damit, mit der Ware,
die dir recht gibt.
Es ist ein Ohrläppchen, das du getauft hast,
du gabst ihm den Namen "Erfahrung".


Und das Sichtbare, Hörbare,
das sichtbar und hörbar gewordene,
das Neue, von dem ich rede,
vergreist zur Scham,
verkriecht sich in Sätze,
die nicht sagen,
was ich meine.
paesaggi di crateri e crepacci?


A che scopo il salto del cavallo,
nell'Altro, nel meglio,
nei campi di fragole che
sognavo da bambino?


Ma che mi consola la misura della velocità,
perché solo lentamente tu vai via,
via da me,
ciò che non mi consola.


"Che immagine", esclami tu, " che vecchio libro di storia,
e per di più storia disegnata!"
Tu ridi perché sbaglio, perché spero,
della cosa che ti dà ragione
tu ne fai commercio.
É un lobo d'orecchio quello che hai battezzato,
gli hai dato nome "Esperienza".


E ciò che è visibile, udibile,
ciò che è diventato visibile ed udibile,
il nuovo di cui parlo
invecchia verso la vergogna,
si rintana in frasi
che non dicono
quello che intendo io.



WIE DAS AUGE AUFGEHT AM MORGEN.
Da in der Nacht,
wenn das Licht umgeht, noch einmal das Lied:
ihm die Kehle aufschneiden,
dem Mörder.


Das soll kein Ende haben.
Die Wüste wird auf der Schulter sein,
deine Egge schlitzt sie auf,
der Name schabt vor den Wimpern,
voll Gegenbewegung ist manches.


Das sprechen,
die "Angst",
ob ich dich möchte,
wenn das an den Tag käme
mit dir.



COME SORGE L'OCCHIO AL MATTINO.
Là nella notte,
quando appare la luce, una volta ancora il canto:
tagliargli la gola,
all'assassino.


Non dev'esserci una fine, per questo.
Il deserto sarà sulla spalla,
il tuo erpice lo squarcia,
il nome abrade davanti alle ciglia,
alcune cose sono piene di contromovimento.


Il parlare,
la "paura",
se tu mi piacessi,
se questo venisse al giorno
con te.



IN IHREM LACHEN
waren blutige Schnitte.
Als sie ihm die Hand gab,
war die Hand heiß,
der Doppelgänger preßte das Blut
nach außen.


Gegen ihn hatte er die Mauern Gebaut
weit über seinen Grund hinaus,
ohne sich umzusehen,
stieß er sich in den Horizont,
in die querliegende Nadel.


Hinter ihm fielen die Steine heraus,
lautlos verschwand der Anfang
der Mauer.


Manchmal war sie dabei,
mit Maßband und Plänen,
er sah nicht auf,
ihr atem vertiefte die Fugen,
seine unruhe
hockte darin.


Es war keine Mauer,
hinter der sich etwas verbarg,
sie trennt Diesseits und Jenseits nicht.
Später blieb die Erinnerung aus,
Mückenschwärme zeigten an,
wo sie war.



NELLA RISATA DI LEI
c'erano tagli insanguinati.
Quando lei gli diede la mano,
la mano era ardente,
il sosia premeva fuori
il sangue.


Contro di lui aveva costruito i muri,
molto oltre il suo terreno,
senza guardarsi intorno
urtò contro il cielo,
contro l'ago in diagonale.


Dietro di lui cadevano le pietre,
senza rumore svaniva l'inizio
del muro.


A volte c'era lei,
con metro e progetti,
lui non guardava,
il respiro di lei allargava le crepe,
l'inquietudine di lui
vi si rannicchiava.


Non era un muro
dietro al quale si nascondesse qualcosa,
non divideva un di qua da un di là.
Più tardi svanì il ricordo,
sciami di moscerini indicavano
dove lei era.
Weit entfernt von seiner Spur,
sucht er sie.
Was er erfuhr,
sie lachte über den Abbruch
der Mauerschau.
Lui la cercò
molto distante dalle proprie tracce.
Ciò che provò lui,
lei rise alla demolizione
della vista del muro.



JA,
da ist auch viel Heiteres,
die Luft dröhnt vom Fürstengelächter.
Ich habe Fürsten lachen gehört
und Prinzessinnen jauchzen.
Ich erinnere mich an bellende Hündchen,
sie sprangen an den Röcken hoch,
wenn man sie ausführte.


Ja,
deine Hand auf meiner Wange
ist das zersprengene Glas einer Rosette.
Ich habe eine Schleuder gehabt.


Ja,
deine Hand zerschneidet
mein zähes Gesicht,
manchmal hüpft sie vor Freude.



SÌ,
là è anche molto più allegro,
l'aria rimbomba di risate principesche.
Io ho sentito principi ridere
e principesse esultare.
Mi ricordo di cagnolini che abbaiavano,
saltavano alti sulle vesti
quando li si portava a passeggio.


Sì,
la tua mano sulla mia guancia
è il vetro infranto di un rosone.
Ho avuto una fionda.


Sì,
la tua mano tagliuzza
il mio tenero viso,
a volte fa salti di gioia.
DAS HAUS IST GESCHLOSSEN.
Die Fenster und Türen sind taub.
Die Blumen an den Wänden
werden von Tag zu Tag höher.
Bald wird das Haus verwachsen sein
in einem Strauß von Blüten.
Ihr Duft wird stark sein,
die Farben dichter als Schweigen.


Darunter befiehlt das Haus,
es zu vergessen. Es geht aus den Gedanken,
der leere Platz füllt sich
mit Namen. Sie sind verschnürt,
übergossen mit Knoten,
unzerhaubar, für immer,
Wie die Blumen heißen, ist unbekannt.


Der Abschied brachte die Unnahbarkeit
frischen Gedeihens, eines erschreckten,
unberührbaren Frühlings, der die alten
Bewohner aussperrt. Sie gehen im Kreis,
sie schützen die Augen.
Der ausgetretene Weg wird tiefer,
beharrlich wächst die Erdwand.


Das ist die kühne Macht, Abschied zu nehmen,
des Schönen, die Macht zu verdecken.
Hinter dem Rücken schüttet der Schnee
die Schritte zu. Der himmel rieselt herab,
das heiße Licht, das durch das Fenster
gekommen war, der Wind über der Tür,
ersticken weit unter die Blumen.
LA CASA È CHIUSA.
Porte e finestre sono mute.
I fiori sulle pareti si fanno
di giorno in giorno più alti.
Presto la casa sarà coperta
da un fascio di fiori.
Il loro profumo sarà forte,
i colori più fitti del silenzio.


Là sotto la casa ordina
di dimenticarla. Procede dai pensieri,
il luogo vuoto si colma
di nomi. Sono legati con lo spago,
irrigati di nodi,
saldati, per sempre.
I nomi dei fiori nessuno li conosce.


L'addio portò l'inaccessibilità
di una fresca crescita, di una spaventata
intangibile primavera, che escludeva
i vecchi abitanti. Girano in tondo,
proteggono gli occhi.
La via consunta dai passi si fa più profonda,
ostinata cresce la parete di terra.


Questo è l'audace potere del bello di prendere commiato, il potere di nascondere.
Dietro la schiena la neve riempie
i passi. Il cielo cola giù,
la luce ardente, giunta
attraverso la finestra, il vento sulla porta,
soffocano fondi sotto i fiori.


DAS HAUS, IN DEM ICH GEBOREN WURDE,
trugen sie ab.
Es gehörte ihnen,
nicht denen, die darin geruht
und gelitten hatten,
seit drei Generationen.


Es war ein Haus für die Diener,
Schuhglänzer, Blumengärtner,
für den Verwalter.


Hier starben sie, mit Wasser
in der Brust, gelähmt,
so treu, daß die,
deren Besitz sie waren,
sie nicht merken:
oder sie verkneteten sie
in ihre Gebete,
daß ihnen erhalten bleibe,
was im Haus war.


Hinter den Türen und Fenstern
blieb vieles unausgesprochen.
Manchmal schmückte eine Kamelie
als "Diebsgut" das Zimmer,
die gleiche Blume
in ungleichen Zimmern.


Für den Widerstand waren die Mauern
zu schwach,
die Muskeln zu gedehnt,


LA CASA IN CUI SONO NATO
l'hanno demolita.
Apparteneva a loro,
non a quelli che vi avevano riposato
e sofferto,
da tre generazioni.


Era una casa per i servitori,
lustrascarpe, giardinieri,
per l'amministratore.


Essi morirono qui, con l'acqua
nel petto, paralizzati,
così fedeli che coloro
di cui erano il possesso
non li notavano:
o li impastavano
nelle loro preghiere,
che gli fosse conservato
ciò che era in casa.


Dietro porte e finestre
molto restava non detto.
A volte una camelia
"corpo del reato", ornava la stanza,
lo stesso fiore
in stanze diverse.


Per resistere i muri erano
troppo deboli,
i muscoli tropo tesi,der Lohn
ein zu niedriger Lohn,
Fragen zu stellen.


Die schwarze Stirnlocke des Vaters
fällt mir ein,
ich sehe die Mutter das Wasser tragen,
der Brunnen
war im Hof zwischen den Linden,
im Todeskampf
stand die Großmutter in der Tür,
ich sprang vom grünen Divan
und lief durch sie hinaus
in die Küche.


Dem Großvater ruckten die Arme empor,
als wäre ihn leichter.
Die Wäscherinnen hoben ihn in den Sarg.
Die Virginiatasche lag auf dem Tisch
neben der goldenen Uhr
mit ihrer Kette und dem Medaillon.


Die schmiedeeisernen Nägel
in den Böden
stießen den Lack ab,
sie rissen die Fußsohlen auf.
Wer hier ging,
wurde verletzt, war gewarnt,
verletzbar zu bleiben.


Das "Non plus ultra", sagte dere Vater,
wenn die Mutter von Teppichen
und Parkettböden sprach,la paga
una paga troppo bassa
per fare domande.


Mi viene in mente
la ciocca nero sulla fronte del padre,
vedo la madre portare l'acqua,
il pozzo
era nel cortile fra i tigli,
lottando con la morte
la nonna stava alla porta,
io saltai dal divano verde
e corsi infilandomi
nella cucina.


Al nonno scattarono le braccia verso l'alto,
come se si sentisse meglio.
Le lavandaie lo misero nella bara.
La busta dei Virginia stava sul tavolo
vicino all'orologio d'oro
con la sua catena e il medaglione.


I chiodi in ferro battuto
nel pavimento
sciupavano la vernice,
laceravano le piante dei piedi.
Chi ci camminava sopra
veniva ferito, era ammonito
a rimanere vulnerabile.


Il "non plus ultra", diceva il padre,
quando la madre parlava
di tappeti e palchetti,aber er bat sie,
es für sich zu behalten,
das Bild der Herrin im Silberrahmen
warnte vor Hoffnungen.


Nur in der Sylvester Nacht,
am Geburtstag des Vaters,
gab es das Gegenfest,
das Recht zu leben,
zusammengepreßt auf die letzte
Stunde des Jahres.


Die Mauern waren naß,
die Kloake kroch bis zum First.
"Die Nordwand ist wie ein Herbstblatt",
sagte der Vater,
"aus der Ferne betrachtet."


Mitunter lebten Jägder, Stallknechte,
Priester, Soldaten im Haus,
im Keller standen Sauerkrautfässer,
Salat überwinterte in der Erde,
auf dem Dachboden wühlten nachts
Ratten in den Kisten
mit den leergeschossenen Patronen.


Wenn wir die Zündkappen austauschten,
Pulver, Pfropfen und Schrott
mit einem Blättchen verschlossen,
weckte der Rattengeruch
die Lust zur Jagd.
Und die Krähenschreie auf den
Eschen neben im Hausma la pregava
di tenerlo per sé,
l'immagine della signora nella cornice d'argento
metteva in guardia dalla speranza.


Solo nella notte di San Silvestro
per il compleanno del padre
c'era la controfesta,
il diritto di vivere,
compresso nell'ultima
ora dell'anno.


I muri erano umidi,
la fogna strisciava fino al colmo.
"La parete nord è come una foglia d'autunno",
diceva il padre,
"vista da lontano."


Talvolta nella casa vivevano
cacciatori, stallieri, preti, soldati,
in cantina c'erano barili di crauti,
l'insalata svernava nella terra,
nel solaio di notte
ratti rovistavano nelle casse
di cartucce vuote.


Quando cambiavamo le capsule
polvere, tappi e pallini
chiusi con un dischetto,
l'odore dei ratti risvegliava
la voglia di cacciare.
E le grida delle cornacchie sui
frassini accanto alla casablieben lang in den Zimmern.


Südlich vom Haus stand das Schloß,
das Herz im steinernen, quadratischen Kopf.
Die großen Fenster
hielten die Augen offen,
ihre Sehkraft war unser Gewissen,
das Herz verwherte sein Blut,
das andere, ganz andere Blut.


Um das Haus streiften Katzen,
Jagdhunde bellten, und Fellhändler
lehnten ihr Rad an die Mauer.
Das Raubzeug ging in dei Falle.
Im Hof des gegenüberliegenden Hauses
flatterte die weiße, mit Lilien
bestickte Wäsche, über den Bügelzimmern
wohnte der Pfarrer, der Herr
über die Sünden im Park
und die angrenzenden Dörfer.


Hier mußte die Zeit stehen bleiben,
hier lebte man fort in den Bildern
in Zellen, die sich verweigerten.
Das Neue hätte ich gern zu Gast gebeten,
das Alte zu sehen, die wütende Beharrlichkeit,
die Verneinung des Todes,
aber ich hielt, was ich sah,
für ein Gesetz, für die ganze Welt.


Es war das Haus, in das die Hebemme kam,
mit den schwarzen, ledernene Koffer,
sie stellte das Wasser zu.rimanevano a lungo nelle stanze.


A sud della casa c'era il castello,
il cuore nella testa pietrosa, quadrata.
Le grandi finestre
tenevano gli occhi aperti, la potenza
del loro sguardo era la nostra coscienza,
il cuore negava il suo sangue,
il sangue diverso, del tutto diverso.


Intorno alla casa vagavano gatti,
cani da caccia abbaiavano, e commercianti di pelli
appoggiavano al muro la loro bicicletta.
La preda cadeva in trappola.
Nel cortile della casa di fronte
sventolava la biancheria candida, ricamata
con gigli, sopra le stanze da stiro
abitava il parroco, il signore
dei peccati nel parco
e dei villaggi confinanti.


Qui il tempo doveva fermarsi,
qui si continuava a vivere nelle immagini,
in celle che si negavano.
Avrei volentieri invitato il Nuovo
a vedere il Vecchio, la furente ostinazione,
la negazione della morte,
ma prendevo quel che vedevo
per una legge, per il mondo intero.


Era la casa in cui venne la levatrice,
con la valigetta nera, di pelle,
mise l'acqua sul fuoco.Während der Geburt der Geschwister
saß ich auf dem Baumstamm im Sägewerk,
den die Sägeblätter gierig zerschnitten.


Später, zu Hause, hielt ich die neuen Schreie
für meine eigenen Schreie,
ich flog im Traum durch das Stiegenhaus,
viele kleine Väter saßen auf meinen Flügeln.


Ehe sie das Haus aud der Erde rissen,
besuchte ich seine Räume. Was noch verwendbar war,
hatte man weggetragen, herausgebrochen,
achtlos wie die Erinnerung an seine Toten.


Wer war ich hier gewesen? Warum durfte
ich nicht sagen, das ist mein Haus,
unser Haus, trotz so vieler Jahre
des atmens, der Tage im Fruchtwasser?


Wo es stand, verwehrte man mir,
Gras zu säen, ich vergönne den Herren
die Narbe nicht. Unsere Wunden bleiben
unerreichbar für sie.
Mentre la sorella nasceva
sedevo sul tronco d'albero nella segheria,
che le lame tagliavano avide.


Più tardi, a casa, presi le nuove grida
per le mie stesse grida,
volai in sogno per la tromba delle scale,
tanti piccoli padri sedevano sulle mie ali.


Prima che estirpassero la casa dalla terra,
visitai le sue stanze. Ciò che si poteva ancora usare
lo avevano portato via, spaccato,
senza attenzione, come i ricordi dei morti.


Chi ero stato io qui? Perché non potevo
dire questa è casa mia,
casa nostra, nonostante così tanti anni
di respiro, i giorni nel liquido amniotico?


Dove essa sorgeva, mi si negò
di seminare dell'erba, io non concedo ai signori
la cicatrice. Le nostre ferite rimangono
irraggiungibili per loro.


ES IST NICHT SO ZU VERSTEHEN,
wie ich es verstanden habe.


Ich merke,
daß es weitergegangen ist,
ich lebe es schon,
aber ich sage ganz etwas anderes.


Die arme strecke ich aus,
sie fliegen wie Frisbeescheiben voraus.
Niemand fängt sie.
Ich wische mir nichts aus dem Gesicht.
Ich sitze hier,
spitz
wie die Nadel.



NON È DA CAPIRE
come l'ho capita io.


Mi accorgo
che è andata avanti,
la vivo già,
ma dico tutt'altro.


Allungo le braccia,
volano avanti come freesbee.
Nessuno le prende.
Dal viso non mi tolgo nulla.
Sto qui seduto,
aguzzo
come l'ago.



"DIESE GEDICHTE WAREN VORWEGNAHMEN
von Taten", schrieb ein Freund.
Sie kehren durch trübes Wasser zurück,
behangen mit den Hindernissen
auf ihren Wegen.
Jetzt könnte man
üiber die Anläße schreiben,
über den Zorn,
jetzt, da es zeit ist,
sich zu erinnern,
in klaren Sätzen,
durch zähere Taten.


Was bisher war
zerriß das Vertrauen,
Sandsäcke wuchsen in den Gelenken,
ich hörte hinten mir
die Zornige Heiterkeit rufen.


Die Sonne raschelt
und rät, manches wegzutragen.


Es heißt maßhalten
mit den Aufschwüngen.
Eine neue Sehnsucht,
die sich breit macht,
verspricht ärgeres.


Man wird machtlos,
machtlos gegen die Träume.



"QUESTE POESIE ERANO ANTICIPAZIONI
di fatti", scrisse un amico.
Ritornano da acqua torbida,
ornate di ostacoli
dai loro cammini.
Adesso si potrebbe scrivere
delle occasioni,
dell'ira,
adesso, che è tempo
di ricordarsi,
in chiare frasi,
attraverso fatti più tenaci.


Ciò che è stato finora
ha lacerato la fiducia,
sacchi di sabbia sono cresciuti nelle articolazioni,
dietro di me sentivo
irata l'allegria chiamare.


Il sole fruscia
e consiglia di portar via diverse cose.


È tempo di moderarsi
con gli slanci.
Una nuova dilagante
nostalgia
promette opposizione.


Si diventa impotenti,
impotenti contro i sogni,
auf dem Wege der Besserung
lockt eine Krankheit,
es ist der Wille der Krankheit.


So erhält die Ungeduld den
anderen Namen,
sie heißt Geduld;


es ist die Geduld,
durch alles hindurch alles beim Namen zu nennen.


Die Gedichte, die Locken und Röllchen,
die Korkzeilen in jedem Riß
weichen.


Eine Lust zu natürlichen Zeichen
tritt die Metapher ins Erdreich,


es ist die Hoffnung,
alles anders zu sehen:
die Welt als gemeinsame Arbeit,
in der die Gefühle verteilt sind,
auch die Beobachtung,
daß es weitergeht.
sulla strada del miglioramento
alletta una malattia,
è la volontà della malattia.


Così l'impazienza riceve
l'altro nome,
si chiama pazienza;


è la pazienza
di chiamar tutto attraverso tutto per nome.


Le poesie, i riccioli e rotelle,
le righe di sughero si ritirano
in ogni crepa.


Una voglia di segni naturali
spinge la metafora nel regno della terra,


è la speranza
di vedere tutto diversamente:
il mondo come un lavoro comune,
nel quale i sentimenti siano suddivisi,
anche l'osservazione
che tutto va avanti.



…DAß ES EINE GRENZE GIBT:
was gesagt ist, ist eine Grenze.


Das Stück aus Worten
nenne ich nicht bis zum Ende:
mein.


Ob es für andre sei?
Man soll das Ohr nicht besetzen.


Zur Übung
stellt sich das Echo ein.
Wenn es Eis ist,
wird es die Blume sein,
die wiederkommt.


"Du führst die Übung vor",
hast du gemeint,
"so grauenvoll ist deine Möglichkeit."


Wie ungeheur Feststellungen sind.
Ein Wort
vom anderen gerichtet,
weggefordert in die Antwort,
für wen es sei,
ans Land gezogen fü die Wahrheit,
die längst dal Land
verlassen hat.



…CHE UN CONFINE C'È:
ciò che viene detto è un confine.


Il pezzo ricavato dalle parole
fino alla fine non lo chiamo:
mio.


Che sia per altri?
Bisognerebbe non ingombrare l'orecchio.


Per esercizio
si orienta l'eco.
Se è ghiaccio
sarà il fiore
che ritorna.


"Tu presenti l'esercizio"
hai pensato,
"così tremenda è la tua possibilità"


Come sono immani queste constatazioni.
Una parola
indirizzata dall'altro,
richiesta nella risposta
per chi sia,
tirata a riva per la verità
che da lungo tempo
ha lasciato la terra.



WIE SCHNELL SIE ZURÜCKGEKEHRT SIND
von draußen,
nicht von Bergen und Seen,
nicht von den gelben Feldern,
dem Erlegewühl, den Hügeln
und den Wegen in Ebenen:
sie schlugen das Buch zu,
den Zorn des Buches.


Sie liefen ins offene Wort,
von einem ins andere,
im Dienste der rache
sahen sie (wie immer) innen die Hölle,
das Böse Gemach
hinter Auge und Ohr,
und nur eine Trauer
ließen sie zu:
über den erfundenen Abschied
von der erfundenen Wahrheit.


Was gewußt war, ist nicht bewältigt,
fortgehetzt sind die Bilder, die Begriffe
ausgekratzt, müde von ihrer Erfindung,
weggeschwemmt von der Wiederkehr,
keine Heimkehr.


Daß sie komme: die Erfahrung,
die herrliche Kralle,
totgekratzt die unbeweisbare Mauerschau,
frei: der Ansturm der Felder
ohne die Zeichen niederzwingender Sterne.



COME SONO TORNATI INDIETRO IN FRETTA
da fuori,
non da laghi e montagne,
non dai campi gialli,
dal folto degli ontani, da colline
e sentieri nelle pianure:
loro chiudono il libro,
l'ira del libro.


Correvano incontro all'aperta parola,
dall'una all'altra,
a servizio della vendetta
vedevano (come sempre) dentro l'inferno,
la stanza maligna
dietro occhio e orecchio,
e solo ad un lutto
acconsentivano:
per l'addio inventato
dalla verità inventata.


Ciò che si sapeva non è superato,
le immagini sono sospinte avanti, le idee
abrase, stanche della loro invenzione,
dilavate dal ritorno,
nessun ritorno a casa.


Che lei venga: l'esperienza,
il magnifico artiglio,
abrasa a morte l'indimostrabile vista del muro,
liberamente: l'assalto dei campi
senza i segni di stelle che prostrano al suolo.



UM DIE HÜGEL LEGT SICH DER KREIS,
ausfließend bis zur Grenze:
in seiner Mitte
bleibt das zurückeroberte Leben,
auseinandergefaltet
in Wiesen, Wälder und Äcker.
Das Geschenk der roten Erde.


Unter der roten Erde ist das Feuer erstarrt,
ist zurückgekehrt,
weggesunken mit dem Meer.
Es schläft im Gestein,
in Ordnungen:
der weggeworfene Mantel des Vulkans.


Der traum des Feuers reicht herauf,
bis zu uns,
wir lesen den traum.
Das Wahrgenommene,
der Jubel der Sinne, das einzige Jetzt,
ist zugleich das Vergangene:
die neue Bewegu8ng des Feuers.


Sie fliegt im Wein der Sonne entgegen,
das Wechselspiel: Himmel und Erde
belebt, macht gieriger,
hält uns frei,
es zugleich mit dem Tod zu ertragen.
Der Trost der Vulkane.




INTORNO ALLE COLLINE IL CERCHIO SI DISTENDE,
sgorgando fino al confine:
nel suo centro
rimane la vita riconquistata,
dispiegata
in prati, boschi e campi.
Il regalo della terra rossa.


Sotto la terra rossa il fuoco si fatto rigido,
è tornato indietro,
sprofondato via con il mare.
Dorme nella roccia,
in ordini:
il mantello stratificato del vulcano.


Il sogno del fuoco giunge fin quassù,
fino a noi,
noi leggiamo il sogno.
Quel che è percepito,
l'esultanza dei sensi, l'unico adesso,
è insieme quel che è passato:
il nuovo moto del fuoco.


Lei vola nel vino verso il sole,
il gioco alterno: cielo e terra
vivifica, rende più bramosi,
ci lascia liberi
di sopportarlo insieme con la morte.
La consolazione dei vulcani.


Abgestellt in den Fässer, ruht die Bewegung aus.
Der Traum des Weines
trägt das Heitere weiter,
das Jahr hält er zusammen,
die Stimme, das Böse zu nennen,
nichts hinzunehmen,
das nicht verschieden sein könnte von sich.


Hier findet eines aus dem anderen heraus,
Schicht liegt über Schicht,
setzt sich entgegen, vereignit sich:
Stein und Traum, Erde und Wein,
Welt in der Welt,
zugleich in der Schwerkraft des Ortes.


Dafür wäre die Hoffnung da,
die Mühsal des Ortes mitzunehmen ins Glück,
herauszuschwemmen das Dunkle,
die Selbstüberschätzung des Todes.


Trost des Menschenseins, Trost zu empfinden.Riposto nei tini riposa il moto.
Il sogno del vino
conduce oltre quel che è allegro,
tiene insieme l'anno,
la voce per nominare il male,
per non accettare niente
che non possa essere diverso da sé.


Qui uno scopre l'altro,
strato su strato,
si oppone, si unisce:
pietra e sogno, terra e vino,
mondo nel mondo,
insieme nella forza di gravità del luogo.


Per questo ci sarebbe la speranzadi portare
con sé nella felicità il tormento del luogo,
di dilavare l'oscuro,
il sopravvalutarsi della morte.


Consolazione dell'essere umani, provare consolazione.



WENN ES EINE STÄTTE GAB:
diese Hügel waren sie.


Sie fesselten das Licht,
von dem ich fürchte,
daß es meines war.


Das hohe Pappelpaar,
die Dächer, Türme,
mit Leben übrewachsen, Hänge,
nahmen vom Tag die Dauer,
die die Heimkehr braucht.


Die Äste zeigten
ihren großen Weg,
was sie erblickten,
ging meinem Wunsch voraus.


Das Glück: erkannt an dem,
was es nie war, mengte sich
dem Atem bei. Das eine Innehalten
war umringt vom Tod,
vom wilden Kleid des gegensatzes.
Das Glück: mit einem Ja verrarsucht,
im Grün, vom heißen Wind verbraucht,
und drei Schritte weiter ging das Herz
mit seinen Worten weg. Vom Wissen dunkel,
der Helligkeit davor verschlossen,
zu dunkel, um die Blitze zu beschützen.



SE UN LUOGO CI FU:
furono queste colline.


Mettevano in catene la luce,
che temevo
fosse mia.


L'alta coppia di pioppi,
i tetti, torri
ricoperte di vita, pendii,
prendevano dal giorno la durata
di cui il ritorno aveva bisogno.


I rami indicavano
la loro grande via,
ciò che vedevano
precedeva il mio desiderio.


La felicità: riconosciuta a ciò che
non lo fu mai, si miscelava
al respiro. L'unico osservare
era circondato dalla morte,
dal selvaggio vestito della contraddizione.
La felicità: ubriacata con un sì,
nel verde, viziata dal vento ardente,
e tre passi avanti andò via il cuore
con le sue parole. Oscura di sapere,
la luminosità chiusa lì davanti,
troppo oscura per proteggere i lampi.



DER HÜGEL WAR MITTEN IN UNS.
Zwei Hänge hielten den Abhang,
der Himmel darüber
zog dich schon fort.


Freilich,
das Gewesene
hat uns überholt.


Unbestreitbar
ist der Augenblick
eingeschmolzen in der Erde:
verschont
von Verfolgung.


Ohne Gesetz
ist das Schwere.
Die Gräser biegen sich kaum,
der Wind hält
uns still.



LA COLLINA ERA IN MEZZO A NOI.
Due pendii tenevano la china,
il vento là sopra
trascinava già via.


Di certo
ciò che è stato
ci ha superati.


Indiscutibile
è l'attimo
liquefatto nella terra:
dispensato
dalla persecuzione.


La pesantezza
è senza legge.
Le erbe appena si flettono,
il vento ci tiene
sospesi.



DA WÄCHST DAS AUGE
über die Höhe,
die es trägt, hinaus.


Der plumpe Kompf
ist voll mit Land.
Die Ranken
fangen Licht.


Bis in den Dunst hinein
schiebt sich ein Rand
zum anderen:
bis alles Farbe ist.



QUI CRESCE L'OCCHIO
oltre l'altezza
che può sopportare.


La testa sgraziata
è piena di terra.
I viticci
prendono luce.


Fin dentro la foschia
un margine scivola
sull'altro:
fino a che tutto è colore.



VON DER ABGETRETENEN SCHWELLE ZU SAGEN,
daß sie ist, meintest du, -
hieße das Last, das Unentwegte,
Weggehen und Heimkehr,
den getriebenen Schritt, zu vergessen.


Das Abendlicht
schien durch das Fenster,
die Frau stand am Tisch.
Es war Fröhlichkeit da,
als sie sagte:
"Nicht zu arbeiten wäre besser, fürs Herz."


Wir saßen mitten im Raum,
darüber die niedere Decke,
Todesstraße der Fliegen.


Verschlossen und unberührbar war der Schmutz
an den Wänden. Das verlöschende Grün
verschwand in den Raum,
in der Flasche die untergehende Sonne.


Das Wandern der Welt war das Zeichen
der Schwelle.
Draußen lag das kleine Stück Land,
Eigentum, das vor dem Tod schützt,
die Mücken darauf lieben die scweißnasse Haut,
das Tägliche,
das Tägliche
schützt der Schwelle,
dauerhafter als die hohen Gestelle der Dauer.


DELLA SOGLIA CONSUMATA DIRE
che è, dicevi, - vorrebbe dire
dimenticare il peso, ciò che è fermo,
l'andar via e il ritornare a casa,
il passo sospinto.


La luce della sera
riluceva dalla finestra,
la donna era al tavolo.
C'era dell'allegria
quando disse:
"Non lavorare sarebbe meglio, per il cuore."


Sedevamo in mezzo alla stanza,
sopra di noi il soffitto basso,
strada fatale delle mosche.


Serrato e intoccabile era lo sporco
sulle pareti. Il verde sbiadito
svaniva nella stanza,
nella bottiglia il sole al tramonto.


L'errare del mondo era il segno
della soglia.
Fuori c'era il piccolo pezzo di terra,
proprietà che difende dalla morte,
le zanzare lì sopra amano la pelle sudata,
il quotidiano,
il quotidiano
difende la soglia,
più durevole degli alti sostegni della durata.Hier, meintest du, sei es angemessen
von Erfahrung zu sprechen,
von Bußgang der begriffe, der Entkernung
der Augen, in der Gleichzeitigkeit
von Ernte und Last,
ohne Raum für das Ganze
und seine Köpfe.


Wir nahmen das Brot, die Gewürze,
den Wein, die Antwort,
auf die hartgewordenen Hände,
wir hörten die Trommel, den Besitz,
Gutes und Böses ununterschieden.


Die Frau in ihre Erde verliebt:
ein Todesstück,
das sich dem Sinn entzieht.
Qui, dicevi, è adeguato
parlare di esperienza,
del cammino di penitenza dei concetti, del togliere semi
agli occhi, nel raccogliere
e insieme caricare,
senza spazio per l'intero
e le sue teste.


Noi prendemmo il pane, le spezie,
il vino, la risposta
sulle mani induritesi,
noi sentimmo i tamburi, il possesso,
bene e male indivisi.


La donna: innamorata della sua terra:
una pièce funebre
che si sottrae al senso.




DAS AUFGEBRACHTE,
unter die Brücke Gestürzte,
das in den unvergangenen Tagen
vergangen war,
hat dein Gesicht,
den Schein deines Gesichtes,
erreicht.


Da, dir als Maske auferlegt,
bist du,
ohne es zu wissen,
der Schrecken, wiederholt,
ein Werkzeug,
Hoffnung aufzubrauchen,
den Abfall Hoffnung
abzulegen.


Dein Lachen,
das begrenzte Glück,
dein Glück darin
ahnt nicht den Gegensatz:
das ganze Land ist da,
wenn du es willst,
seine Flüsse, für dich,
frei von der Last,
die du mitträgst.


Geh weg, laß die Augen sein,
das Blinde, nimm es mit,
es macht dich rein,
unüberschaubar. Dein Mund


QUEL CHE È ESAURITO,
gettato sotto il ponte,
che è trascorso
nei giorni non trascorsi,
ha raggiunto
il tuo volto,
l'apparenza del tuo volto.


Qui, messoti su come una maschera,
sei tu,
senza saperlo,
lo spavento, ripetuto,
un arnese
per esaurire la speranza,
per gettare
lo scarto speranza.


La tua risata,
l'angusta felicità,
la tua felicità là dentro
non ha presagi della contraddizione:
l'intera terra è qui,
se tu lo vuoi,
i suoi fiumi, per te,
liberi dal carico
che anche tu porti.


Va' via, lascia perdere gli occhi,
quel che è cieco prendilo con te,
ti rende puro,
illimitato. La tua boccaprüft den Hauch,
keine Stimme,
kein Ende an dir.
Für dich,
allein:
dieses Fest. prova l'alito,
nessuna voce,
nessuna fine in te.
Per te,
soltanto:
questa festa.



DIE KALTE NACHT.
Daß gerade Frühling ist:
ich weiß, sagst du,
so hat es aufgehört.


Das Land ist reich geworden,
der Weidenglanz darauf
ruft Sonnenstrahlen aus dem Aug zurück.


Du bist allein.
Mich beschämt
die michbezogene Bestattungsangst.
Du bist auch im Geröll allein.
Als wäre die Verwesung
du und du gewesen.


Das Menschenband
bleibt unter uns:
entzweigwschnitten.


Die Wunde rechts,
die Wunde links,
das alte Kunstwerk
braucht uns nicht auf,
wir hocken
zwischen nein und nein
wie Wort und farbe,
die ihr drittes suchen.



LA NOTTE FREDDA.
Che è proprio primavera:
lo so, dici,
è così che ha smesso.


La terra si è fatta più ricca,
sopra di lei lo splendore dei salici
richiama raggi di sole dall'occhio.


Sei solo.
Sono umiliato
dalla paura della sepoltura che mi riguarda.
Sei solo anche nei detriti.
Come se la putrefazione
fosse stata tu e tu.


Il vincolo umano
rimane fra di noi:
spezzato.


La ferita a destra,
la ferita a sinistra,
l'antica opera d'arte
non ci esaurisce,
stiamo accoccolati
fra no e no
come parola e colore
che cercano il loro terzo.



ES GIBT TAGE AN DENEN DIE DINGE
die Namen der Dinge sind,
Schriftzüge,
unter den Himmel geschrieben:
aufgeboten von der Erzählern.


Eine Fahne aus Eis herrscht,
das andere Gesicht des Todes,
das Gesetz.


Du bist dann fort.
An diesem Abschied gemessen
zeigt sich kein Maß.



VI SONO GIORNI IN CUI LE COSE
sono i nomi delle cose,
caratteri
scritti sul cielo:
raccolti da coloro che narrano.


Domina una bandiera di ghiaccio,
l'altra faccia della morte,
la legge.


Allora non ci sei più.
Misurata su quest'addio
non c'è alcuna misura che si mostri.



WENN MAN BEREIT IST, EINZUGESTEHEN,
daß die Nachtigallen sangen,
war schön,
merkt man die Ölbäumen an,
daß jeder satz,
der uns meint,
ein Mythos ist:
das Rindenstück aus den ersten Tagen
der Menschen.


Dem Begehren wachsen Namen,
der Namen Augen,
der Stern kommt zum anderen Stern,
und die zweite Bewegung
hat Vertrauen zur ersten.


Du liefst hinaus in die Nacht.
Ich sagte: "Auch Revolutionen
sind Erzählungen von der Welt,
die Wahrheit nur der Anfang
einer neuen Geschichte,
ein Weitergehen gegen den Tod
in dem Meer:
wir leben."


Später schnitt mich die Wut von dir,
als ich den Mond weggeghen sah,
strafte ich den Hals,
diesen Steg für Atem und Blut.
Ich fürchtete,
daß sein Wirbel


QUANDO SI È PRONTI A RICONOSCERE
che gli usignoli cantavano,
era bello,
ci si accorge degli olivi,
che ogni frase
che intende dire noi
è un mito:
il pezzo di corteccia dai primi giorni
degli uomini.


Al desiderio crescono nomi,
ai nomi occhi,
la stella arriva all'altra stella,
e il secondo movimento
ha fiducia nel primo.


Tu correvi fuori nella notte.
Io dissi: "Anche le rivoluzioni
sono racconti del mondo,
la verità solo l'inizio
di una nuova storia,
un andare avanti contro la morte
nel mare:
noi viviamo."


Più tardi l'ira mi divise da te,
quando vidi la luna andar via
punii il collo,
questo viottolo per sangue e respiro.
Temevo
che il suo vorticemich verneinen.


Erinnere dich,
daß die Berührung
schon jeden Morgen vorher
eine versäumte Berührung war.
mi negasse.


Ricordati
che il contatto
era già ogni mattina prima
un contatto perso.



ER MEINTE,
daß sie der Einriß gewesen sei:
das Atemrecht.
Aber dann habe er gesagt: Auge,
und sie sei plötzlich
so groß erschienen.


Die Nähe sei der letzte Hang,
ein Familienname
ohne Horizont.


Die das verschweigen,
nein: die das schreiben,
die Zeichen seien es,
vermutete er, daß es
nicht anders gewesen ist.



SECONDO LUI
lei sarebbe stata lo strappo:
il diritto di respirare.
Ma poi lui avrebbe detto: occhio,
e lei sarebbe improvvisamente
apparsa così grande.


La vicinanza sarebbe l'ultimo pendio,
un cognome
senza orizzonte.


Quelli che lo tacciono,
no: quelli che lo scrivono,
sarebbero i segni,
sospettava lui, che
nient'altro fosse stato.




DIESES GLAS WEIN AM MEER
war das letzte Glas:
und das Letzte Meer mit dir.


Nachgeahmt war das Ende
(als habe es schon geendet),
was einmal größer schien:
ohne Ende das Ende,
der Wunsch.


Wir lebten nicht mehr,
wir lasen und lasen Gesetzte:
das Wort verschwand,
so alt war das Entzweite.


Schnüre, an den andren geknüpft,
hätten den Knoten gemocht:
die dunkle Zeit mag die Knoten nicht,
sie macht es zu rasch und ist überzeugt:
wie die Kiesel. Als wäre das Wasser
ohne sie still.


Fortgehen. Das Binnenland, Wiesen.
Mit einem Blatt
zurück zur Erde.


Ist es der Wunsch des Blattes?



QUESTO BICCHIERE DI VINO SUL MARE
fu l'ultimo bicchiere:
e l'ultimo mare con te.


La fine fu simulata
(come se da lungo tempo fosse finita),
e un tempo sembrava più grande;
senza fine la fine,
il desiderio.


Non abbiamo più vissuto,
abbiamo letto e letto norme:
la crepa era tanto vecchia
che la parola scomparve.


Ai lacci legati all'altro
sarebbe piaciuto il nodo:
al tempo oscuro non piacciono i nodi,
lo fa troppo in fretta ed è convinto:
come i ciottoli. Come se l'acqua
senza di lui fosse calma.


Andare avanti. L'interno del paese, prati.
Con una foglia
indietro sulla terra.


É il desiderio della foglia?
MEIN LAND


Bis ins Tiefste, ohne den Raum zu messen,
geht die Erinnerung,
das böse Zwillingsgebilde.


Sandflüchtige, was dir hier unmöglich war,
brachte ein Brief ins Land:
unter dem falschen Stern
hast du es wiederholt:
das Neue, unser Neues.


Ein Meer ist dazwischengeschoben,
ein andere Kontinent.


Wie mißachtest du die Gegenwart,
den lebenden Tod; den Gedanken.


Es ist ein Wahn, den Plural zu feiern,
irrsinniger als der Spiegel:
die Leichtigkeit, sich wiederzugeben.


"Du hast mich verrtaen", sagen die einen,
die anderen schweigen.
Ich sage, das Wahre
ist ein Abguß des Todes.


Aber eine Stelle deiner Haut
mein zu nennen, ist mühsamer:
das ist die Klage nach dem Abschied des Abschieds.


Hast du das "Fremde" in der Fremede gelassen?
Es schließt kein Irrtum den anderen aus,IL MIO PAESE


Fin nel più profondo, senza misurare lo spazio,
va il ricordo,
la cattiva opera di ciò che è duplice.


La fuggiasca della sabbia, quel che qui ti era impossibile,
portò una lettera nel paese:
sotto la stella falsa
lo hai ripetuto:
il Nuovo, il nostro Nuovo.


Un mare è stato sospinto nel mezzo,
un altro continente.


Come disprezzi il presente,
la morte vivente; il pensiero.


É una follia festeggiare il plurale,
più pazza ancora che lo specchio:
la leggerezza di riprodurre.


"Mi hai tradito", dicono gli uni;
gli altri tacciono.
Io dico che il Vero
è un calco della morte.


Ma chiamare mio un punto
della tua pelle stanca di più:
è il lamento dopo l'addio dell'addio.


Hai lasciato l' "estraneo" nell'estraneità?
Nessun errore esclude l'altro,kein Satz und sein Gegensatz
nehmen den Sterne über unserem Ort
den Zorn:
Besseres zu erhoffen,
hier, wo das Kennengelernte
das Neue bringt,
das Ja, das du sagst, und das Ja dazu,
bis das Brauchbare heimkehrt,
die wirre Luftfahrt
eine Richtung nimmt,
durchlässig fütr jede Nachricht,
und Erträhgliches einfängt.


Das ist das Land,
ein Rücken für das Vorlaufigkeit des Wohnens,
breit genug, uns zu erklären:
die tödliche Hilflosigkeit der Zelle
im Sklavenaufstand anderer Zellen.
nessuna frase né il suo contrario
tolgono alle stelle sopra il luogo in cui siamo
l'ira:
sperare in qualcosa di meglio,
qui, dove quel che si conosce
porta il Nuovo,
il sì che dici e in più il sì,
fino a che ritorni quel che si può usare,
l'aviazione confusa
prenda una direzione,
permeabile ad ogni notizia,
e catturi quel che si può sopportare.


Questo è il paese,
un dorso per la provvisorietà dell'abitare,
largo abbastanza per spiegarci:
la mortale esitazione della cellula
nella rivolta di schiavi delle altre cellule.



"NIE MEHR", DAS WAR EIN SATZ
für einen letzten Tag im Jahr:
als ob es eine Chance gäbe,
nicht der zu sein,
der mit dem Rest des großen Lebens lebt.


Es kommt, oft wie aus einer Hecke,
das Echo
ohne die verstellte Stimme:
die tödliche Ermunterung,
den toten Apfel in der Hüfte
zur Fäulnis zu begleiten.



"MAI PIÙ", QUESTA ERA UNA FRASE
per un ultimo dell'anno:
come se ci fosse una chance
di non essere quello
che vive con la gran vita resdiua.


Spesso, come da una siepe, arriva
l'eco
senza la voce simulata:
l'incoraggiamento mortale
ad accompagnare alla putrescenza
la mela morta sul fianco.



DAS GESICHT
gegen die Regenfront gerichtet,
der Regen schon im Fleisch.


Zerschlagenes Laub,
Eis und Tollwut. Hitze.
Das Auge kann es nicht ändern.


Die Ruhe:
es fehlen die Sinne.
Das aufgeschlagene Buch verdeckt
seine Seiten.


Was ist gesagt?
Es wurde weggelassen.
Davon erzählten sie.
Es war anders.



IL VISO
rivolto al fronte della pioggia,
la pioggia già nella carne.


Fogliame frantumato,
ghiaccio e idrofobia. Calura.
L'occhio non può mutare tutto questo.


La calma:
mancano i sensi.
Il libro aperto nasconde
le sue pagine.


Cosa è detto?
Fu tralasciato.
Di questo raccontavano.
Era diverso.



KEINE NACHT
nach den Nächten.


Zeit verging:
ein Sommer, ein Herbst.


Es liegt Schnee.
Man erinnerte sich:
kein Ende mehr
für die Jahre.


Würfe von der Hoffnung
zur anderen:


Wasser sei, Licht,
überall Wasser,
Licht
und Bewegungen.


Einmal.
Es wiederholt sich.



NESSUNA NOTTE
dopo le notti.


Il tempo trascorreva:
un autunno, un inverno.


C'è la neve per terra.
Ci si ricordava:
più nessuna fine
per gli anni.


Lanci di speranza
verso l'altra:


sia l'acqua, la luce,
ovunque acqua,
luce
e movimenti.


Un tempo.
Si ripete.




WAR ES NICHT EINE TÄUSCHUNG,
den Geraüschen zu trauen,
dem hüpfenden Wind?


Der Eingang war offen,
die Gewölbe nicht ausgemessen:
jetzt dröhnt es.


Zu viel war bedacht,
das Vergessen
war ein Satz vom Vergessen,
was sein wird: war.

Land und Wasser,
ein Ende,
und es endet nicht.



NON FU FORSE UN'ILLUSIONE
fidarsi dei rumori,
del vento palpitante?


L'entrata era aperta,
la volta non misurata:
ora rintrona.


Troppo si ponderava,
il dimenticare
era una frase del dimenticare,
ciò che sarà: era.


Terra e acqua,
una fine,
e mai finisce.



UNSER LAND:
es blutet uns aus:
es liebte uns.
Es gab uns nichts dafür,
daß wir aus Schlägen
schöne Schmerzen machten.


Unbefragbar blieb es, keine Zeichen
herrschten, die steifgefrorenen Schritte
glaubten sich im Gehen frei,
versöhnt und hingerissen
vergaß die Marionette
die Namen ihren Schnüre,
die nichtabtrennbare Spur.


Wir schieben in die Augenhöhlen Licht,
wir (das Gekräusel zwischen uns),
wir werfen Schatten.
Die Versuchung, das Echo zu berühren,
wäscht nur die Wunden rein.


Dem Land und uns kein Trost:
als müßten wir nicht wissen, was geschiet.



LA NOSTRA TERRA:
ci dissangua:
ci amava.
Nulla ci diede
perché da dei colpi
ottenessimo bei dolori.


Interpellarlo non era possibile, nessun segno
dominava, i passi irrigiditi dal freddo
si credevano liberi nell'andare,
conciliata ed incantata
la marionetta dimenticava
i nomi dei suoi fili,
l'inscindibile traccia.


Noi spingiamo luce nelle orbite oculari,
noi (l'increspatura fra noi),
noi gettiamo ombre.
Il tentativo di toccare l'eco
lava solo le ferite.


Alla terra e a noi nessuna consolazione:
come se non dovessimo sapere quel che accade.


"EWIGE ERZÄHLUNG"


Draußen suchst du dich hinter dem Draußen,
das Bild, das dir dein Bild gibt, sucht dich,
wir, beide getrennt in ihm, Leib gegen Leib,
suchen und wechseln, wandern und bleiben nicht.
Die Trümmer sind wir allein, ohne Welt,
die Trümmer der Welt verbergen sich, ohne uns.


Der Wind dreht die Gräser, eines und alles zugleich,
das Wiesenland, ausgebreitet, ohne Spuren unendlich.
Gleichmäßig fällt die Sonne darauf, das Zusammenspiel.
Glück ist es, wenn ich den Glanz übersetze,
ein Halm reicht, daß die Erzählung beginnt,
die Geschichte, die das Leblose auftreibt ins Leben.


Ich weiß, daß du sein kannst, die Bewegung genügt,
dich in die mitte zu nehmen, von allen Seiten
kommen die Namen für dich, sie zeigen,
berühren und erfassen dich, und vom Mitgennanten
wirst du aus dem Alleinsein getragen, kein Opfer mehr,
versöhnt mit der Herkunft, mitgelebte Natur.


Das Ende der Wahrheit: ein letztesmal freigegeben
suchen die Dinge ein andres Erscheinen, der Ort,
der sie aufnimmt: Die Ahnung, daß es das Licht gab.
Ein Rest, die Vergleiche, erinnert daran, die Begegnung
im Wiesenland ist deine Lust zu erscheinen,
auf nichts gesetzt entsteht Nähe, Zeit für uns, Keine Dauer.


Die Bäume geben dich Schütz, du schützt dich im Schatten,
Wege und Blumen zählen die Schritte zusammen, du gehst,
du holst den abend zurück, allein kommt der Abend nicht,"ETERNO RACCONTO"


Fuori tu ti cerchi dietro al fuori,
l'immagine che dà la tua immagine ti cerca,
noi, entrambi divisi in lei, corpo contro corpo,
cerchiamo e cambiamo, andiamo e non restiamo.
Le macerie siamo noi soli, senza mondo,
le macerie del mondo si nascondono, senza noi.


Il vento attorciglia le erbe, una e tutte insieme,
il terreno erboso, dispiegato, infinito senza tracce.
Uniforme il sole vi si posa, il gioco d'insieme.
É felicità quando io traduco lo splendore,
basta uno stelo che cominci il racconto,
la storia che innalza alla vita quel che non ha vita.


So che puoi essere tu, il movimento basta
a portarti nel mezzo, da ogni parte
giungono i nomi per te, ti indicano,
ti sfiorano e ti afferrano, e da quelli con te nominati
sei sottratto all'esser-solo, non più vittima,
conciliato con l'origine, natura co-vissuta.


La fine della verità: per un'ultima volta messe in libertà,
le cose cercano un altro apparire, il luogo
che le prenda: il presagio che c'era la luce.
Un residuo, i confronti, lo ricorda, l'incontro
sull'erba è la tua voglia di apparire,
posta su nulla nasce la vicinanza, tempo per noi, nessuna durata.


Gli alberi ti danno riparo, tu ti ripari nell'ombra,
sentieri e fiori sommano i passi, tu vai,
tu riporti indietro la sera, solo la sera non arriva,die erhobenen Arme, der Waldrand, zeigen dir eine Grenze,
weiter als du reicht das Blühen nicht. Was zu finden war,
ist nichts Gefundenes, es wird einmal sein, hat es geheißen.
Du zählst zu diesen Namen. Nichts ist es selbst.
le braccia alzate, il margine del bosco, ti indicano un confine,
più in là di te non arriva la fioritura. Quel che era da trovare
non è niente di trovato, un giorno ci sarà, è stato detto.
Tu conti su questi nomi. Niente è se stesso.


EINFACHHEIT DER WAHRNEHMUNG


Die Wunde ist das Tor,
dich zu finden,
das Sinnesorgan,
das nicht getäuscht wird.


Übersät ist die Haut mit dir,
mit Erfahrung: sie ist der List
der alten Organen entkommen,
ihren abempfundenen Schwellen.


Die Wunde, die sich nicht schließen soll,
neu jeder Gedanke im Fleisch,
bereit zu zucken, ohne Erinnerung,
unversöhnt, die Wunde
mischt dich und die Welt.


Es ist nichts zu glätten,
kein höherer Rest, die Erlösung
ist der Bruchteil der Lüge:
daß eine Botschaft das Heil sei.


Die Bewegung geht nicht
von Stufe zu Stufe, setzt nichts höher,
sie kreist um den Wundrand,
sie nistet sich ein. Wo sie anhält,
warst du in der Empfindung die Dauer.
SEMPLICITÀ DELLA PERCEZIONE


La ferita è la porta
per trovarti,
l'organo di senso
che non viene illuso.


La pelle è cosparsa di te,
di esperienza: lei è sfuggita
all'astuzia dei vecchi organi,
delle onde indistinguibili.


La ferita che non deve chiudersi,
nuovo ogni pensiero nella carne,
pronto a guizzare, senza ricordo,
inconciliato, la ferita
fonde te e il mondo.


Non c'è niente da levigare
nessun residuo sublime, la redenzione
è la frazione della menzogna:
che un messaggio sia la salvezza.


Il movimento non va
di gradino in gradino, non pone nulla più in alto,
gira intorno al margine della ferita,
vi si annida. Là dove si ferma,
tu eri nel sentimento la durata.
DER TEICH


Um die Wunde das Schilfband.
Das Feuchte, ätzende,
spiegelt die Sonne grau.


Spinnen gehen über das Wasser.
Das Wunder (das noch aussteht)
wiederholt keine Welle.


Heilt die Wunde,
trocknet sie aus?


Wer gibt seine Muskeln,
das Fleisch?
sich, das Opfer?
Du allein?


Wer vertreibt den Teich,
das Krötengesicht,
das dich anstarrt?


Daß darüber dein Gesicht wächst,
dein Garten,
das Glück tausender Blumen:
"zurückzublicken auf ein Leben
voller Verluste",
wie ein Schrei nach Freude.
LO STAGNO


Intorno alla ferita il canneto.
L'umidore, corrosivo,
rimanda il sole, grigio.


Ragni corrono sull'acqua.
Il prodigio (che ancora manca)
non ripete alcuna onda.


Guarisce la ferita,
si asciuga?


Chi dà la sua carne,
i suoi muscoli,
sé, la vittima?
Tu soltanto?


Chi scaccia lo stagno,
il volto di rospo
che ti fissa?


Che lì sopra cresca il tuo viso,
il tuo giardino,
la felicità di mille fiori:
"guardare indietro ad una vita
piena di perdite",
come un grido alla gioia.
NACH KEINEM SOMMER


Es ist Herbst. Es herrscht
der Satz von dir: "Die Absonderung
vermehrt die Sichtbarkeit."


Der Mantel, dein Blätterfall,
verrät den Wunsch,
dich zu verhüllen:
damit dich keiner vergißt.


"Schaut her, ich will nicht,
daß man mich sieht."
Der Tote ist tot.
Das Fest für ihn hat begonnen.
Die Sonne verhindert die Sonne,
die Einsamkeit Einsamkeit.


Es ist deine Jahreszeit,
das Herz, übersetzt in sein Gegenteil,
hat von dir keinen Namen,
du liebst das nächste:
das gefährlichere Glück,
Pferdelängen vor dem, was er erreicht.
DOPO NESSUNA ESTATE


É autunno. Domina
la tua frase: "l'isolamento
aumenta la visibilità."


Il cappotto, la caduta delle tue foglie,
tradisce il desiderio
di velarti:
affinché nessuno ti dimentichi.


"Guardate qui, non voglio
che mi si veda."
Il morto è morto.
La festa per lui è cominciata.
Il sole ostacola il sole,
la solitudine solitudine.


È la tua stagione,
il cuore, tradotto nel suo contrario,
non ha alcun nome da te,
tu ami il prossimo:
la fortuna più pericolosa, intere lunghezze
più avanti di ciò che raggiunge.
WIEDER EINMAL DU


Der Nacht nachgeraten:
dunkel, alles aufs Eine bezogen,
Angst, das Nachbild des Tages,
bietet die Kerbe an,
zu überleben.


Ringsum das Blutgleichnis,
das "im Namen Verfügte",
Haltlose, entwurzelte Große,
das dich nicht kennt,
mich weggefegt hat,
weil ich mit dir
benennbar war,
herrenlos
ohne Übernamen.


Abgewiesen im Pfauenrad,
ihm aufs Schillern gleich,
das herzlose, alte
Mitgeschlagen-Sein
auf der falschen Seite
des Widerspruchs.


Hier, das Wasser rauscht,
das Sternengekritzel brennt,
Buntes, nicht vorbereitet
für eine Begegnung,
Hier herrscht der Tag,
das Licht, herrschsüchtig.
UN'ALTRA VOLTA TU


Alla notte somigliante:
oscura, azzerante,
la paura, imitazione del giorno,
offre il taglio
per sopravvivere.


Tutt'intorno la parabola del sangue,
il "disposto nel nome"
quel che è debole, grandezza sradicata,
che non ti conosce,
mi ha spazzato via,
perché io con te
ero nominabile
privo di padrone,
senza supernomi.


Respinto nella ruota del pavone
come lei cangiante,
l'antico ingrato
esser-colpiti-insieme
dalla parte sbagliata
della contraddizione.


Qui, l'acqua mormora,
lo sgorbio delle stelle brucia,
lo svariare dei colori, impreparato
ad un incontro,
Qui domina il giorno,
la luce, avida di dominio.
VORLÄUFIGE ERSCHEINUNG


Du, in den Tag geraten,
das Gegenzeichen,
die zweite Welt:
die nicht beschreibbare Form
im "vertrauten" Jetzt.


Dein Weg hierher,
eine Maßnahme, dein Auftritt,
das Lachen:
dir selber ist nicht bekannt,
daß du erscheinst.


Du warst der Anfang.
Es könnte sein,
daß es die Rückkehr ist,
eine Form der Belehrung.


Viel ist aufgebracht.
Keine Wille reicht aus,
das Bild zu ergänzen.
Du bist es allein.
Die für den Tag da ist:
wie du allein bist.
APPARIZIONE TEMPORANEA


Tu, per caso nel giorno,
il controsegno,
il secondo mondo:
l'indescrivibile forma
nel "fidato" adesso.


La tua via fin qui,
una misura, la tua comparsa,
le risa:
nemmeno a te è noto
il tuo apparire.


Tu eri il principio.
Può darsi
che il ritorno sia questo,
una forma di ammaestramento.


Molto è esaurito.
Nessuna volontà è sufficiente
per completare l'immagine.
Soltanto tu lo sei.
Colei che è lì per il giorno:
come tu non hai nessuno.
DAS DING IST ICH


Die Ebene rettet dich, hol dir
die Wege, der Horizont, durchstoßen
von Schritten, nimmt dich auf,
es ist keine Grenze.


Diese Wiese hat Leben, ununterschieden,
was wächst, auf den erfundenen Feldern
wächst mit allem, Bäumen und Sträuchern,
die Vogelflüge bewegen das Gras,
der Wind darüber ist wie eine Antwort.


Antwort: daß uns das Halbblut begegnet,
du, mit der Ebene: das Geschwisterpaar
der Begegnung, ohne Angst,
nicht die Wahrheit zu finden.
Es ist zugleich, was du uns zeigst,
Wolken und Abendrot.


Dann bringst du den Schnee, Weiß-Sein,
das versöhnende Bild, Berührung,
nichts ist ausgenommen, eines
geht durch dich und ist alles:
neu das Alte, begrüßt es wieder zu sein.
LA COSA È IO


La pianura ti salva, ti prende
i sentieri, l'orizzonte, consunto
di passi, ti innalza,
non è alcun confine.


Questa distanza ha vita, indistinta,
quel che cresce sui sentieri inventati,
cresce con tutto, alberi e arbusti,
i voli degli uccelli muovono l'erba,
il vento di sopra è come un responso.


Responso: che il mezzosangue ci incontri,
tu, con la pianura: la coppia di fratelli
dell'incontro, senza paura,
per non trovare la verità.
È insieme, quel che ci mostri,
nuvole e rosso serotino.


Allora tu porti la neve, l'essere-bianchi,
l'immagine conciliante, lo sfiorare,
nulla escluso, uno
ti trapassa ed è tutto:
nuovo il vecchio, lo saluta di nuovo per essere.


GEGEN JEDE LÜGE


Es hat geendet in den Achsenhöhle,
ein Seufzen, an dieser Stelle unerwartet:
es war das letzte, das du gegeben hast,
die schrille, feuchte Ineinanderreiben.


Ich kenne dafür keinen Namen, nichts
Begehbares, das am Ende mit dem Anfang
sich zu einem Stück Gescheitertem
zusammenstellte, nein: das Ätzende bleibt aus.


Es darf kein andres Maß das Zerbrochene
umgreifen, das Gesten für dein Hiersein leiht.
Du sollst nicht bleiben, kein Paradies
soll sein. Was für unsre Zeit geöffnet war,
das ist verstummt. Die Arme hängen schlaff,
der ganze Leib schämt sich, geirrt zu haben.
CONTRO OGNI MENZOGNA


É finita, nelle ascelle,
un sospiro, inatteso a questo punto:
fu l'ultimo che mandasti,
lo stridulo, umido strofinarsi l'un l'altro.


Non conosco per questo alcun nome, niente
di percorribile, che alla fine con l'inizio
si combini in un brano
di fallimento, no: manca quel che corrode.


A quel che è spezzato non è lecito afferrare altre misure
che diano in prestito gesti per il tuo esser qui.
Tu non devi restare, nessun paradiso
dev'essere. Quel che era aperto per il nostro tempo
è ammutolito. Le braccia pendono flosce,
il corpo intero si vergogna di aver sbagliato.
PARMENIDES IM WINTER


Über Nacht: das Weiße, der Schlafgedanke,
Schnee. Die Wahrnehmung zeigt,
daß das Verbergen verbraucht ist, die Zeit.


Kleine Trophäen, Erkenntnisse, dem Tode fremd,
nennen sie ohne Zaghaftigkeit Wahrheit:
ein Mund drückt für alles die Spur ein.
Ihr Zeichen, die Herrschaft,
hat die Haut eingegrenzt, mit verläßlichem Reden,
gesteuert die Brust, ohne schwankenden Sinn.


Schlittenfahren hinaus, von den Wohnstätten weg,
die Hufe und Glocken. Das Eis glänzt im Haar,
die Stimme raucht (Wagenlenkergesang),
das Erlenholz erinnert den Freund,
aus halber Höhe, das stille Maß,
ohne gegenstrebige Bahn, aber erschüttert.
Das Feld unter den Krähenflügen erhält den Schein,
das Glück der Doppelköpfe, den Wechsel zu lieben.


Unten, auf den verschneiten Feld, verloren,
der Nebel, seines Schleiers beraubt, des Spiels.
Die durchdringenden Augen treiben die Pferde
voran, die Zügel straffen das Licht,
die Kraft der Pferde mißt die Ebene aus,
die Tiere fliehen, vom Willen verfolgt,
statt der Nacht und der Sterne das dröhende Denken.


Denken, selbsterfunden, die Stubenworte der Sterblichen,
die Lippenbewegung, Schnneglanz und Licht
verdammt in die Kugel, wohlgerundet, ohne Wirrsal, PARMENIDE IN INVERNO


Nella notte: quel che è bianco, il pensiero nel sonno,
neve. La percezione mostra
che il nascondere è logoro, il tempo.


Piccoli trofei, riconoscimenti, estranei alla morte,
li chiamano senza titubanza verità:
per tutti una bocca imprime le tracce.
I suoi segni, il dominio,
ha delimitato la pelle, con discorsi attendibili,
guidato il petto, senza senso tentennante.


Corse in slitta lontano, via dalle case,
gli zoccoli e le campanelle. Il ghiaccio brilla fra i capelli,
la voce vapora (canto di conducenti),
il legno di ontano ricorda l'amico,
a mezza altezza, la quieta misura
senza strada contrapposta, ma scossa.
Il campo sotto le ali dei corvi conserva lo splendore,
la felicità dei bifronti di amare il cambio.


Sotto, sul campo innevato, perduta,
la nebbia privata del velo, del gioco.
Gli occhi penetranti spingono avanti i cavalli,
le briglie rendono tesa la luce,
la forza dei cavalli misura la piana,
gli animali fuggono, perseguitati dalla volontà,
in luogo della notte e delle stelle il pensiero echeggiante.


Pensiero inventato da sé, le parole domestiche di chi è mortale,
il moto delle labbra, splendore della neve e luce
maledetta nella sfera, ben rotonda, senza disordine,ohne Sturm, der die Wälder aufreißt, teilt,
kein Dorf, kein Weg, keine Liebenden. Die Mauer.


Hinter der Mauer nimmt eine Möglichkeit der anderen
das Mögliche. Kein Winter mehr, gleichgewichtig
das Licht und die Nacht. Ein Blinzeln,
das übereinstimmt, ordnet, wovon es berührt ist:
Das Berührte bleibt festgestellt, unerschütterlich.


Glühend, vom Bergkamm getrennt, ist die Sonne,
tief wie ihr Bild. Es ist Abend, Schatten:
die Hoffnung, daß sich die Dinge erholen,
ihr Gedächtnis unter dem Schneeglanz findet den Weg,
vertraut, der die Spuren der Heimkehr annimmt,
Wiederkunft des geschehens, Schönes und Häßliches,
Namen der Zeit. Pelze und Masken erscheinen, Grenzen,
greifbar im Frost, im rauch, über den Dörfern,
kein Gespann, keine Pferde, keine allesverstehende Bahn.
Der Wanderer, dem sich zuneigt, was Geduld hat,
entsteht mit den Spuren. Sie hinterlassen die Welt.
senza tempesta che strappa, divide le selve,
nessun villaggio, nessun sentiero, nessun vivente. Il muro.


Dietro il muro una possibilità prende all'altra
il possibile. Non più inverno, di uguale peso
la luce e la notte. Un ammiccare
che concorda, ordina, dal quale è toccato:
quel che è toccato rimane verificato, irremovibile.


Splendente, diviso dalla cresta dei monti, è il sole,
profondo come la sua immagine. É sera, ombre:
la speranza che le cose si riposino,
la loro memoria sotto lo splendore della neve trova la via,
intima, che accoglie le orme del ritorno,
ritorno dell'accadere, del bello e del brutto,
nomi del tempo. Pelli e maschere appaiono, confini,
tangibili nel gelo, nel fumo, sopra i villaggi,
nessun tiro, nessun cavallo, nessuna strada onnisciente.
Il viandante a cui si avvicina quel che ha pazienza
nasce con le tracce. Esse si lasciano dietro il mondo.


DAS INNERE DER DINGE


Die Welt, der überragende Blick
hat das Licht
aufgebraucht.


Die Dinge sind nennbar geblieben,
geteilte Schatten,
dem Zusammenhang der Stimmen
geopfert, vorausgesagt
für das vorgeschriebene Glück.


Was blühte und wuchs,
was sich herbewegte,
blüht und wächst nicht mehr.
Fortgedrängt in den Außenwelt,
verschwand die Zeit,
zu der beides gehörte.


Der Handel mit den Namen dafür
versorgt Rückfall und Zorn,
gewalttätige Trauer sucht im Geschehenen
den Verlust am Ort,
der kein Ort ist.


Das Neue sucht eine andere Zeit,
nicht uns.
L'INTERNO DELLE COSE


Il mondo, lo sguardo sovrastante
ha esaurito
la luce.


Le cose sono rimaste nominabili,
ombre divise,
all'insieme delle voci
sacrificate, pre-dette
per la felicità prescritta.


Ciò che fioriva e cresceva,
ciò che si muoveva verso di noi
non fiorisce e non cresce più.
Sospinto nel mondo di fuori
svanì il tempo
al quale entrambi appartenevano.


Il commercio con i nomi per questo
procura rabbia e ricaduta,
lutto violento cerca in ciò che è accaduto
la perdita del luogo
che non è un luogo.


Il nuovo cerca un altro tempo,
non noi.


DAS SUBJEKT DER REVOLUTION


Die Träger werden gewechselt:
der Karawanensinn, das Geschäft
mit den Herden und den Substanzen.


Das listige Peitschen-Ohr
hört das Ziel, die Lockrufe,
die vorläufige Bürde zu tragen,
den übergang. Den Schmerz fürs Gluck.
(Sie sind zu lieben, diese Gesänge!)


Die Natur, unbefragt (das grausame Anrecht,
von den Müttern zu fordern), fiel
Stück fü Stück in die Gedanken.
Sie verließ die Erscheinungen,
ihren Anteil an der Zeit.


Das Gleichnis des Gleichklangs
berauscht nicht, die Spuren voraus
sind Wunden geworden, das Licht ist leer.


Was geschenkt wird, ist aufgebracht;
das Gestern kommt nicht, das Morgen nicht.
Die gleiche Zeit
ist der Rest der Zeit, das Ende endlos.


Umkehr: der Wille allein reicht nicht aus,
die Wendung verlängert den kreis,
Macht verlangt, was nicht mehr sein kann.
"Die breite des Fußes ist die Breite der Sonne":
Der Wahnvergleich, der das Menschenglück umstieß.
IL SOGGETTO DELLA RIVOLUZIONE


I portatori vengono cambiati:
il senso della carovana, l'affare
con le greggi e le sostanze.


L'astuto orecchio-frusta
sente la meta, i richiami
a portare il carico provvisorio,
il passaggio. Il dolore per la fortuna.
(Sono da amare, questi canti!)


La natura, non consultata (il terribile diritto
di pretendere dalle madri), cadde
pezzo per pezzo nei pensieri.
Abbandonò i fenomeni apparenti,
la sua parte del tempo.


La parabola della consonanza
non rende ebbri, le tracce davanti
sono diventate ferite, la luce è vuota.


Quel che si regala è esaurito;
lo ieri non arriva, il domani nemmeno.
Lo stesso tempo
è il residuo del tempo, la fine, senza fine.


Inversione: la volontà da sola non basta,
la conversione allunga il cerchio,
il Potere desidera ciò che non può più essere.
"La larghezza del piede è la larghezza del sole":
il folle confronto che rovescia la felicità umana.
Keine Namen dafür, keinen Propheten!
Das Ganze ist leer, geklärt, ohne Rätsel.
Die Freude ist trostlos, der Dämon, wie er war,
der entlarvt ist.
Was noch blüht, reicht nicht aus.
Wollen es alle, ist es vorbei.
Nessun nome per questo, nessun profeta!
Tutto è vuoto, spiegato, senza enigmi.
La gioia è priva di conforto, il demone, com'era,
che è smascherato.
Ciò che ancora fiorisce non basta.
Se lo vogliono tutti, è svanito.
FRIEDE


Daß es uns naheliegt,
Heimkehr zu denken:
wovon weg, wissen wir.


Auf dem Schutt zu stehen,
den Rücken zu quälen
für eine Berührung:
erfährt sie, was wir brauchen?


Das Messerglück, uns zu trennen,
der Sprung, den es freigibt,
erhöht die Verletzbarkeit.
Die Wüste taugt nicht,
auch nicht der Mörtel,
der uns verbindet.


Es bleibt ein Gedanke, das Auge
blinzelt, ein Blütenblatt lang.
Eine Wandschrift,
die sich Heimat nennt,
ersetzt die Beweisbarkeit,
daß es sie gibt.
Kein Eingriff erzwingt sie.
Wohin der Aufbruch erfolgt,
erreicht er das Tote,
nicht einmal das.
PACE


Che per noi sia evidente
pensare al ritorno:
via da cosa, lo sappiamo.


Stare in piedi sulle macerie,
torturare la schiena
per uno sfiorarsi:
viene a sapere di cosa abbiamo bisogno?


La felicità del coltello di dividerci,
il salto che lo libera
aumenta l'essere vulnerabili.
Il deserto a nulla è adatto,
nemmeno alla malta
che ci unisce.


Rimane un pensiero, l'occhio
ammicca, il tempo di un petalo.
Una scritta sul muro,
che si chiama patria,
prende il posto della possibilità
di dimostrare che lei esiste.
Nessun intervento può ottinerla con la forza.
Verso il punto che segue la partenza
lui raggiunge il morto,
e nemmeno quello.
ENDLICHKEIT


Das Licht durchdringt, was es zeigt,
es greift die schnellen Gesichter heraus,
daß keine Erinnnerung bleibt
an die Verbergung der Maske.


Das Auge schützt sich mit Wahrheit:
es erkennt wieder. Die Blume von damals
ist ohne Zeit: wie das Himmelgewölbe,
der Raum, das Maß, das das Auge nachmißt.


Gesehen für immer. Der Wind sieht man nicht.
Was ihn zeigt, die Bewegung, ist Ruhe.
Das Ganze, dessen Spiegel uns einbezieht,
hat den ordnenden Blick, die Beweismacht.
Es richtet an uns seine Sehkraft.


Was sich zur Nacht schlägt, ist Wahn.
Wer sieht, was das Licht verdeckt, ist blind.
Die Klarheit vernichtet die Ränder.
Ein Weg verlief sich, dem nichts entgegenkommt.
FINITEZZA


La luce si impone sulle cose che indica,
sceglie i volti veloci,
che non rimanga alcun ricordo
del celarsi della maschera.


L'occhio si ripara con la verità:
riconosce di nuovo. Il fiore di allora
è senza tempo: come la volta del cielo,
lo spazio, la misura che l'occhio verifica di nuovo.


Visto per sempre. Il vento non lo si vede.
Quel che lo indica, il moto, è calma.
Il tutto, il cui specchio ci include,
ha lo sguardo ordinatore, il potere della prova.
Rivolge a noi il suo sguardo.


Ciò che si batte per la notte è follia.
Chi vede quel che nasconde la luce è cieco.
La chiarezza annulla i margini.
Si perse un sentiero al quale niente viene incontro.
KAHLSCHLAG


Der Wald, der die Worte erfaßt hat,
nimmt die Worte auf.
Er wächst in sich hinein.


Das Innere ist leer,
die Herkunft tot.


Von draußen
kommt die Flucht,
panischer Trost
im Schatten,
der nicht tröstet.


Das gewachsene Waldspiel,
nie gespielt,
beherrscht vom Licht,
das im dunklen Laubwerk
verschwindet.
RADURA


Il bosco che ha afferrato le parole
raccoglie le parole.
Cresce in se stesso.


Ciò che c'è dentro è vuoto,
il luogo da cui proviene è morto.


Da fuori
viene la fuga,
consolazione panica
nell'ombra
che non consola.


Il gioco cresciuto del bosco
mai giocato,
dominato dalla luce,
che nell'oscuro fogliame
scompare.
DER EINZELGÄNGER


Die Gefährten, wir, und dieser Wald,
was wir zusammen sind?
Aufgebraucht, verstoßen in das Vorrecht,
ähneln wir nicht mehr den Namen, -
die wir tragen.


Das Nachmittagsgefühl im Laubdunst
mildert den Daumendruck,
den überschätzten Rat, die Stimme.


Es ist die Hitze,
die das Bruderbündel schnürt,
der schatten dient dem Schutz,
der sich in uns verkriecht.


Der Wald läßt keinen los,
er zieht uns, Baum an Baum
zurück von unsren Rändern.
Sein Rand ist es, der uns,
in unsere Grenzen preßt.
IL SOLITARIO


I compagni, noi, e questo bosco,
cosa siamo noi insieme?
Esauriti, ripudiati nel privilegio,
non somigliamo più ai nomi -
che portiamo.


Il sentimento pomeridiano nella nebbia del fogliame
mitiga l'augurio di buona fortuna,
il consiglio sovrastimato, la voce.


È la calura
che fa fagotto della fratellanza,
l'ombra serve al riparo
che si rintana in noi.


Il bosco non lascia andare nessuno,
ci attira a sé, albero contro albero,
via dai nostri margini.
È il suo margine che ci
preme nei nostri confini.
EINSICHT


Unvermögend,
mit den vor die Augen
geschlagenen Händen,
der ganze Leib
ein verliehenes Ding,
falsch erinnert.
CONSTATAZIONE


Impotente,
con le mani
tese sugli occhi,
l'intero corpo
una cosa prestata,
ricordata male.
DIE ZEIT


Durch das geöffnete Fenster
der Blick,
er hält das aufgeschlagene Bild.
Seine Tiefe widersetzt sich dem,
was vorbeizieht,
das Auge, mitgetragen,
holt die Ruhe heim,
es ist sein Eigensinn,
dem Gesehenen
die Gegenwart zu lassen.


Was kommen wird,
kommt.
Wenn es war:
die Blüten
sind die Erinnerung
an das Erblühen,
es wiederholt das Maß,
die Kralle,
an der der Tod zerrt.


Verteilt in diese Ausschau,
umrahmt die Dunkelheit
die Berührung,
die blind war, finster.
Die Ruinen
im Anblick
nehmen das Wachstums an,
das Lebendige:
das geöffnet bleibt.
IL TEMPO


Attraverso la finestra aperta
lo sguardo
trattiene l'immagine distesa.
La sua profondità si oppone a ciò
che scorre davanti,
l'occhio, appaiato,
porta a casa la calma,
è il suo impulso
di concedere il presente
a quel che si è visto.


Quel che verrà
viene.
Se era:
i fiori
sono il ricordo
della fioritura,
ripete la misura,
l'artiglio,
sul quale la morte si strappa.


Distesa in questo scrutare
l'oscurità fa da cornice
allo sfiorarsi
che era cieco, truce.
Le rovine
in vista
accettano la crescita,
quel che è vivo:
che rimane aperto.
WIEDERHERSTELLUNG


Die Welt,
das eingerollte Blatt,
wohlgerundet
hat sie das "Glück"
verspielt: an die Dinge.


Was die Augen genießen,
ist fertiggestellt,
bewahrt und bekleidet,
und Blumen
sind Traditionen.


Wir leben den möglichen Rest,
wir lieben die Blumen
und haben unsere Schuld,
wegen der Liebe.


Das Klargedachte
erzeugt das zuträgliche Licht,
in diesem Licht
läuft die Bangnis
ins Leere.


Die neue Berührung:
die alten Verluste
im Kreis.
Es zeigt sich der Abend,
das Vertrauen zur Dunkelheit
meint der Morgen,
was zur Ruhe kommt,
ist schon Nacht.
RESTAURO


Il mondo,
la foglia arrotolata,
ben rotonda
si è giocata
la "felicità": nelle cose.


Quel che godono gli occhi
è completato,
conservato e rivestito,
e fiori
sono tradizioni.


Noi viviamo il residuo possibile,
amiamo i fiori
e abbiamo le nostre colpe
a causa dell'amore.


I pensieri chiari
creano la luce conveniente,
in questa stessa luce
la paura corre
nel vuoto.


Il nuovo contatto:
le vecchie perdite
in cerchio.
Si mostra la sera,
la fiducia nell'oscurità
intende il mattino,
ciò che giunge alla calma,
è già notte.
LEHRSTÜCK


Wir, verkrochen in Blütenlügen,
sind schmeichelnde Meister der Heimkehr,
von uns selber vertrieben, vertrauen wir
das Herz, was so genannt wird, dem Versagten an.


Schuld, zur großen Tafel verkocht,
verkauft ihren langen Weg dem,
der sie am Höchsten bedeutet: der sie aufhebt.
Wir sind die Zeit, die sich abtrennt,
Stück für Stück, um mit dem Ende zu enden.


Spielsteine, die längst keine mehr sind,
streiten um eine Regel, Klarheit ist Nachvollzug.
Im Tal sucht man den Berg, im Wasser das Eis,
in dem Längst Verlassenen die Liebe.
Wo wir sind, sind wir halb, tot ohne Tod.
PIÉCE DIDATTICA


Noi, rintanati in menzogne floreali,
siamo ipocriti maestri del ritorno-a-casa,
scacciati da noi stessi affidiamo il cosiddetto
cuore a ciò che è fallito.


Colpa, stracotta alla grande tavola,
venduto il suo lungo sentiero a chi
più la significa: colui che la innalza.
Noi siamo il tempo che si stacca,
pezzo per pezzo, per finire con la fine.


Pietre da gioco che da tempo non sono più tali
discutono per una regola, chiarezza è comprensione.
Nella valle si cerca il monte, nell'acqua il ghiaccio,
in chi si è lasciato da tempo l'amore.
Dove siamo, siamo dimezzati, morti senza morte.


ANSÄTZE ZUR TRAUER


Wenn lange Gemiedenes
sich ganz vergißt,
zwischen den Feldern wegzieht,
die grünen Mauern zurückläßt,
das Mückensternbild
in der Luft tanzt:
das Bild,
das bleibt,
lügt, wenn es bleibt.


Diese Lüge: unser Trost,
sie verläßt uns nicht,
sie wechselt die Treue ein
und gibt die Verläßlichkeit,
wer wir sind.


Was blüht und geliebt wird,
verschwindet (das Gleiche:
die Mühsal,
sich zu erinnern).


Es hat die Zeit
Abschied zu nehmen,
es muß gehen.
Vielleicht duftet es noch
oder ist vorübergehend
anders.


Was gewesen war,
gehört uns,ACCENNI AL LUTTO


Quando quel che a lungo si è evitato
dimentica del tutto se stesso,
tira via fra i campi,
lascia indietro i muri verdi,
il segno zodiacale delle zanzare
danza nell'aria:
l'immagine
che rimane
mente, se rimane.


Questa menzogna: nostra consolazione,
non ci abbandona,
cambia la fiducia
e dà la fidatezza
di chi siamo.


Quel che fiorisce e viene amato
scompare (lo stesso:
la fatica
di ricordarsi).


Deve prendere
congedo nel tempo,
deve sparire.
Forse profuma ancora
o è altro,
ma solo per ora.


Quel che è stato
ci appartiene,der Unrat:
die Trauer.
il sudiciume:
il lutto.
DIE ENTSTEHUNG


"Wenn das Lachen entsteht":
es springt in das Gesicht,
ein Schreck,
ihn fürchtet die Nacht.


Kind, die erste Antwort,
der du vertraust, ohne Schuld,
die Erwartung des Glücks,
vor dem Wiederlachen,
ehe es entlassen
dem Geschwätz der ähnlichkeit folgt.


In der ersten Veränderung, hier,
ist das Ganze noch ganz allein:
dein Gesicht.


Das Ältere, die Schreie,
folgt dem Schein,
der Schrei ist ein Schrei,
unser aller Sturz,
unser Leben
mißverstanden mit anderem Leben.
LA NASCITA


"Quando nasce il riso":
salta sul volto,
uno spavento,
di lui ha paura la notte.


Bambino, la prima risposta
di cui ti fidi, senza colpa,
l'attesa della felicità,
prima del nuovo riso,
prima che lui, smesso,
segua le chiacchiere della somiglianza.


Nel primo cambiamento, qui,
il tutto è ancora del tutto solo:
il tuo volto.


Quel che viene prima, le grida,
segue l'apparenza,
il grido è un grido,
la nostra intera caduta,
la nostra vita
malcompresa con altra vita.
"DENN WOVON MAN SPRICHT, DAS HAT MAN NICHT"


Es ist viel Leben in dich eingewandert,
mit den Jahren zugleich auch das Jahrhundert.
Erde, Blumen, Pflanzen, sie gehen durch deine Hände:
es ist Gewesenes, das geblieben ist,
die Tiere, Speisen, Verwandlungen, Rezepte und Feste.
Vor den gedeckten Tischen verbeugen sich die Dinge,
im Wildgeschmack erscheint das Schöne, Bleibendes
für Augenblicke, Verbindendes aus tausend Einzelheiten.


Aus deinem Tun ergeben sich die Gärten, Küchen,
Wege tauchen auf. Deine Kindheit gibt
der Vergangenheit das Bild: die Schande,
daß sich das Unrecht wiederholt, die "Unsterblichkeit"
des Dienens, der Schmerz, der Fall zu sein,
der leben muß, was Köpfe als beispiel zitieren.
Weiberwelt der Schlösser, Dalien- und Kamelienwelt!
Du hast das Bild zerbrochen. Es ist tot.


Wenn mit den Wörtern Worte wiederkommen,
Rachewörter gegen die Zeit und daß sie war,
du hast sie ausgelebt, versetzt mit anderem Leben.
So hast du die Not verwandelt. Du nimmst den
Begründungen die Kriege, du vermindest Vergänglichkeit.


Die Zeit, die du noch kommen siehst, überfordert
deine Hoffnung, den Stolz, daß du bewahrend hier bist.
Kein Wahn hat dich verzweifeln lassen. Was dich
gesammelt hält, weißt du, hält uns zusammen.
Die großen reifen ringsum sind aufgeschnellt,
die Liebe, die den Zeiten fehlt, kannst du noch sein.
Das nie als Last Empfundene tun, für andere getan."POICHÉ CIÒ DI CUI PARLI NON TI APPARTIENE"


Molta vita è trascorsa in te,
insieme agli anni anche il secolo.
Terra, fiori piante, tutto questo passa tra le tue mani:
ciò che è stato è quanto rimane,
animali, pietanze, trasformazioni, ricette e feste.
Davanti ai tavoli preparati le cose si inchinano,
nel gusto della selvaggina appare il Bello, quel che rimane
per un momento, quel che unisce mille particolari.


Grazie al tuo fare nascono i giardini, le cucine,
sorgono sentieri. La tua fanciullezza dà
l'immagine del passato: la vergogna
che il torto si ripeta, l'"immortalità"
del servire, il dolore di essere il caso
che deve vivere, che le teste possano citarlo ad esempio.
Il mondo delle donne del castello, il mondo delle dalie e delle camelie!
Tu hai distrutto l'immagine. Essa è morta.


Quando con le parole ritornano discorsi,
parole di vendetta contro il tempo e il fatto che ci fosse
tu lo hai vissuto fino in fondo, mescolato con altra vita.
Così hai trasformato il bisogno. Tu sottrai
ai motivi le guerre, tu riduci la caducità.


Il tempo che tu vedi ancora arrivare chiede troppo
alla tua speranza, all'orgoglio che tu sei qui a difendere.
Nessuna pazzia ti ha reso disperata. Ciò che ti
tiene insieme, sai, ci tiene uniti.
I grossi pneumatici tutt'intorno si sono gonfiati,
l'amore che manca ai tempi puoi ancora essere tu.
Fare ciò che non hai mai sentito come peso, fatto per gli altri.Die rauhgekerbten Eichen begrenzen deinen Raum,
das riesige Geflecht der Äste weist hinaus auf
Äcker, Teiche, Wälder. Alleen, Wiesen, Erlenreihen,
die Saat geht auf, von deiner Hand gestreut.


Das Schilf erinnert dich an ihn, der in das Übermaß
des Bilds geriet. Dich sah er schwinden, seine Seite,
weil sein Leben schwand, das Dasein einer schönen Welt.
Du hast versucht, die falschen Spuren, die sich ihm zeigten,
wegzukratzen. Er ging mit ihnen, dann warst du allein,
abhold dem Trost, detr hinterlistig fordert, es hinzunehmen.


Allein bist du im Haus, geduldig und bis zur Stummheit ohne Klage,
der Angst weichst du aus. Der Starrsinn, mit dem du
der Nacht begegnest, jagt den Totenvogel fort, die Kröte,
die Katzenschreie, das laute Knirschen in der Luft.
Du übst den Sinn, der sich der Sinne wehrt, ihr Tor
verstellst du mit dem, was Frauenhandwerk kann,
mit tiefer Zugehörigkeit, die sich niederschlägt
als Rettung. Frau: ehe Tote Frauen suchen gingen.


Wer so ist, hat beigetragen, gab zugleich mit Mond
und Sonne, Wolkenzügen, Jahreszeit verschränkte Zeichen.
Deine Augen sehen Welt her, in der wir ineinanderblicken,
ohne schnelle Wahrheit. "Das ist meine Arbeit", kannst
du sagen: ein Maß, das sich ergeben hat, kein Übermaß.


Die Jahre wandern. In diesem Wandel läuft das Leben,
solange Schritte hörbar sind, ist es dein Weg. Hierher,
sagst du, es ist ein Ort. Er ist das Licht für alles andre.
Le querce dalla ruvida corteccia delimitano il tuo spazio,
il gigantesco intreccio dei rami mostra più in là
campi, stagni, boschi. Viali, prati, file di ontani,
crescono i semi che le tue mani hanno disperso.


Il canneto ti ricorda lui, che fu colto
dall'eccesso dell'immagine. Ti vide impallidire, la sua parte,
perché la sua vita impallidiva, l'esistere di un mondo bello.
Hai cercato di grattare via le false tracce
che gli si mostravano. Andò con loro, poi tu fosti sola,
avversa la consolazione che perfidamente chiede di accettarlo.


Sei sola nella casa, paziente e senza lamenti fino all'essere muta,
la paura la scansi. L'ostinazione con la quale
incontri la notte scaccia la civetta, l'uccello dei morti, il rospo,
le urla dei gatti, il forte stridore nell'aria.
Tu eserciti il senso che si difende dai sensi, il suo portone
lo sbarri con quello che possono i lavori femminili,
con profonda appartenenza, che si manifesta come
salvezza. Donna: prima che i morti andassero a cercare le donne.


Chi è così ha contribuito, ha dato con luna
e sole, cumuli di nuvole, segni intrecciati della stagione.
I tuoi occhi guardano il mondo nel quale l'un l'altro ci guardiamo
senza verità veloci. "Questo è il mio lavoro", puoi
dire: una misura che si è prodotta, per nulla smisurata.


Trascorrono gli anni. In questa corsa scorre la vita,
fin quando si possono sentire dei passi, è il tuo cammino. Vieni qui,
dici, è un posto. É la luce per tutto il resto.
DURCHREISE DES SUBJEKTIVEN


Unter dem Wolkenwasser dehnt sich das Tal,
am Rand zieht die Kirche den Raum an sich,
ein dunkles Haar, die Straße, wirbelt hinauf,
die Lärchen sind apfelgelb, die Wiesen noch grün:
das ist einmal in deinen Augen gewesen.


Deine Augen: vor Jahren hier, auf der Flucht
zurück in die "Heimat", sie nehmen Weltstücke mit,
aus den Farbenbrüchen Schätze des Sehens,
Geröll, Schnee, Wasserfälle und Blumen.


Du bist nicht mehr. Das von dir Angeschaute
hockt mit Längerer Dauer da, die alte Gestalt.
Ihr Trotz, festgekrallt in Kanten und Figuren,
behauptet sich als Gegenüber, als verläßlicher Stein
vor den Augen: als wären die falschen Augen geblieben.
(Sie geben die Erinnerung her.) Du fehlst.


Was hast du mitgenommen? Der schleichende Wolf,
der dich sucht, Zeile für Zeile, verfolgt die Spur:
die verlorene "Münze deines Blicks", die Spange,
die bis zu dir reicht. Aber was ich befrage,
das Feuer, ist niedergebrannt auf das Jetzt,
ausgeglüht bis auf das Bleiben, das dich nicht kennt.


Das ewige Eis: fast jenseits, hat den besseren Schlaf,
es begräbt, ist nicht die Begrabene, es deckt zu.
Tiefer bist du verborgen, schneller schmolzen
deine Empfindungen, verging dein Leib, auch er
im Tosen des Talmsturms vergessen, Anklang
und Nachhall. Welt wie sie war, wo ist sie?TRANSITO DEL SOGGETTIVO


Sotto l'acqua delle nubi si apre la valle,
sul margine la chiesa attira a sé lo spazio,
vorticosamente sale un pelo scuro, la strada,
gialli come mele sono i larici, i prati ancora verdi:
questo un tempo è stato nei tuoi occhi.


I tuoi occhi: anni fa qui, fuggendo
indietro in "patria", presero con sé pezzi di mondo,
dalla varietà dei colori tesori dello sguardo,
detriti, neve, cascate e fiori.


Tu non sei più. Quel che tu hai guardato
con maggiore durata si abbarbica qui, l'antica forma.
La sua ostinazione, saldamente ancorata in margini e personaggi,
si regge come di fronte, come pietra fidata
davanti agli occhi: come se fossero rimasti gli occhi sbagliati.
(Essi restituiscono i ricordi.) Tu manchi.


Cosa hai portato con te? Il lupo furtivo
che ti cerca, riga per riga, segue la pista:
la perduta "moneta del tuo sguardo", la fibbia
che ti raggiunge. Ma quel che interrogo,
il fuoco, è consumato sull'adesso,
arso fino in fondo, fino al rimanere che non ti conosce.


Il ghiaccio eterno: quasi al di là, ha il sonno migliore,
seppellisce, non è il seppellito, ricopre.
Tu sei nascosto più profondamente, sciolte più in fretta
le tue sensazioni, si consuma il tuo corpo, anche lui
dimenticato nel fragore della tempesta montana, reminiscenza
ed eco. Il mondo com'era, dov'è?Sind es die verlorene Spuren, das Lauern
der Augen? Ihre Schrift schreibt dich weiter.
Genarrt von Annahmen und Rätseln, goldenen Bergen,
fragen wir, wo das Vergangene ist, bewahrt es
das Licht! Ich spreche von dir, ist das die Täuschung?


Das Wahrgenommene klammert sich an, die Erfahrung
ist das Eingeklemmtsein, der verlorene Schmerz.
Die Übermacht, das Gewürgtgsein von der Dauer,
die sich freigekauft hat von unserer Dauer,
verspottet die Trauer darüber, daß das Gesehene weggeht.
Noch höre ich deine Stimme, die von den Dingen des Tales
erzählt hat, die Gesten waren ihr Spiegel.


Unter der wechselnden Sonne, im Nachtlicht die Welt,
da für Arbeit und Last, keine erzählende Welt mehr,
die sichtbar macht, daß das Sichtbare weggeht,
daß sie die Herrschaft verloren hat und daliegt.


Ein breiter Weg, der keine Ende hat, führt ins Ende,
die Gestalten, das Feste, das Schwebende und die Zeichen
sind nicht in uns, nicht im Wort, im Herz,
in der Wunde, im Auge. Wo Bewahrung war, beginnt der Tod,]
das Erscheinen ist ohne Feuer, es ist erloschen, wie du.
Daß das Tal schön ist, ringsum begeistert,
ändert nichts, die Klagen kennen ihre Zerstörung.
Sono queste le tracce perdute, l'appostarsi
degli occhi? La loro scrittura continua a scriverti.
Ingannato da supposizioni ed enigmi, monti dorati,
noi chiediamo dov'è quello che è passato, conserva
la luce! Io parlo di te, è questo l'errore?


Il percepito si appiglia, l'esperienza
è l'essere incastrati, il dolore perduto.
Il predominio, l'essere strozzati dal durare
che si è affrancato dal nostro durare
deride il lutto per lo svanire di quel che si è visto.
Ancora sento la tua voce, che ha raccontato
le cose della valle, i gesti erano il suo specchio.


Sotto il sole incerto, il mondo nella luce notturna,
qui per lavoro e fatica, un mondo che non racconta più,
che si rende visibile, poiché il visibile va via,
poiché ha perso il dominio e là rimane.


Una via più larga, senza fine, conduce alla fine,
le forme, quel che è saldo, quel che oscilla e i segni
non sono in noi, non nella parola, nel cuore,
nella ferita, nell'occhio. Dove c'era protezione comincia la morte,
l'apparire è senza fuoco, è spento, come te.
Che la valle sia bella, tutt'intorno entusiasta,
non cambia nulla, i lamenti conoscono la loro distruzione.


1904-1974


Die Schwere, mit der du zugegen bist.
Deine schöne Hand winkt uns zu:
Leerlauf des Abschieds.
Hier sind von dir noch die Dinge,
die glänzen wie damals.


Damals war es der einzige Glanz,
der dich ähnlich sein ließ:
die Gleichheit des Glanzes
auf den unterschiedlichsten Händen.


Von den Vulkanen herab begann:
dein Weg, für die Mühe zu leben,
die Arbeit zu suchen,
vom Wald zum Teich,
über diesen bis an der Rand
der Äcker.


Du lerntest im Lot der Herrschaft
das andere zu verbergern,
im Fremden vollgesaugt mit Welt
bis zum Zerplatzen.


Abseits, im stillen (auf der Flucht),
das Rauschen der Krebse,
Fledermausschnalzen.
Wo du warst:
das war fernab der Stadt,
kein Maschinenelend,
das Elend des Nebels, der Nässe.1904-1974


La serietà con la quale tu sei presente.
La tua bella mano ci fa un cenno:
fatica sprecata dell'addio.
Qui ci sono di te ancora le cose
che brillano come allora.


Allora era l'unico splendore
che ti faceva essere simile:
l'uguaglianza dello splendore
sulle mani più differenti.


Cominciò a calare dai vulcani:
la tua strada, per la fatica di vivere,
di cercare il lavoro,
dal bosco allo stagno,
oltre e fino al margine
dei campi.


Sulla perpendicolare del dominio imparasti
a nascondere l'altro,
nell'estraneità impregnato col mondo
fino a scoppiare.


Da questa parte, con calma (in fuga)
l'ebbrezza dei granchi,
lo schioccare dei pipistrelli.
Dov'eri:
era lontano dalla città,
nessuna miseria di macchine,
la miseria della nebbia, dell'umidità.Das erschreckende Bild :
zwischen den Kriegen.


Doch erschien die Zeit
abgelesen an Blütenblättern,
Laichzeit, Zeit der Karpfen,
Welse, Hechte und Schleien,
wenn die Blätter fallen,
Jagdzeit und Wein.


Ihr (nicht als "Väter")
habt voreinander verborgen,
daß es Besseres gibt,
Gerechteres als euer Leben
(nicht das Gerechte).
Ihr habt es gewußt
und euch gescheut:
Armut nicht zu verteidigen, die Treue
(die Geborgenheit in der Kralle) zu prüfen.


Das alte Bild stand,
der beständige Auswurf (Wiederkehr):
Fand dich zur Einheit gelallt!
Eure Ehrfurcht vor der Natur
wurde benutzt,
ihr mitbenutzt
zu eurem scheinbarem Vorteil.
Was euch "die Heimat" war,
war den anderen: ihr Begriff.


Der Befehl der Begriffe, die Wahrheit,
das gelieferte Bild,La spaventosa immagine:
fra le guerre.


Eppure apparì il tempo
colto sulle foglie della fioritura,
tempo della schiusa delle uova, tempo delle carpe,
dei siluri, dei lucci, delle tinche,
quando cadono le foglie,
tempo di caccia e vino.


Voi (non come "padri")
vi siete nascosti l'un l'altro
che c'era qualcosa di meglio,
di più giusto delle vostre vite
(non il Giusto).
Lo sapevate
e ve ne vergognaste:
di non difendere la povertà, di provare
(la sicurezza negli artigli) la fedeltà.


Rimase la vecchia immagine,
il durevole ciarpame (ritorno):
si trovò unito balbettando!
Il vostro profondo rispetto per la natura
fu usato,
usato insieme a voi
a vostro apparente vantaggio.
Ciò che per voi era "la Patria",
per gli altri era: la loro idea.


Il comando delle idee, la verità,
l'immagine tramandata,die Phrase der Hoffnung,
schickte euch auf den Nachtweg,
die Heimkehr ins Kleine, Erlösung
in die Rache: der Krieg.


Sie drängten sich in den Dörfern,
sie stellten ihr Leben,
"endlich" als leben begriffen, bereit.
Jeder Prophet im Land: für den Propheten.


"Wegen Besitzes verfeindet",
im Nebeneinander getrennt, waren
sie eins gegen den Feind,
der das große Geschenk an sie war:
das sie bekamen, neidlos, Kameraden,
gute Schützen, deutsch, besessen
von der zureichenden Gründen:
der tödlichen Logik.
la frase fatta della speranza,
vi mandò sul sentiero notturno,
il ritorno a casa nel piccolo, redenzione
nella vendetta: la guerra.


Si accalcarono nei villaggi,
misero a disposizione le loro vite
"finalmente" comprese come vita.
Ognuno profeta in patria: per i profeti.


"Inimicati a causa del possesso",
divisi nella vicinanza, erano
uniti contro il nemico,
il grosso regalo per loro:
che ricevettero, senza invidia, camerati,
buoni tiratori, tedeschi, posseduti
dalla causa sufficiente:
della logica mortale.


NEIN UND JA, DAS WAR GEMEINT


Die Rückschau: bis zum Sprung,
dem die Wege folgten: Fersengruben, zertretenes Gras,
Wege, die aus Lachen waren, Abwehr, Lust nach Mord,
Verachtung, Trümmer, gnadenlose Anerkennung.
Dem Schrecken fiel das lachen Schwer,
der Rest am Ende des Gedärms, die Narrenkappe, nein.


Der andre Weg, die feierlich verbrannte Maske,
Blickenwollen totgeschaut, zersetzt von Dauer,
schnellen Göttern, gegen das Vergängliche verschworen:
in einem Moor bohrt das Pathos Nischen,
du bist dort. Wo sind die Dinge? Das Schweben singt,
"Die Welt ist alt, nicht war". Ohne die Geschichte
Dinge jetztseinlassen: beim Wort, ehe sie zur Rede werden,
irgendwann am Morgen, wenn die Farben kommen, daheim,
das war gemeint, die Wiesen, Teiche, jede Nähe.


Was ist davon nicht schon gesagt,
von Schmerzen widerlegt: nie zurückzuweichen
von den Peitschenschlägen, nie zu wund zu sein,
die Feier zu ertragen, die ein Libellen flügel meint.
(Die Zahl verändert kienen Mord, die Kinderaugen sind es,
die den Herzschuß in das Herz der Welt verlangen.)
Tastend kratzt, was vor den Augen liegt,
in eine Bahn zurück. So dient man: diesem Schönen,
der Wahrheit den Rest zu nehmen,
erscheinen, wo man ist, wenn sich zwei Wege kreuzen, ja.
Wir sehen Schnee, den ausgeglühten Stein, Verlorenes.
Du und ich, gereignit, sauber, mundgerecht, Tagtägliches.NO E SÌ, QUESTO SI INTENDEVA DIRE


Lo sguardo indietro: fino al salto
che seguirono i sentieri: impronte di calcagni, erba calpestata,
sentieri che venivano dal ridere, difesa, brama di assassinio,
disprezzo, macerie, impietoso disconoscimento.
Allo spavento è difficile ridere,
il resto in fondo alle viscere, il berretto a sonagli, no.


L'altra via, la maschera festosamente bruciata,
la volontà dello sguardo guardata a morte, dissolta dalla durata,
da divinità veloci, cospirata contro quel che è effimero:
in una palude il pathos scava nicchie,
tu sei là. Dove sono le cose? Il fluttuare canta
"il mondo è vecchio, non è vero". Senza la storia
lasciar perdere ora le cose: alla parola, prima che si trasformino in discorsi,
prima o poi al mattino, quando giungono i colori, a casa,
questo si intendeva dire, prati, stagni, ogni vicinanza.


Cosa di questo non è stato ancora detto,
confutato dal dolore: mai rifuggire
dalle frustate, mai essere troppo feriti,
sopportare la festa che intende un volo di libellula.
(Il numero non cambia nessun assassinio, sono gli occhi dei bambini
che esigono un colpo al cuore nel cuore del mondo.)
A tastoni quel che sta davanti agli occhi
gratta indietro in una strada. Così si serve: a questa bellezza,
alla verità prendere il resto,
apparire dove si è, dove si incrociano due strade, sì.
Noi vediamo neve, la pietra riarsa, le cose perse.
Tu ed io, purificati, puliti, allettanti, consuetudine.Wir sehen Zugedecktes und Bewegungen,
die das Glück zerreißen.
Anfang.
Noi vediamo quel che è coperto e movimenti
che lacerano la felicità.
Principio.
DU WOLLTEST EINE WELT


Im Haus, in der dröhenden Rüstung,
befiehlt das Haus, beherrscht den Augenblick,
die Treppen und Wände führen und trennen,
der Hausrat rechtfertigt die Wünsche,
die Uhren des Hauses sind die Zeit,
Silber spiegelt Silber, im Spiegel sich alles.


Gepanzertes Glück, das öffnet und schließt
mit Gardinen und List, es schüttet den Schutz
in seine Grenzen, Botschaft an Botschaft,
und was sich dem Schutz entzieht, ist nicht.
Es schafft die Bewohner, nährt sie, legt sie offen,
in jedem ist jeder durchschaut, die Lust durchleuchtet.


Das Haus bricht den Widerstand, die Aussprache klärt,
Reste verschwinden darin, das Haus tanzt, die Tänzer
sind ohne Namen. Unheimliches macht das Haus heimisch,
es erforscht, es ist sein Ebenbild, ein Haus von Wort,
dem keine Natur kommt, ohne Käfer, Getier, nichts anderes.
Des Nachbarn beraubt setzt das Haus seine Freiheit.


Die Blitze ums Haus treffen das Haus nicht,
die Mannigfaltigkeit der Erde herum, hat den Gedanken
im Haus, den kommenden zubereitet, endgültiges Erbe,
das die Mäuse nicht spielen läßt, es setzt Schweigen.
Das Haus als Herr des Hauses spricht, er gibt Antwort.
Sie springt in die Leier, nach der sich das Lied dreht.


Das Haus sagt "Haus", sonst nichts, es sagt nicht "außer Haus",
es verweist auf keller und Dach, es ist das Ohr,
das sich hört, das sich Glocken gießt, Knäuel für sich."TU VOLEVI UN MONDO"


Nella casa, nell'armatura echeggiante,
la casa comanda, domina l'attimo,
le scale e i muri dirigono e dividono,
le suppellettili difendono i desideri,
gli orologi della casa sono il tempo,
argento specchia argento, nello specchio tutto.


Felicità corazzata, che apre e chiude
con tendine e astuzia, riversa protezione
nei suoi confini, messaggio su messaggio,
e quel che alla protezione si sottrae non è.
Essa crea quelli che vi abitano, li nutre, li svela,
in ognuno ognuno è scrutato, la voglia esaminata.


La casa spezza la resistenza, la linguadomestica purifica,
gli avanzi vi svaniscono, la casa danza, i danzatori
non hanno nome. Quel che è inquietante lo rende consueto,
essa ricerca, è la sua stessa immagine, una casa di parola,
nella quale non giunge la natura, senza insetti, animali, nient'altro.
Derubata del vicino, la casa esalta la sua libertà.


I lampi intorno alla casa non toccano la casa,
la varietà della terra tutt'intorno, ha il pensiero
nella casa, preparata per chi verrà, eredità definitiva,
che non fa giocare i topi, essa impone il silenzio.
La casa parla come signora della casa, dà una risposta.
Salta sulla cetra che governa il canto.


La casa dice "casa", e nient'altro, non dice "fuori casa",
rimanda alla cantina e al tetto, è l'orecchio
che si sente, che fonde campane, groviglio per sé.Es kommt nichts an, das Haus versorgt selbst seine Wahrheit,
sein Sitzflesch. Es will kein Auge zuviel, das Gemäuer
begrenzt die Welt. Die Mühsamen lehnen am Tor.
Nulla arriva, la casa si procura da sé la propria verità,
le sue radici le mette da sola. Non vuole occhi di troppo, le mura
danno confini al mondo. Gli affaticanti si appoggiano alla porta.
LOBGESANG NACH RENÉ CHAR


"Ihr allein rasende Blätter, erfüllt euer Leben",
unseres ist verloren, es gehört der Hand,
dem Weltbesitz, der Zugreift, den Ketten.


Ihr seid aus der Erde, anders gewachsen,
wo ihr begegnet, ihr unberührter,
euer Tägliches ist die lange Zeit,
das Erscheinen, viel Verschiedenes,


strömende Blätter, daß ihr welkt,
vergibt nicht das eine im anderen,
in euch trifft sich der Einklang,
Ruhe und Sturm,
Winter uns Sommer,
Tag und Nacht,
"sich im Massen entzündend".


Uns aus der Mitte zu werfen,
rauscht ihr, wir stürzen schlecht,
falsch gebraucht,
tauschen wir Ewigkeit ein,
die falsche Geschichte,
und werden gemordet.


Ihr seid nach allen Seiten der Tanz,
durch uns hinaus, hindurch,
löst ihr uns ab, euer Wanderzug,
dem wir nicht folgen.


Fortzudenken von uns.
CANTO DI LODE ALLA MANIERA DI RENÉ CHAR


"Voi soltanto, foglie furiose, realizzate la vostra vita",
la nostra è perduta, appartiene alla mano,
al possesso del mondo che allunga la mano, alle catene.


Voi siete di terra, cresciute diversamente
dove il vostro quotidiano, voi caste,
vi incontra è il lungo tempo,
l'apparire, quel che è assai diverso,


foglie vorticose, che voi avvizziate
non perdona l'una nell'altra,
in voi si trova l'armonia,
calma e tempesta,
inverno ed estate,
giorno e notte,
"accendendovi in massa".


Per gettarci fuori dal centro
stormite, noi cadiamo malamente,
usati nel modo sbagliato,
barattiamo l'eternità,
la falsa storia,
e veniamo uccisi.


Voi siete da ogni lato la danza,
attraverso di noi verso fuori, davanti,
ci date il cambio, il vostro corteo mobile
che noi non seguiamo.


Per continuare a pensare di noi.
BEWEGTHEIT EIGENER ART


Dahin ausgedehnt: als Leib.
Der Raum braucht eine Grenze,
in ihm redet jede Welt
und spielt und gibt das Nachspiel
(den Göttern und Maschinen).


Er streckt die Arme, über "sich" hinaus,
die Vögel fliegen mit. Das Feld,
auf dem er geht, kommt ihm entgegen
(der eine Name Tod hat sich dafür bewährt).


Du sagst es mir und sagst, er ist die Stufe,
er kann (sie) überschreiten. Jeweils
seine Stelle, sind alle Stellen
und der Sturz dazu;
in Haß und Elend, Lüge, Krieg
und dem Zugleich der schönen Lust und Schönem.


Was der Leib erleidet, was er verschenkt,
dazwischen ist nichts Dunkles,
das Nächtliche ringsum
reißt die Flucht in einen kurzen Weg
(dem willst du keine Wahrheit lassen).
COMMOZIONE ALLA PROPRIA MANIERA


Esteso di là: come corpo.
Lo spazio necessita di un confine,
in lui parla ogni mondo
e gioca e dà il postludio
(agli dèi e alle macchine).


Lui allunga le braccia, oltre "sé" stesso,
gli uccelli volano insieme. Il campo
sul quale cammina gli viene incontro
(il solo termine morte si è conservato per questo).


Tu mi dici questo e mi dici che è il gradino,
lui può oltrepassar(lo). Di volta in volta
il suo posto, sono tutti i posti
e in più la caduta;
in odio e miseria, menzogna, guerra
e con l'insieme della bella voglia e del bello.


Tra ciò che il corpo soffre e ciò che dona
nulla v'è di oscuro,
quel che di notte si ha intorno
lacera la fuga in un breve sentiero
(al quale tu non vuoi lasciare nessuna verità).
WIE ABER KANN DER MENSCH SO SEIN?


Die Nacht, in den Rissen der Rede,
schweigt abseits, ohne Sichtbarkeit,
der große Rest ist der Name.


Er wendet nichts. Zurechtgerückt
überschätzt ihn das Licht,
fleischgewordene Bisse
reißt er an sich, Köpferollen der Welt.


Die Kehlen sind blutig. Eingesunken
ist das Tor. Die Brust
singt ihr Lied. Der Sturz hinaus
setzte sich selbst: Unglück des Standbilds.


Der Wanderer, sein vorausbewegter Verlust
wartet, der Schatten bewahrt,
die Augenlust überstrahlt ihn,
sie bestraft die alte Erfahrung,


das Entblößte, das schmerzlos Gewordene,
den wohlgeordneten Abschaum, die Bilder.
Sie sezt die Welt aus, Riegel zerreißen,
erstaunt im Begehren, das anderes sucht.
MA COME PUÒ L'UOMO ESSERE QUESTO?


La notte, nelle crepe il discorso,
tace al margine, senza visibilità,
è il nome il grande resto.


Lui non rovescia nulla. Giratosi ad arte
la luce lo sovrastima,
dei morsi divenuti carne
lui se ne impadronisce, voltar le teste del mondo.


Le gole sono insaguinate. Sprofondata
è la porta. Il petto
canta il suo canto. La caduta in fuori
si pose: infelicità della statua.


Il viandante, la sua perdita aspetta commossa
in anticipo, che conserva ombre,
la voglia degli occhi lo eclissa,
punisce la vecchia esperienza,


quel che è messo a nudo, quel che è divenuto indolore,
la schiuma ben ordinata, le immagini.
Lei abbandona il mondo, chiavistelli si spezzano,
stupiti nella brama che cerca altro.
JETZT HIER


Im Zimmer ist Sonne,
eine Blume bleibt,
eine Hand sucht
die Geschichte der anderen.
Die Zeit nimmt uns hin.
Ihr einziger Anspruch.
ORA QUI


Nella stanza c'è il sole,
rimane un fiore,
una mano cerca
la storia dell'altra.
Il tempo ci prende con sé.
La sua unica pretesa.
GEDULD


Das Warten war der Regen,
gesammelt darin die Ständigkeit,
der Anfang, erstes Rauschen, einmal
das Dach davor: der Schutz.


Heute wie damals, was wird kommen?
Immer Sommer, dem Duft geöffnet und dem Sturm,
im Licht erschienen. Und erregt
hingen die Blätter in den Bäumen.


Nachher: geschlagen ist die Schlacht,
die Ernte bitter. Wasser droht, Verdecken.
Die Hast bringt Schnee, die schnelle Zeit,
und durch die Türen geht das Eis.
PAZIENZA


L'attesa era la pioggia,
riunita lì la stabilità,
il principio, primo mormorio, una volta
il tetto davanti: la protezione.


Oggi come allora, cos'è che sta arrivando?
Sempre estate, al profumo aperta e alla tempesta,
apparsa nella luce. Ed eccitate
pendevano le foglie negli alberi.


Dopo: battuta è la battaglia,
amaro il raccolto. L'acqua minaccia, mascherare.
La fretta porta neve, il tempo veloce,
e dalle porte entra il gelo.
ERSCHEINUNG


Draußen sein, dann kein Zurück,
der Sturz geschieht,
ihm zugetan,
löst sich das "Innen" auf.


Das wird kein Weg, kein Raum,
kein goldner Tag,
die Bewegung reißt die Bänder auf,
und Nähe war es nicht,
die näher kam.


Lebendiger war es,
wie nach einem Tod,
die Erde roch,
das Weitere war ausgelöscht.
APPARIZIONE


Essere fuori, poi nessun ritorno,
la caduta accade,
aggiunta a lui,
l' "interiorità" si stempera.


Questo non diviene sentiero, né spazio,
né giorno dorato,
il moto lacera le fasce,
e non era la vicinanza,
che si avvicinava.


Era più vivo,
come dopo una morte,
la terra odorava,
il residuo era cancellato.
SCHÖPFUNG


Der Leib will die Welt,
durch ihn sind Furchen,


aufgerissene Wege
gehen ihn.


Angelockt, zu sehen,
versucht das Auge
den geöffneten Himmel.
Wolkenflüge
zeigen den Raum.


Sie vermehren die Sinne,
sie überstürzen den Leib,
Sichtbarkeit anzunehmen.


Die Begegnung.
CREAZIONE


Il corpo vuole il mondo,
rughe lo attraversano,


strade lacerate
lo percorrono.


Attratto dal vedere
l'occhio cerca
il cielo aperto.
Voli di nuvole
segnano lo spazio.


Moltiplicano i sensi,
precipitano il corpo,
per accettare la visibilità.


L'incontro.
ARNOLD SCHÖNBERG, OP. 37: EIN NATURLIED


Hinaufgetragen zu einem großen
übersteigenden Ton, der übt zu sein.


Es sind die Flammenstücke,
die den Blick zerstören,
Hervorgetretenes im Feuer,
Gewitterformen,
hartgeschliffener Wind,
endgültig das:
das ist der Schrei,
reinster Bau,
dagewesenes wie nie,
hier und immer.


Er ist die Ferne,
zu der er Hinsteigt,
Zeit, eingespielt,
Ereignis, ausgeschlossenes
Drittes, das den
Wanderer mitnimmt.


Er gibt die Antwort,
es hat der Frage nicht bedurft,
der Vorhang riß.


Als Klang ist alles,
dies.
ARNOLD SCHÖNBERG, OP. 37: UN LIED DELLA NATURA


Portato fino ad un grande
tono eccedente che si esercita ad essere.


Sono i frammenti di fiamma
a distruggere lo sguardo,
quel che nel fuoco è scaturito,
forme del tuono,
duro vento affilato,
definitivamente questo:
questo è l'urlo,
purissima costruzione,
esistito come mai,
qui e sempre.


Lui è la lontananza
alla quale ascende,
tempo, studiato,
evento, terzo
escluso che porta
con sé il viandante.


Lui dà la risposta,
non occorreva la domanda,
il sipario lacera.


Come suono è tutto,
questo.
HÖCHSTE EINHEIT


Dem Wasser zugesellt. In einem Sack.
In ihn gefahren, der Raum zu sein.


Er hält die Botscaften feucht,
Körper an Körper. Die Sprache dazu.


Ja, diese Haut, je sie, sie umkreist
sich selbst, und sie trennt, Alleinsein.


Als eines, wer er sagt, sein Blut, der Haut
gehören die Ränder, querliegende Sätze.


Gegen die Bilder. Bild an Bild versucht
sich zu decken, das Nachbild: schäbige Wahrheit.


Der Beckenrand, daran gelehnt, unsere Grenze.
Kein Heil, es ist Luft. Die Erde ist da, Erde.


Wir Köpfe, die nicken, es meint das Lustvollsein,
es stimmt überein; Scheitern ähnlicher Wege.


Als Eis, das Ende, das mitfriert. Die Gelenke
zeigen es, Ruheplätze, gegen die Eile, die Schnecken.


Im Innersten Krähengestalten, sie zerfleddern
das Leben, die Heilung, Schande und Dampf.


Er ist das Vertrauen, der Schleier, die Augenlust.
Die Lust und die Zeit, sie überlisten das Hiersein.
ECCELSA UNITÀ


Accompagnato all'acqua. In un sacco.
Viandante in lui, per essere lo spazio.


Lui mantiene umidi i messaggi,
corpo a corpo. In più la lingua.


Sì, questa pelle, ogni volta lei, lei circonda
se stessa, e divide, solitudine.


Come uno, chi lo dice, il suo sangue, alla pelle
appartengono i margini, frasi diagonali.


Contro le immagini. Immagine per immagine cerca
di coprirsi, la copia: logora verità.


Il bordo del catino, appoggiato ad esso, il nostro confine.
Nessuna salvezza, è l'aria. Ecco la terra, terra.


Noi, teste che annuiamo, intende l'essere bramosi,
è d'accordo; fallimento di sentieri simili.


Come ghiaccio, la fine, che gela insieme. Le articolazioni
lo indicano, luoghi di riposo, contro la fretta, le lumache.


Nelle viscere figure di cornacchie, consumano
la vita, la guarigione, scandalo e vapore.


Lui è la fiducia, il velo, la voglia degli occhi.
La voglia e il tempo, loro ingannano l'esser qui.
AUCH IHR? SO WAHR DIESE ERDE


Wem gehört das Bild, das aus der Hand kam,
das nicht auflösbare Fügen und Öffnen,


den anderen? Vor uns Zusammengestelltes,
Ausdruck, der sich herausgießt?
Daß eine Zelle die andere füllt,
Verbindliches festhält,
erkennen läßt, ein Maß, eine Abart
der Voreiligkeit: Wahrheit?


Daß alle der Schlüssel sind,
der es aufsperrt,
der zugerichtete Schlüssel,
der mit dem Schloß übereinstimmt,
warum diese Macht?


Sich zugewendet das Bild und das Land,
die Sätze und du,
Farbe und Leid, wechselweise
Erde und Licht, sie zeigen,
daß hier ein Ort ist,


verschüttert über die Schwelle,
der Ort, die Sterbenden dort,
die Lust, "die geblieben sind",
die Blumen und du, die Begegnung,
Natur.


Was aus ihr getan ist, rettet sich
und verliert.
Auch ihr? Aufzulösen,ANCHE VOI? COSÌ VERA QUESTA TERRA


A chi appartiene l'immagine che giunse dalla mano,
l'inestricabile congiungere e aprire,


agli altri? Composto davanti a noi,
espressione che deborda?
Che una cellula riempia l'altra,
tenga stretto quel che impegna,
lasci riconoscere, una misura, una sottospecie
dell'avventatezza: verità?


Che tutti siano la chiave
che lo chiude,
la chiave ridotta
che con la serratura si accorda,
perché questo potere?


Consacrate l'immagine e la terra,
le frasi e tu,
colore e dolore, alternativamente
terra e luce, esse mostrano
che qui c'è un luogo,


sparso sulla soglia,
il luogo, là i morenti,
la voglia, "che sono rimasti",
i fiori e tu, l'incontro,
natura.


Ciò che da lei deriva, si salva
e perde.
Anche voi? Scioglierewas den Schrecken verbirgt,
wo ist das heilste, das scheinendste Licht?
Dem Dunklen: die Bilder,
die Sätze dem Klang.
quel che cela lo spavento,
dov'è la santissima luce, la più splendente?
Al buio: le immagini,
le frasi al suono.
VORSATZ


Wir sind da, die Überreste.
Was dieser Welt geschah,
bleibt unsere Welt,
tief eingesessen,
verschmelzen Rest und Macht.


Wir
(in Eisgebirgen, die nicht brechen)
tun es, unerkundet
sind wir, festgestellt,
wir sind getan.
Nichts naht,
wenn alles ist.


So wird diese Erde sein:
Das Licht, das Risse zeigt,
verdunkelt sich in seine Dinge,
der Unterschied, die Farben,
sind verbraucht,
die Wege fortgegangen.


Zu finden sind und angeboten
Abschiedsteile, keine Zeichen,
die das Sehen schaffen, kein Ort,
es fehlt der Ort,
Zugriffe grenzen Gründe ein,
das Maß "auf Erden"
geht im Schwinden weg,
das keine Nähe kennt.
Die Antwort redet ihre Augen leer.
INTENZIONE


Noi siamo qui, i residui.
Quel che accadde a questo mondo,
rimane il nostro mondo,
profondamente autentico,
residuo e potere si fondono.


Siamo noi
(in iceberg che non si spezzano)
a farlo, inesplorati
siamo noi, verificati,
noi veniamo fatti.
Nulla si avvicina,
quando tutto è.


Così sarà questa terra:
la luce che mostra incrinature
si oscura dentro le sue cose,
la differenza, i colori,
sono logori,
i sentieri andati.


Da trovare sono, e offerte,
frazioni di commiato, nessun segno
che crei lo sguardo, nessun luogo,
manca il luogo,
interventi delimitano cause,
la misura "su questa terra"
se ne va nello sventolio
che non conosce vicinanze.
La risposta svuota parlando i loro occhi.
VIERTE FRAGE


Wo bist du? Kein Strich
krümmt sich dir zu, das Erdreich,
in schwarzen Regen versetzt,
schließt dich aus,
kein Baum schützt dich,
Bewegtes ist hingestürzt,
Hügel und Gras.


Die Hände verloren dich,
das Angedenken ist verstreut, dein Blick
fehlt (das Unrecht,
das ihn besessen macht),
erwartet er ein anderes Feuer,
das ihn sieht? Lange haben
die Augen das Falsche gesucht.


Das du fehlst, ist die Nähe,
die Tilgung zeigt dich,
so zeigst du, was selbst nur zeigt,
ohne uns, ohne Erkundung,
der Rand, der abwehrt und zusammenhält.


Das Land! "Bis daß du offen bist",
hält deine Hände, das Wiesenland.
Die Fülle, sie sucht dich,
die Fülle schweigt,
weißt du es? Es ist spät.
QUARTA DOMANDA


Dove sei? Nessuna linea
si china su di te, il regno terrestre,
sospinto nella pioggia nera,
ti esclude,
nessun albero ti protegge,
quel che è animato precipita,
colline ed erba.


Le mani ti persero,
la memoria è dispersa, il tuo sguardo
manca (l'ingiustizia
che lo rende posseduto),
aspetta un altro fuoco
che lo veda? A lungo gli occhi
hanno cercato il falso.


Che tu manchi è la vicinanza,
l'estinzione ti indica,
così tu indichi ciò che indica solo se stesso,
senza di noi, senza esplorazione,
il margine che respinge e mantiene unito.


La terra! "Fino a che tu sia accessibile",
tiene le tue mani, il terreno a prato.
La pienezza, lei ti cerca,
la pienezza tace,
lo sai? È tardi.
FÜNFTE FRAGE


Was ist das Menschenland, das Kind
sucht dieses Land? Kein Kind ist da,
aus welcher Richtung kommt der Weg,
der es hineinführt in das Land?
Das Land ist landvertrieben.


Ist die Lust zu sehen von der Lust
zerstört? Das blaue Augenlicht, der Himmel,
es übt sich keine Welt darin,
das Umverwandeln fehlt, das Bleiben
zeigt den Väterzorn, zu Tode weiß er,
was sich entzieht, es darf nicht sein.


Nichts kommt den Hang herab, die Gräser
waten in das Tal, die tiefe Senke
sammelt ungeschützt die Jahresläufe.
Wie könnte es dich einbeziehen,
dein Sehen üben und das Sehen lassen,
daß sich die Kinderlieder wiederholen?


Was hat deine Hand davon, ihr Hinweis fehlt?
Das unbeschützte Irren, das die Klarheit
will, besiegt dich im Handgemenge,
gibt die Geltung an. Die Hand erwartet,
daß das kind sie führt,
aus diesem Land hinaus.
QUINTA DOMANDA


Cos'è la terra degli uomini, il bambino
cerca questa terra? Nessun bimbo è là,
da che direzione giunge il sentiero
che lo introduce nella terra?
La terra è esiliata.


La voglia di vedere è dalla voglia
distrutta? L'azzurra luce degli occhi, il cielo,
nessun mondo vi si esercita,
manca la trasformazione, il rimanere
indica l'ira dei padri, lui sa a morte
quel che si vieta, questo non può essere.


Nulla discende il pendio, le erbe
guadano nella valle, il profondo vallone
raccoglie indifeso lo scorrere degli anni.
Come potrebbe includerti,
esercitare il tuo guardare e lasciar guardare,
che si ripetano i canti dell'infanzia?


Cosa ne ha la tua mano se manca il suo cenno?
L'errare senza difesa, che vuole
la chiarezza, ti vince nella lotta,
indica il valore. La mano attende
che il bambino la porti
fuori da questa terra.
SECHSTE FRAGE


Gibt es einen Klang in diesen Zeichen?
Ein Bild zu hören, Bildertöne, Schreie?


Es werden keine Flüche sein,
kein Beschwörungssingen, Fluchtgesänge.


Die Zeichen stehen: Landschaft,
von der Hand bewahrt,
erschrocken, daß die Hand nicht ausreicht,
die Erde zu beschützen,
daß sie uns angeht,


die den Schutz entzieht, droht,
was Hand und Erde möglich macht,
dem Gestein zu schenken.
Zurück in keine Zeit.


Erscheint davon die Schrift, der Klang,
was Bild und Schrift und Klang
an Werke bindet, ein lichter Ort,
dem Welt die Welt sein darf?


Das Weiße, unabsehbar ausgedehnte
stellt das Gezeichnete heraus, ein Tor,
durch das man fortgeht, fortgeht
in das noch nie Heimgekehrte.
SESTA DOMANDA


C'è un suono in questi segni?
Un'immagine da udire, toni di immagini, grida?


Non saranno maledizioni,
non canti di giuramento, inni alla fuga.


I segni stanno: paesaggio
serbato dalla mano,
temendo che la mano non sia sufficiente
a difendere la terra,
che ci riguardi,


che vieta la difesa, minaccia
quel che rende possibile mano e terra,
per regalare alla roccia.
Indietro in nessun tempo.


Ne appare la scrittura, il suono,
quel che scrittura e suono e immagine
alle opere lega, un luogo luminoso,
per il quale il mondo possa essere mondo?


Il bianco, imprevedibile estensione
mette in evidenza il disegno, una porta
attraverso la quale procede, va avanti
in quel che mai è tornato a casa.
SIEBTE FRAGE


Nun endlich aus dem Haus getreten,
der erste Schritt hinaus, das Haus ist weg,
es ist kein Haus gewesen, der Zweifel
war es, der sich selbst bestimmen wollte.


Die Bäume stehen fest (wie Steine,
die Augen, krank, suchen den Vergleich,
sie möchten Ruhe, senkrecht bleiben,
was sie sehen, krallen sie an sich)


draußen: die Hände stürzen ins Gesicht,
der zweite Schritt, fortgezogen,
verliert die erste Spur, die Spur ist weg,
der Grund, den Weg zu messen, Blickpunkte
einzubehalten, der Schritt schwingt fort,
die Ferne überrascht die Ständigkeit,
das Enge prüfen und das stellende Verweilen,
die Ferne sammelt, nimmt di e Dinge auf,
das Abendlicht, der Abschied, Rest der Sonne,
dorthin und wann zurück? Die Augen schmerzen.


Was voraus ist, erzeugt den Schmerz,
die Welt, das andere Haus, der hochgewachsene
Wind, er fegt, macht frei, legt Licht,
es kommt die lange Zeit vor jedem Schritt:
dem nahe sein, woher der Weg begegnet,
den Schlehen, Erlen, Käfern, Fliegen, Schmetterlingen,
Hühnergeiern, Eichen, Nadelwäldern,Schwämmen,
grauem Rasen, Steinen, Federn, Krüppelbirken,
Hähern, Zeitlosen, Ruten, Gestrüppen, Wassertropfen,
Wolken, Strömen, Stoppelfeldern,SETTIMA DOMANDA


Ora finalmente uscito dalla casa,
il primo passo fuori, la casa non c'è più,
non è stata una casa, era il dubbio
quello che voleva stabilirsi.


Gli alberi stanno solidi (come pietre,
gli occhi, malati, cercano il confronto,
vogliono tranquillità, rimanere verticali,
quel che vedono lo aggrappano a se stessi)


fuori: le mani piombano sul viso,
il secondo passo, portato avanti,
perde la prima traccia, la traccia non c'è più,
il motivo per misurare il sentiero, punti di vista
da trattenere, il passo risuona oltre,
la lontananza sorprende le fermezza,
provare quel che è stretto e il rimanere che pone,
la lontananza riunisce, prende con sé le cose,
la luce serale, il commiato, residuo del sole,
verso quel luogo e quando indietro? Gli occhi dolgono.


Ciò che è prima produce il dolore,
il mondo, l'altra casa, il vento
che si è alzato, lui spazza, libera, posa la luce,
giunge il lungo tempo davanti ad ogni passo:
essergli vicino, da dove il sentiero incontra
le susine, ontani, insetti, mosche, farfalle,
uccelli rapaci, querce, boschi di aghifoglie, spugne,
grigi prati, pietre, piume, betulle nane,
ghiandaie, colchici, verghe, sterpaglie, gocce d'acqua,
nuvole, correnti, campi di stoppie,die Hände öffnen sich, folgst du den Furchen,
deinem Sehenkönnen, Milderungen, Schritt für Schritt.
le mani si aprono, tu segui i solchi,
il tuo poter-vedere, sollievi, passo per passo.
NUR EINIGEN I


Das Schöne zu lassen, dort,
das Überstürzende. Die Lust,
ohne Macht zu sein, bedrängt:
die Ahnung ohne Ausweg.


Aus dem Wollen hinaus. Tiefer
zu einer anderen Grenze, der Schwung,
der sie findet, ist der Anfang,
das schenkende, unendliche Ende.
SOLO ALCUNI I


Lasciare il bello, là,
quel che precipita. La voglia
di essere senza potere, assediata:
il presagio senza via d'uscita.


Dal volere e oltre. Nel profondo
verso un altro confine, lo slancio
che lo trova è il principio,
la fine che dona, infinita.


NUR EINIGEN II


Das Feuer, in das sie geraten sind,
das Flackern, das sich erzählt,
angeschaut, haben sie wieder.


Die Sonne kommt aus den Blättern,
die Dächer rauschen im wind,
der Tag leuchtet, die Farben, sein Spiel.


Ohne Absturz zu nichts hin
erscheint es und nimmt sie, kein Glück.
Die Wiesen vergessen es schon.
SOLO ALCUNI II


Il fuoco in cui sono caduti,
il tremolio che si racconta,
l'hanno di nuovo osservato.


Il sole arriva dalle foglie,
i tetti mormorano nel vento,
il giorno illumina, i colori, il suo gioco.


Senza caduta verso nulla
esso appare e li prende, nessuna felicità.
I prati già lo dimenticano.


ANNÄHERUNG


In den Bereichen,
die das Grab hat,
ist die Hand machtlos.


Was sie Berührt,
verwehrt der Gewalt: zu besitzen.
Sie überrascht die Blätter
zwischen gegebenem Licht
und der Erde, die alt ist.


Die Haut schreckt zurück,
die Last, das Berühren, warnt. Der Schreck
kennt das Schwere, das Warten, die Ungeduld,
Bilder zu finden.


So zu stürzen ins Gelebte hinaus:
den Anfang fallen, ihn zusammenzuholen,
das Schöne schwebt im Licht,
wie im Wasser. Kein Name
unterbricht die Begegnung. Ohne Grund,
uneinholbar war sie schon.
Und sie trennt, überrascht, als Nähe
und ist für uns verschwunden.
APPROSSIMAZIONE


Negli ambiti
che occupa la tomba
la mano è impotente.


Quel che la tocca
impedisce la violenza: di possedere.
Ella sorprende le foglie
fra la luce data
e la terra, che è vecchia.


La pelle si ritrae spaventata,
il peso, il contatto, ammonisce. Lo spavento
conosce il peso, l'attesa, l'impazienza
di trovare immagini.


Precipitarsi così nel vissuto:
cadere nel principio, radunarlo,
il bello fluttua come nella luce,
come nell'acqua. Nessun nome
interrompe l'incontro. Già esso era
senza motivo, irraggiungibile.
Ed esso divide, sorprende, come vicinanza
ed è per noi svanito.
GEGEN DEN HOHEN TON


"Vieles wird sogar besser getan bei Nächtlicher Kühle":
wenn das Auge freier ist und hinreicht zu dir.


Du bist da. Zwischen uns dehnt der Ort die Begegnung,
Raum macht die Nacht, ein Gelände für uns, gleichermassen für alle.


Wind schiebt Mond und Sterne zusammen, Felsen, Erde und Wald,
steigende Liebe zu dir hin, herausgerissen, draußen bei dir:


"Ich", die Lust der Erfahrung, ein Schrei, der uns will,
laut stößt sich die Enge los, das Netz reißt, der Boden,


Klumpen für Klumpen fließt er ab, die Kugel wird Nachtluft.
Blättergeräusche sind wir, ineinandergeführt, Wanderer.


Unsichtbar, leicht, ohne Schalen sind wir der Ort um uns,
Erde und Schneisen darin, in der Welt sind wir, wir geschehen,


freudig, mit maßlosen Augen, ohne Angesicht, ohne Mauer, kein Schatten
fällt und setzt die Körper, die Lust ist im Eulenflug.


(Wen sie trifft, gehört iher Nähe, wen sie verliert,
Macht schützt ihn, die kältere Nacht, den "Müsahmen" ferner,
abgewandt und schöner als das gepanzerte Licht, der Muskeltrotz,
Leben zu überschwemmen. Dauer des trotzes als Dauer des Tages.)


Du bist die Stimme, flüchtig zu meiner, ins Hören versetzt, zischend
bindet das Ohr weniger Vergängliches, die Luft erschäumt,
an schicht schiebt sich Erinnerung her, aus den offenen Armen
Zukunft, die in den Sträuchern war, über den Hügeln sich dreht, CONTRO IL TONO AULICO


"Molte cose sono fatte meglio nel fresco notturno":
se l'occhio è più libero e giunge fino a te.


Tu sei qui. In mezzo a noi si dilata il luogo dell'incontro,
la notte fa spazio, un terreno per noi, ugualmente per tutti.


Il vento sospinge insieme stelle e luna, rocce, terra e selva,
amore crescente verso di te, strappato, fuori presso di te:


"io", la voglia dell'esperienza, un grido che vuole noi,
rumorosa la gola montana si spinge oltre, la rete si lacera, il suolo


defluisce zolla per zolla, la sfera diviene aria notturna.
Fruscii di foglie siamo, l'un dentro l'altro condotti, viandanti.


Invisibili, leggeri, noi siamo il luogo intorno a noi,
dentro ad esso terra e piste nel bosco, noi siamo nel mondo, noi accadiamo,


gioiosi, con occhi smisurati, senza volto, senza muro, nessuna ombra
cade e stabilisce i corpi, la voglia sta nel volo delle civette.


(Chi lei incontra appartiene alla sua vicinanza, chi lei perde,
la notte lo protegge, la notte più fredda, chi è "faticoso" più distante,
distolto e più bello della luce corazzata, l'ostinazione dei muscoli
di sommergere la vita. Durata dell'ostinazione come durata del giorno.)


Tu sei la voce, fugace verso la mia, spostata nell'ascolto, sibilante,
l'orecchio unisce meno quel che è effimero, l'aria trabocca di spuma,
strato su strato si spinge verso di noi il ricordo, dalle braccia aperte
futuro che era nei cespugli, si volge sopra le colline,wieder dreht, solange es Namen gibt, Schnitte ins Fleisch, diese Namen
halten, "was nicht rascht und braust", was zu uns kommt (Liebe?)


was hoch in den Wolken hängt und den Stein nicht meidet, das Stumme.
Nester brüten den Tod, gegen die Gründe, gegen den Glanz,


Nässe trübt, und sie sickert in uns, hinein in das Wünschen.
Wünsche sind die Bewegungen, Haut an Haut, und die Glut der Grenze.


Wärme! und die Wärme ist blind, sie friert nicht, gesehn haben
möchte sie nicht. das Erglühen/Erscheinen, das dich und mich täuscht,
uns niederzwingt, verfehlt uns. Und wir reden nicht über die Rede
(Wörter entleeren, reinigt den Boden nicht).Deinen Widerstand


höre ich, Nichtseherin. "Bewußtsein, nein", sagst du, "Erregung",
sagst du, und da sind wir zu Hause, vor dem Tag, suche mit mir,


nimm, was sich zusammenballt, das Verlorene, das Leere, daß nichts
recht hat, eine Wendung der Welt über die Welt zu stellen".
di nuovo si volge, finché ci sono nomi, tagli nella carne, trattenere
questi nomi, "quel che non scroscia e non mugghia", quel che giunge a noi (amore?),

quel che sta sospeso alto nelle nuvole e non evita la pietra, quel che è muto.
Nidi covano la morte, contro i motivi, contro lo splendore,


l'umidità offusca e si insinua in noi, fin dentro i desideri.
I desideri sono i movimenti, pelle contro pelle, e l'ardere del confine.


Calore! e il calore è cieco, non gela, non desidera
aver visto. L'infuocarsi/apparire che illude te e me,
ci costringe a cadere, non ci trova. E noi non discorriamo del discorso
(svuotare le parole non pulisce il pavimento). Odo


la tua resistenza, o tu non-indovina. "Coscienza, no", dici, "eccitazione",
dici, "e là siamo a casa, prima del giorno, cerca con me,


prendi quel che si ammucchia, quel che è perso, quel che vuoto, perché nulla
abbia il diritto di porre sopra il mondo una svolta del mondo."
DER DISKURS DER HAUT


Das Unwegsame überdeckt sie,
das sie zeigt, das Weggewordene,
die Haut.


Die Zeichenstatt, daran gekrallt
die Zeichen, die sich wiederholen:
Redeschuld und Gleichgeschautes.


Zu deuten? Nichts, nur Wort und Haut,
ein Aufgeklärtes Hin und Her,
verdorrtes Hier und Noch-einmal.


Sie spannt sich, schrumpft,
wir sind mitgewachsen, das Auge,
Zunge, Licht und das Nachtgeheimnis.


Allein im Ganzen, eingesprengt
der Tanz, der Todgeweihte Eigensinn,
die Pore schließt sich: du?


Die Stimme sucht ihr Flügelpaar,
ist es nicht deine Stimme?
Aus tausend Stimmen, Leid aus Leid.


Trost und Mord zugleich. Das Geäder
schwemmt das feld zusammen, Erde,
Wasser, tränen und das Lippenpaar.


Den Ausweg gibt es nicht, vorüber-
gehend den Zusammenklang: ein Turm,
die Eichen, eingesunkne Dämme.IL DISCORSO DELLA PELLE


Quel che è impervio, che la mostra
la ricopre, quel che è divenuto sentiero,
la pelle.


Il luogo del segno, a cui si afferrano
i segni che si ripetono:
debito del discorso e quel che è guardato insieme.


Da interpretare? Nulla, solo parola e pelle,
un qua e là illuminato,
un qui e ancora-una-volta disseccato.


Si tende, si contrae,
siamo concresciuti, l'occhio,
lingua, luce e il segreto notturno.


Senza nessuno nel tutto, inframmezzata
la danza, l'ostinazione votata alla morte,
il poro si chiude: tu?


La voce cerca il suo paio d'ali,
non è la tua voce?
Da mille voci, dolore da dolore.


Insieme consolazione e assassinio. Le vene
dilavano il campo, terra,
acqua, lacrime e la coppia delle labbra.


Non esiste via di scampo, transi-
toria la consonanza: una torre,
le querce, dighe sprofondate.Das nächste Glück: der Ort, die Grube,
die uns niederhält, die Hoffnung, Rast,
ein Sternenflackern auf dem Hingespannten.


Darunter nichts. Kein Rand. Das Brettspiel
entfaltet Kinderschreie, der Schleier reißt,
die Schreie schieben sich im Schleier fort.
Mehr nicht.
La prossima felicità: il luogo, la fossa
che ci soffoca, la speranza, riposo,
un tremolio di stelle su quel che è teso.


E al di sotto niente. Nessun margine. La scacchiera
dispiega le grida dei bimbi, il velo si lacera,
le grida si spingono oltre nel velo.
Nient'altro.


UM DER WELT WILLEN


Daß es sich einkreisen ließe,
es selber den Kreis zöge, die Augen,
daran gewachsen, Körbe, die sammeln,
begegnungslust, wie sich Dinge zu Dingen
stellen, die Straße liegt, der Berg
die Ebene wegstößt, wie wir zusammengehören,
in wilder Ordnung umherbewegt, daß er sagte,
"mit allen sterblichen das mächtige Schicksal",


der sichtbaren Zeit voraus, vor der Dauer,
vor den Kerben, Maßen, vor allen wahrnehmbaren
Spuren, was den Kreis dehnt und unsichtbar
bleibt, Es, der Ruck, der die Suche treibt
nach ihm, nach dem Unterschied, in den
die Welt aufgeht: darin zerreißt das Spätere
die ganze Umarmung, das Spiel in Kriege und Blut,
in Gründe, die Verlorene zwingen, die entzweite
Nachträglichkeit, Herrscher streiten, Hände
und Kopf setzen die Zäune: zu fangen.


Das Tal ist leer, darüber faltet der himmel
die Jahre, die Bäume und Sträucher nehmen sie an,
das Geröll glänzt, Bruchstellen verschwinden,
das Grün vielleicht, es könnte zu allem gehören,
im Tal ist alles: das Wenige, schon die Schatten
sind fremd, hineingeraten, nicht brauchbar,
gesehen zu werden. Wer sieht das Tal?
Du fehlst, es fehlen "die Scharen", der Kreis
verliert sich in verstohlenen Bildern, die Rede
hält nichts. Auch die Tiere sind fort. Gestein
ist das älteste. In seiner Tiefe ist Stille.
PER LA CARITÁ DEL MONDO


Che esso si lasci accerchiare,
che ruoti da sé il cerchio, gli occhi
cresciuti sopra, canestri che raccolgono,
voglia di incontro, cosa pensano le cose
delle cose, c'è la strada, il monte
respinge il piano, quanto siamo simili,
in ordine incontrollato mosso qua e là, poiché lui disse
"con tutti i mortali il potente destino",


il tempo visibile prima, davanti alla durata,
davanti all'incisione, misure, davanti a tutte le tracce
percepibili, quel che dilata il cerchio e rimane
invisibile, Esso, la scossa che sospinge la ricerca
di lui, della differenza in cui
il mondo sorge: quel che è tardivo lacera dentro
l'intero abbraccio, il gioco in guerre e sangue,
in motivi che costringono quel che è perduto,
la posteriorità divisa, dominatori contendono, mani
e testa erigono steccati: per catturare.


La valle è vuota, sopra di lei il cielo corruga
gli anni, gli alberi e i cespugli li accolgono,
i detriti brillano, svaniscono punti di rottura,
forse il verde, potrebbe appartenere a tutto,
nella valle è tutto: il poco, già le ombre
sono estranee, capitate per caso, non utilizzabili
per essere viste. Chi vede la valle?
Tu manchi , mancano "gli stormi", il cerchio
si perde in immagini rubate, il discorso
non trattiene nulla. Anche gli animali non ci sono più. La roccia
è la cosa primigenia. Nella sua profondità c'è quiete.
NACH-RUF


Was du im Zimmer
hinterlassen hast,
schlägt nicht die Augen auf:
die Cola-Flasche, halbgeleert,
ist sie für sich entzweit?


Sie ist die Flucht, die Hast,
umgriffen von Abschied über uns,
den Türmen, die uns schicken
und zerstören. Windfahnen zeigen,
daß nichts es selber ist.


Die neue Frau im Zimmer
rückt einiges zurecht,
als sei sie "die Frau",
sie sagt, "so muß es sein,
so mag ich es".


Die Flasche kommt zu den Flaschen.
Wo bist du? Sie suchen dich,
(mein) Glück an dir zu widerrufen.
GRIDO POSTUMO


Quel che hai lasciato
dietro di te nella stanza
non spalanca gli occhi:
la bottiglia di Cola, semivuota,
è divisa per sé?


Lei è la fuga, la fretta,
afferrata dal commiato che ci sovrasta,
dalle torri che ci inviano
e ci distruggono. Banderuole mostrano
che niente è se stesso.


La nuova donna nella stanza
rimette in ordine qualcosa,
come se fosse "la donna",
lei dice "così dev'essere,
così mi piace".


La bottiglia va con le bottiglie.
Dove sei? Ti cercano,
per revocarti la (mia) felicità.
WELTERZEUGUNG


Ein Paar Schuhe blieb von dir Zurück.
(Die Täuschung, die das Bleiben nennt!)


Was jetzt nicht ist, sind diese Schuhe,
als Rest, ein Kommendes, vielleicht.


Ihr Leder fängt die Leere ein,
als sei der Raum herum erfüllt,
getrennt von ihnen: die Schuhe
zeigen die Leere und verlassen sie.


Die Schleife weiter ist der Abschied,
ein Gehen dorthin, wo er bezwungen ist.


Wie schnell das eine das andere braucht,
(als löschte eine Ebene den Schmerz
der anderen. Nein: der Gott)


und das anstelle deines Fußes.
PRODUZIONE DI MONDO


Di te rimangono un paio di scarpe.
(L'illusione che nomina il rimanere!)


Quel che adesso non è sono queste scarpe,
come residuo, qualcosa che verrà, forse.


La loro pelle cattura il vuoto,
come se lo spazio intorno fosse colmato,
diviso da loro: le scarpe
mostrano il vuoto e lo abbandonano.


Il nodo oltre è il commiato,
un andare verso dove esso è domato.


Quanto in fretta uno ha bisogno dell'altro,
(come se una pianura cancellasse il dolore
dell'altra. No: il dio)


e questo al posto del tuo piede.
TRANSZENDIEREN


Sie sind eins,
Zahnfleisch, Zähne, die Lippen
und der rote Lachs.


Du nimmst in Beißen die Verführung an
zu überführen, den Widerstand
aufzuheben im Geschmack,
Welt überschüttet die Empfindung.


"Pfeffer auf der Zungenmitte,
Unerbittliches, in sanfter Butter
aufgehoben, einmal nicht zu trennen,
wenn eins ins andre übergeht", sagst du,
"Scharfes, Salz, und zart das Saure."


Ich sehe das Einlösbare. Es erscheint
im Muskelspiel der Wangen, im Augenblick,
da der Gedanke in die Speise kommt und
das dir Versprochene, über Zutaten hinaus,
das Neue ist: vergänglich und im zweiten
Bissen wiederholt (die Beständigkeit der Dauer).


Der Genuß bewegt dich, du nimmst teil
an ihm, wie die Schmerzen Schmerzen aller sind,
das Schmecken nimmt dich an seine Seite.


Du trinkst den Wein wie Wind dazu. Der Rest
der Austernsauce siegt in deinem Augen;
so einfach ist, was alle ist, mit uns.
TRASCENDERE


Sono una cosa sola
gengive, denti, le labbra
e il salmone rosso.


Tu accetti a morsi la seduzione
di portare dall'altra parte, di elevare
la resistenza nel gusto,
il mondo ricolma la sensazione.


"Pepe sulla lingua,
l'inesorabile, compensato
nel tenero burro, per una volta non da separare
se uno finisce nell'altro", dici,
"piccante, salato e delicato l'acidulo."


Io vedo quel che è riscattabile. Appare
nel gioco muscolare delle guance, nell'attimo,
poiché il pensiero giunge nella pietanza e
quel che ti è stato promesso, al di là degli ingredienti,
è il nuovo: effimero e al secondo
morso ripetuto (la stabilità della durata).


È il piacere a muoverti, tu ne partecipi,
come i dolori sono dolori di tutti,
il gustare ti prende dalla sua parte.


Insieme bevi vino come vento. Quel che resta
della salsa di ostriche vince nei tuoi occhi;
così semplice è tutto quello che è, con noi.
STAUNEN


Was ist der Tag, daß du an ihn denkst?
Er ist menschenleer. Zu Füßen
das Dunkeln der Blätter. Ein Spiel.


Du aber bleibst, die du bist. Und
dir ist ein Tag zu viel, zur Rechten
ist der Name des Schmerzens, ein Wort.


Es gibt einen Sturz, die Gedanken
überleben ihn nie. Und es ist kein Maß,
es ist Abend, das siehst du, ein Abend.
STUPORE


Cos'è il giorno, perché tu vi pensi?
È deserto di uomini. Ai piedi
l'oscurità delle foglie. Un gioco.


Ma tu rimani quella che sei. E
per te è troppo un giorno, per i diritti
è il nome del dolore, una parola.


C'è un crollo, mai i pensieri
gli sopravvivono. E non c'è alcuna misura,
è sera, lo vedi, una sera.
EPIGRAMM


Dir gibt das Verweilen Sanftmut,
sie ist die Überraschung der Strenge,
die nichts bleiben läßt.
Du bist, was du verlierst,
was dir niemand bestimmen darf.


Das seit Anbeginn Gelebte,
wir sind es ganz und der Teil davon.
Das dunkelgrüne Kamelienblatt
in deiner Hand übersetzt sich selbst:
Das Blatt bist du, vergiß die Blüte.
EPIGRAMMA


Il soffermarti ti dona mansuetudine,
la sorpresa del rigore
che nulla lascia rimanere.
Tu sei quel che perdi,
ciò che a nessuno determinare è lecito.


Quel che fin dal principio si è vissuto,
noi lo siamo interamente e in parte.
La foglia verde scuro di camelia
traduce se stessa nella tua mano:
la foglia sei tu, dimentica il fiore.
RAST


"Der faule Fleck", das Bett, von dem aus
nichts erkannt wird um der Erkenntnis Willen,
es schützt die Ruhe, die Dinge wälzen sich,
keiner zieht das wilde Fell von ihnen.


In dieser willenlosen Grube überschläfst
du den kalten Traum, der Grund die Gründe,
du drückst ihre Augen zu, so tief hinein,
in nichts, die Muskel reißen, Welt kommt
näher, du lachst, und ist nicht angeeignet.


Es läßt die Welt (das Bett), die Lust
in einem Rechteck mit dem Tod sein,
Lust und Tod locken die Gedanken heim,
die runden, die in Regeln kreisen,
Räder bersten, die Hände blühen.
QUIETE


"La zona pigra", il letto, per conto del quale
nulla viene riconosciuto per carità della conoscenza,
protegge la quiete, le cose si rigirano,
nessuno tira a sé il loro manto selvatico.


In questa fossa apatica dormi sopra
ai freddi sogni, il motivo i motivi,
premendo chiudi i loro occhi, così profondamente,
in nulla, i muscoli si strappano, il mondo giunge
più vicino, tu ridi, e non è usurpato.


Esso lascia esistere il mondo (il letto),
la voglia in un rettangolo con la morte,
voglia e morte adescano i pensieri,
le ruote rotonde che girano nelle regole
si spaccano, le mani fioriscono.


PETRARCAS GRAB


Der Raub zeigt das Leere, der Armraub,
des Dichters Arm. Sein Schriftzug
wiederholt nicht, die Erinnerung vermehrt
die Dunkelheit: das Zeitalter,
die nach innen stürzende Grenze,
ist seine Not, Laura, die liebt.


Was rettet sie, die zusieht und leidet?
Das Erstaunen verbirgt sich, unzeitig nah,
darin der geraubte Rest, Laura, das Neue,
der Berg, der Wind, die Voraussicht der Welt.
Vor der Scheu, es dem Auge anzuvertrauen.
LA TOMBA DI PETRARCA


La rapina mostra il vuoto, il furto del braccio,
il braccio del poeta. La sua scrittura
non ripete, il ricordo aumenta
l'oscurità: l'era,
il confine che crolla verso l'interno,
è la sua necessità, Laura, che ama.


Cosa salva lei, che sta a guardare e soffre?
Lo stupore si cela, troppo presto vicino,
dentro c'è il residuo rubato, Laura, il nuovo,
il monte, il vento, la previsione del mondo.
Davanti al timore di affidarlo all'occhio.


DEM DASEIN IST DER SINN EIGEN, DER SICH SELBST MEHRT


für Georg Janoska


(Heraklit, Frag. 115)
1
Wir können nicht zum Schweigen bringen,
wer wir sind.
Es ist ein heller Kreis,
der um uns brennt.
(Sind wir der Kreis?)
Der Kreis verstärkt das Dunkle
außerhalb des Kreises:
dieses selbstgerechte Licht der Mitte,
das sich selber ins Verbrennen lockt,
dazu die Käfer, Mücken, Schmetterlinge,
der Aschenteil, der Macht hat,
wenn alles Asche wird.


2
Der große Schrei, das Voraus,
das Feld, das keine Mitte kennt:
darüber her versuchen falsche Sterne,
den Weg zu biegen, Ketten
zerschlagen ihn, seinen Anfang und sein Ziel.
Die Rache: daß der Weg gehorchen muß.


3
Die Gründe, die es dem Schmerz verbieten,
früher zu sein, ein Vorfeld,
das erwartet, nichts erklärt.
Das Aufgeschürfte spiegelt, daß es offen ist.
Die Gründe ziehen Grenzen.
DELL'ESISTENZA È PROPRIO IL LOGOS CHE SE STESSO INCREMENTA
per Georg Janoska


(Eraclito, framm. 115)
1
Non possiamo ridurre al silenzio
chi siamo.
È un cerchio luminoso,
che arde intorno a noi.
(Siamo noi il cerchio?)
Il cerchio accentua l'oscurità
al di fuori del cerchio:
questa luce del centro piena di sé,
che adesca se stessa nell'ardere,
e poi gli insetti, moscerini, farfalle,
la parte della cenere che ha potere
quando tutto si fa cenere.


2
Il grande grido, il prima,
il campo che non conosce centro:
da sopra stelle false cercano
di piegare il sentiero, catene
lo smembrano, il suo inizio e la sua meta.
La vendetta: che il sentiero debba obbedire.


3
I motivi che vietano al dolore
di essere precoce, un campo antistante,
che attende, che nulla spiega.
Quel che è escoriato rispecchia il suo essere aperto.
I motivi attraggono i confini.4
In ihnen übt sich das Auge, nach dem maß:
sich richten nach, betrogen um die Freiheit,
um den Schwung, die Buße dafür,
daß es die Nähe will, daß sie
zugleich im Angeschauten und in dem,
was das Erscheinen holt, auch Anteil hat.


5
Das Ganze war der Horizont, der Bogen.
Der Teil, ins selbst zertrümmert,
vergilt es mit der Schuld (dem Kalten Maul),
das Opfer "heilt" die Ränder nicht.
Was innen blutet, holt nichts heim,
was draußen bleibt, ist nicht entkommen.
Der Ort ist leer. Das ist das "Ich".


6
Der Wunsch ist tief. Vor unsren Augen
liegt ein Rest. Dann sieht ein traum
die Spuren, keine Zeichen. Wer schläft,
ist um den Vorsprung nicht betrogen,
den die Bilder ins Verborgene haben.


7
Wenn es einmal Zeichen waren: an ihnen
hing das Licht. Und Licht an Licht
brachte uns ans Meer, die Hügel
rückten näher. Es ging die Welt mit,
Gärten, Teiche, Wein und Freunde.
Das Vertrauen, aufgeregt, schonte den Feind.
4
In essi si esercita l'occhio, a seconda della misura:
regolarsi secondo, ingannati sulla libertà,
sullo slancio, la penitenza
perché vuole la vicinanza, perché lei
ha anche parte in ciò che è guardato
e in ciò che porta l'apparire.


5
L'intero era l'orizzonte, l'arco.
La parte, nel sé frantumata,
lo contraccambia con il debito (col freddo muso),
la vittima non "guarisce" i margini.
Quel che dentro sanguina non porta nulla a casa,
quel che rimane fuori non è sfuggito.
Il luogo è vuoto. Questo è l' "Io".


6
Il desiderio è profondo. Davanti ai nostri occhi
rimane un residuo. Allora un sogno vede
le tracce, non segni. Chi dorme
non è ingannato sulla sporgenza
che le immagini hanno in ciò che è celato.


7
Se una volta erano segni: su loro
stava sospesa la luce. E luce su luce
ci portava al mare, le colline
si avvicinavano. Insieme andava il mondo,
giardini, stagni, vino e amici.
Il fidarsi, irrequieto, risparmiò il nemico.
8
Bleiben betrügt das Abschiedsnehmen. Verluste
sagen der Zeit die Namen. Das Namensagen
ist die Zeit, wenn sie vergeht. Die Ferne wartet:
Die vollgeräumte Welt heißt Ungeduld:
die Wahrheit, die der Zeit entkommen will.


9
Das Abseits aufzusuchen, die stille Erde:
der Eulenflug zieht die Dämmerung an sich,
der Farbenstreit der Wege, der Horizont
zerfällt in Grau, ereignislos, der kalte Blick.


10
An welchen Ort ist unser Leib gewachsen,
die Dinge, die das Aug erschufen, welchen
Nachklang haben sie in uns? Der Ort erzählt
und nennt uns mit: daß er uns umgibt
und wie aus nichts zusammenrückt!


11
Was reicht davon her? Wer ist mitberührt?
Die Wörter greifen nicht, nichts ist mitgetragen,
wie nach Wind gehascht, das Fremde widersteht,
daß einige den Weg betreten, hält das Licht.


12
Und wir begegnen uns, weil wir verlassen sind,
aus uns vertrieben, aus dem Welteingang,
aus dem Schrecken, sein zu müssen, aus der dunkleren Freude.
Freigelassen lernen wie es sehen, die Freundschaft,
die an ihre Spiele andere Spiele bringt.
8
Rimanere inganna il prendere commiato. Perdite
dicono al tempo i nomi. Il dire i nomi
è il tempo, se passa. La lontananza attende:
il mondo del tutto svuotato si chiama impazienza:
la verità che vuole sfuggire al tempo.


9
Cercare l'al-di-qua, la quieta terra:
il volo delle civette attira a sé il crepuscolo,
la contesa dei colori, i sentieri, l'orizzonte
si stempera nel grigio, senza avvenimenti, il freddo sguardo.


10
In quale luogo è cresciuto il nostro corpo,
le cose che crearono l'occhio, quale
risonanza hanno in noi? Il luogo racconta
e ci nomina con sé: che ci circonda
e come a nulla si stringe!


11
Cosa basta di tutto questo? Chi ne è toccato?
Le parole non fanno presa, nulla è condiviso,
come ad afferrare il vento, quel che è estraneo non vuole
che alcuni si mettano sul sentiero, trattiene la luce.


12
E noi ci incontriamo, perché siamo abbandonati,
scacciati da noi, dall'entrata nel mondo,
dallo spavento di dover essere, dalla gioia più oscura.
Rimessi in libertà impariamo a vedere, l'amicizia
che ai suoi giochi altri giochi aggiunge.
TODESSTÜCK


Was stehenblieb und seither ist,
wie es gewesen war: in Füreinander,
die grüne Flasche, Gewürze, Brot,
die Gläser, das geselchte Fleisch,
finstergrün das Öl.


Die Frau ist Tot. Ich sehe den Tod.
Alles in Raum ist dieser Tod,
die abgetretenen Schwelle ist der Tod.
Durchs Fenster: Licht. Durchs fensterlose
verschlüpfte sich die Frau (vor ihrer Rast).
Und wer den Raum betritt, betritt den Tod.


Der Garten überwachst. Was ihr gehörte,
ist verarmt, an sich geworden,
ohne ihre Hand ein Rest,
kein Blick darin, ein Erbstück,
schamlos anheimgefallen.
Das Glückgefühl der Neuen war ihr Last.


Die Fliegen halten noch die Treue.
Ihr Sausen kreist die leere Stelle ein,
der Ort stürzt ein, Hinterbliebenes
schiebt sich vom Licht zum Schatten,
mehr Erde nimmt der Himmel,
was sie an ihn gerichtet hat.
PIÈCE FUNEBRE


Quel che rimase e da allora è
come era stato: nell'uno-per-l'altro,
la bottiglia verde, spezie, pane,
i bicchieri, la carne affumicata,
verde scuro l'olio.


La donna è morta. Io vedo la morte.
Tutto nella stanza è questa morte,
la soglia consunta dai passi è la morte.
Attraverso la finestra: luce. Attraverso quel che non ha finestre
si infilava la donna (prima del riposo).
E chi si inoltra nella stanza, si inoltra nella morte.


Il giardino si ricopre di verde. Quel che le
apparteneva è impoverito, divenuto in sé,
senza la sua mano, un residuo,
nessuno sguardo vi sta dentro, un oggetto dell'eredità,
senza vergogna toccato a qualcuno.
Il carico di lei era sentimento di felicità del nuovo.


Ancora sono fedeli le mosche.
Il loro ronzio circonda il punto vuoto,
il luogo crolla, quel che è sopravvissuto
si sposta dalla luce all'ombra,
più terra prende al cielo
quel che lei a lui ha rivolto.


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